Erano gli anni della contestazione giovanile, il mondo dei giovani si confrontava con quello degli adulti.

La cultura nelle sue varie manifestazioni veniva osteggiata proprio dai giovani che proponevano alternative ai consueti sistemi.

L’ideologia marxista e leninista, i riflessi della rivoluzione cinese, la guerra del Vietnam, l’obiezione di coscienza, la dittatura cilena, i blocchi imperialisti e la guerra fredda, ha investito la gioventù degli anni ’70.

Anche la musica non restò fuori da questo fermento che attraversava il mondo intero.

Gran parte delle masse giovanili era politicizzata, due enormi blocchi si contrapponevano, la sinistra extra parlamentare e la destra anch’essa con ramificazioni estremiste.

Nelle fila degli studenti e operai appartenenti alla sinistra estrema, era radicata l’idea che la musica doveva essere fruibile senza eccessiva spesa, perchè il cantautore era considerato un artista al servizio del popolo, di cui ne cantava le vicissitudini.

Su queste premesse fu avanzata l’idea che i concerti fossero completamente gratuiti.

La battaglia era rivolta ai cantautori di sinistra che non facevano azioni di reale militanza politica.

Fra le vittime, oltre ad artisti come Antonello Venditti, anche nomi internazionali come Led Zeppelin, Lou Reed e Santana.

Il clima degli anni di piombo si traduceva così nel mondo dello spettacolo.

Ci sono stati degli episodi a proposito, il più conosciuto è stato quello del Palalido, a Milano.

Il 2 Aprile del 1976 migliaia di ragazzi si presentarono al palazzetto per la seconda data del tour di Francesco De Gregori che accompagnava l’uscita dell’album “Buffalo Bill“.

L’organizzazione, alle 21 aveva aperto le porte a tutti i rimasti fuori che facevano una certa ressa.

C’era tensione e si intuiva che qualcosa sarebbe scattato.

A Pavia, alla prima data del tour già si erano verificati scontri e proteste per il prezzo del biglietto 1500 lire, contro De Gregori.

Dopo qualche minuto di canzoni, i contestatori salgono sul palco, lanciando insulti a De Gregori.

Il concerto ricomincia, ma la situazione è tesa.

Finito il concerto, il cantante torna subito nel camerino, dove però sarà raggiunto da ragazzi che lo minacciano: “esci, torna sul palco a parlare con noi o sfasciamo tutto“.

Trascinato sul palco, De Gregori viene sottoposto a “processo politico“.

Gli vengono rivolte accuse e domande del tipo “quanto hai preso stasera?“, “Se sei un compagno, non a parole ma a fatti, lascia qui l’incasso“.

Quella serata si concluse tra ragazze che piangevano, motti del tipo: “la rivoluzione non si fa con la musica” e “vai a fare l’operaio e suona la sera a casa tua“.

De Gregori, commentò : “Non canterò mai più in pubblico”…

Il tour di “Buffalo Bill” venne annullato e De Gregori, sparì dalle scene per un anno e mezzo.

Fu Dalla a convincerlo a suonare insieme in “Banana Republic” e ricominciare a suonare dal vivo negli stadi, dove però il pubblico poteva stare solo sulle gradinate e non nella platea, a distanza.

Ma che colpa aveva De Gregori?

Perché gli autonomi ce l’avevano così tanto con lui?

Era il periodo a determinare quei comportamenti così opinabili.

Era il contesto storico e ideologico che induceva verso azioni così.

Veniva imputato a De Gregori di non essere diventato alfiere di ciò che lui cantava e di essere diventato come la massa.concerti diventano così teatro di violenza, costringendo spesso le Forze dell’Ordine all’intervento.

Questo periodo, ricordato da molti come ‘la guerra dei Palasport‘, provocherà, per alcuni anni, l’allontanamento di numerosi artisti stranieri dall’Italia.

Anche i ROCKETS non furono risparmiati da questa ‘pratica‘ e durante i concerti subirono le contestazioni di chi non voleva pagare il biglietto, come il 28 novembre del 1977 al Teatro Tendastrisce di Roma o il 25 novembre del 1978 al Palalido di Milano, in cui furono fatti anche bersaglio del lancio di oggetti come sassi, sedili in plastica o legno che venivano staccati dalle gradinate, o altro.

Incidenti di questo tipo successero quindi in più di una occasione, costringendo i musicisti a fughe con la sospensione del concerto.

Simona Bagnato

 

Articolo precedenteIl trucco
Articolo successivo“Ti amavo” di Maurizio Gimigliano
Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui