Entrò Carla; aveva indossato un vestitino di lanetta marrone con la gonna così corta, che bastò quel movimento di chiudere l’uscio per fargliela salire di un buon palmo sopra le pieghe lente che le facevano le calze intorno alle gambe; ma ella non se ne accorse e si avanzò con precauzione guardando misteriosamente davanti a sé, dinoccolata e malsicura; una sola lampada era accesa e illuminava le ginocchia di Leo seduto sul divano; un’oscurità grigia avvolgeva il resto del salotto. Mamma sta vestendosi – ella disse avvicinandosi – e verrà giù tra poco”.

(Gli indifferenti)

Il primo romanzo di Alberto Moravia, pubblicato nel 1929 all’età di ventidue anni, costituisce il ritratto in modo impietoso di una famiglia della borghesia romana, negli anni del fascismo.

Il nucleo familiare è costituito dalla madre Mariagrazia, vedova da tempo, e dai suoi figli poco più che ventenni, Michele e Carla.

Un tempo facoltosi, gli Ardengo continuano a vivere di rendita pur non potendoselo più permettere, gli affari di casa sono stati affidati da Mariagrazia al suo amante Leo, arrivista privo di scrupoli che vive amministrando le rendite proprie e quelle degli Ardengo.

Il suo obiettivo è quello di condurre sul lastrico la famiglia sulle cui spalle vive.

Tema principale del libro è la rappresentazione della borghesia nel momento della decadenza nel passaggio da un’epoca all’altra, con tutti i suoi più grandi difetti e cioè la superficialità, le ipocrisie e la menzogna.

Chi è descritto nel libro sono “indifferenti” di fronte alla vita, sono degli inetti incapaci di agire ma solo in grado di subire passivamente ciò che accade.

La famiglia viene descritta quale falsa, convenzionale, menzognera, illusoria, di facciata, di apparenza.

Meschinità e ipocrisie sono all’ordine del giorno, diventano le costanti con cui convivere.

Moravia come sappiamo tutti, fu uno scrittore pessimista e realista, il primo è nell’essenza delle sue opere, e l’altro nella scrittura.

Moravia senza illusioni, constata che soltanto quello volgare, sgradevole e grottesco può riflettere il vero volto del mondo e la società in rovina.

Il suo primo romanzo “Gli indifferenti” è senza dubbio un romanzo importantissimo.

La sua importanza sta prima di tutto nel  tema che è nuovo.

La decadenza del mondo borghese e il crollo dei valori morali in una società ancora non cosciente di quanto accade.

Moravia ha aperto in questo modo un gruppo di temi come indifferenza, sessualità, noia, esistenza sui quali fonderà tutta la sua opera seguente.

Io ho amato questo romanzo letto all’età di 17 anni in un dei viaggi di ritorno da Roma, in treno quando i 700 km di distanza dal mio paese si percorrevano in 7 ore e non in 3 come ora.

Mi sono appassionata alle loro vicende, ai pensieri di Michele e ai suoi calcoli nel trovare il giusto comportamento in ogni situazione, al desiderio di cambiamento di Carla e dove questo ha portato, ai sogni perduti di Lisa, di Maria Grazia e alle loro speranze mal riposte.

Mi è sembrato di vivere dentro uno spettacolo, di seguire le vicende da ambiente ad ambiente, entrare nei pensieri di ogni personaggio…

Lo stile ha facilitato e stimolato la mia “avida” lettura, portandomi in poco tempo sul finale, leggere non è mai una perdita di tempo.

Simona Bagnato

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