Ieri al tg hanno dedicato uno spazio al ritorno dell’ uso della penna nello scrivere tra i giovani, dopo che per anni è stata accantonata a favore di PC e cellulari.
Ebbene sí, c’è un rumore che avevamo dimenticato: quello della punta della penna che sfiora la carta.
Un suono sottile che però riempie la stanza più di qualsiasi notifica.
È il rumore di chi torna a scrivere a mano, come se stesse recuperando un pezzo di sé lasciato indietro in una corsa troppo lunga.
Per anni abbiamo creduto che la penna fosse un oggetto superato, un soprammobile sentimentale. Poi, ecco, è tornata. È tornata nelle borse, sulle scrivanie e tra le dita. È tornata perché il digitale ci ha dato tutto tranne una cosa e cioè la sensazione di esserci davvero. Perché scrivere a mano è un gesto che pesa
La penna non perdona la fretta.
Ti costringe a rallentare, a scegliere le parole come si scelgono i frutti migliori toccandoli, scartandoli. Ogni frase è un piccolo rischio, perché non puoi cancellarla senza lasciare una cicatrice.
E allora ci pensi. La scrittura digitale è come un lampo perché arriva, si consuma e puff scompare. Quella a mano è un’impronta che resta. Che ti guarda e ti chiede conto di ciò che hai scritto. Un foglio ha margini, ha dei confini come un terreno, ha spazi bianchi che ti osservano. Ha un odore che cambia con il tempo, un bordo che si piega, io ne ho fatto migliaia di ” orecchie” ai miei quaderni e una macchia sul foglio diventa parte della storia.
È quasi un oggetto vivo.
Forse è per questo che tanti tornano ai taccuini: non per nostalgia, ma per presenza. Perché la carta non scorre via. Non si aggiorna. Non si spegne. La mano che scrive con la penna pensa in un altro modo
Perché quando scrivi a mano, il pensiero non corre, cammina. E nel camminare vede cose che la velocità non permette. Le idee e le emozioni trovano una forma più sincera.
È un pensiero che sa che anche un errore è parte del paesaggio sul foglio.
In un mondo che ci vuole rapidi, leggeri, la penna è un modo per dire: sono qui, sto pensando, sto scegliendo.
È un gesto antico che ora torna di nuovo, come tutte le cose che non hanno mai smesso di essere necessarie.
Forse non torneremo a scrivere lettere ogni giorno, forse non riempiremo diari come facevamo da ragazzi.
Ma ogni volta che prendiamo una penna in mano, ricordiamo che le parole non sono solo informazioni ma emozioni.
E per capirle davvero, a volte dobbiamo sentirle scorrere tra le dita.
Angela Amendola






