Blogger per un giorno” continua con Mariella Pansera

Frammenti di pensieri

“Ed è l’amore che ci traghetterà verso la Vita”

Sono giorni “strani” questi che stiamo vivendo adesso, in un’atmosfera irreale, carica di tristezza, di dolore, di inquietudini senza nome, segregati tra mura domestiche, sicuramente amiche, ma vissute in condizione forzata, senza la leggera o, comunque, rassicurante normalità del quotidiano, immersi in un silenzio esterno che fa rumore e ci rende fragili ed inquieti.

Si vive, cercando di porre un diaframma tra noi e l’esterno, proteggendoci come possiamo, dall’assalto delle notizie e concedendoci squarci di assenza emotiva dal mostro che sta ingoiando vite umane e serenità, regalandoci un gran senso di precarietà, incertezze in tutti gli ambiti del vivere e tanta solitudine, anche in una vita “virtualmente” affollata e piena di voci che si rincorrono.

Eppure, anche in questi momenti, l’uomo sembra conservare, integra e rovinosa, le sue rabbie “antiche”, lati di un carattere violento, facile alla sopraffazione ed al dilagare, senza argini di contenimento.

Anzi la costrizione forzata a non lasciare la propria dimora sembra far divampare incendi che si accendono dal nulla, sulle braci accese di vecchi e mai risolti disaccordi familiari e coniugali, quelli che, forse, si riescono a nascondere tra le pareti domestiche in tempi normali, grazie al sacrificio di donne e mogli, che coprono le violenze, le minimizzano, le sopportano per non rompere gli equilibri familiari, per il bene dei figli, per far fronte a convenzioni sociali, perché gli altri non sappiano…

Anche in questo periodo di emergenza sanitaria e di quarantena, si registrano episodi gravissimi di violenza, alcuni dei quali sfociati in drammi che allungano la catena del femminicidio.

Ma può una situazione difficile e costrittiva degenerare al punto di spegnere la vita umana?

Si parla di raptus, ma è difficile che un gesto così brutale, così estremo non abbia radici nel vissuto di una coppia, radici sottili, piccole, che si allungano, si irrobustiscono, diventano pervasive, spesso celate da fasi intermittenti, in cui si alternano momenti di aggressività esplicita, ad altri in cui si esternano richieste di perdono, grida che scuotano le pareti e calma piatta dei rientri in sé.

E poi… altro, tanto altro, comminato sottovoce, spacciato per gelosia, momenti problematici, perdita di stabilità economica e di lavoro, momenti di tensione.

Tutti giustificati, compresi, ricondotti alla normalità dalle vittime, appena ricevono, dal loro aggressore, un piccolo gesto o parole che suggeriscono che tutto è salvo, tutto è come prima.

Lo schiaffo, le botte? momenti, solo momenti…Tutto tornerà come prima.

La gelosia? Amore, passione…

A volte gratifica, perché percepita come una forma di attenzione, forse eccessiva, ma ci sta!

Solo dopo, quando accade un miracolo ed una donna riesce a riprendersi la vita tra le mani, si riesce a comprendere, forse, che l’amore è altro: non è possesso, non è imposizione, non è servitù, non è cieca e neanche avveduta obbedienza.

Il nucleo familiare, i figli non si proteggono, da parte di una donna, di una madre, con il sacrificio di sé, con il nascondere ferite e lividi, anzi, forse, ammantare la violenza, giustificarla, darà vita, a tanti scompensi emotivi.

I gesti, le parole che uccidono, che tendono a soffocare la vita interiore, facendo sentire  chi le riceve un essere sbagliato, incapace, sporco della propria debolezza, sono destinati a divenire ferite profonde, indelebili, agguerriti nemici interni, compagni del futuro.

Vorrei che anche questa fase tanto dolorosa della nostra vita, questa quarantena, triste portato della pandemia, pur con le porte di casa chiuse, ci permettesse, domani, di riappropriarci della nostra umanità, spalancando le finestre del cuore verso l’Amore, che è rispetto, condivisione, emozioni, sentimenti, limpidi e puliti e tanto altro ancora…

Solo l’Amore potrà operare il miracolo di traghettarci verso la Vita.

Mariella Pansera

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