Ferite a morte

248747

Dall’inizio dell’anno sono più di cento le donne e le ragazze uccise per mano di chi diceva di amarle.

Non basta parlarne, fare convegni, talk-show in tv, per cambiare questo stato di cose. Bisogna andare alla radice del fenomeno, già dalla nascita dobbiamo dare ai nostri figli un’educazione diversa.

Sia ai maschi che alle femmine.

Bisogna insegnare, ripetere, che amare una donna non è come possedere un oggetto di cui si può disporre a proprio piacimento. E alle ragazze bisogna fare capire che l’amore non è sacrificio, non è amore quando diventi crocerossina verso l’altro, perché l’amore è leggerezza, è felicità non lacrime, ed è libertà.

In questi giorni Giulia Cecchettin, una giovane donna di 22 anni è morta.

È morta perché il suo ragazzo ha pensato che fosse di sua proprietà e che ne potesse fare qualsiasi cosa. Questo pensiero è condiviso da tanti ragazzi che credono che gelosia, possesso, violenza, siano qualcosa da attuare nelle relazioni amorose.

Giulia è morta, dopo essere stata picchiata e gettata in un lago.

Diciamo urlando che se qualcuno ci toglie la libertà, che se qualcuno crede di poter attuare violenza su di noi, non ci ama. Perché l’amore non è questo.

L’amore è rispetto dell’altro.
È supporto, sotto qualsiasi aspetto.
È cura. È gioia. È condivisione. È collaborazione.

Il così definito “bravo ragazzo amava tanto Giulia perché le preparava i biscotti”.

E ancora il bravo ragazzo non avrebbe mai fatto del male a Giulia, secondo il padre.
Eppure questo bravo ragazzo ha ucciso Giulia con diverse coltellate sulla testa, sul collo e poi l’ha gettata da una scarpata.

Un così bravo ragazzo che aveva premeditato tutto.

Spero vivamente venga trovato dalle forze dell’ordine per pagare il suo efferato crimine .

Questa che inizia oggi, sarà la settimana contro la violenza alle donne, il 25 novembre ricorre la Giornata contro la Violenza sulle Donne.

Voglio a tal proposito farvi conoscere un brano, tratto da un libro di Serena Dandini: “Ferite a morte“, poi diventato pièce teatrale.
Ferite a morte” dà voce alle vittime di femminicidio, alle donne che non sono state ai patti, e hanno pagato con la vita la loro disubbidienza.

Le chiavi di casa dal libro Ferite a morte.

“Allora questa è del cancello, questa del portoncino blindato, no questa è del garage. Se cambio la serratura ha detto che m’ammazza, dice che è anche casa sua, solo perché ci ha abitato, ma io ci stavo in affitto da prima che arrivasse lui, ma se cambio la serratura ora m’ammazza. La cambio? O non la cambio???
E io non l’ho cambiata, così è entrato di notte tranquillo con le sue chiavi e mi ha strangolata mentre dormivo. Il ragazzino non si è accorto di nulla, ha continuato a dormire.
Era bravo con il ragazzino, lo portava ai campi sportivi a vedere le partitelle, è stato quello che mi ha ingannato, se uno è buono con il ragazzino è buono pure con me, pensavo.
Mi sentivo tanto sola, la fabbrica , il ragazzino, mi piaceva vedere un uomo dentro casa la mattina, son belli i maschi in bagno mentre si fanno la barba con quel buon profumo di pulito, per essere pulito era pulito, si cambiava due camice tutti i giorni, io non ero una grande stiratrice, lo so, ma lui era un po’ fissato, è colpa delle madri che abituano questi maschi come al Grand Hotel, e poi quando escono nel mondo vero non ci si ritrovano più…
Se avessi avuto i soldi c’andavo io al Grand Hotel insieme al ragazzino e lasciavo quella maledetta casa, me l’avevano detto al centro anti-violenza, cambia la serratura , ma io c’avevo paura che m’ammazzava , l’aveva urlato ai quattroventi :”se cambia la serratura l’ammazzo”. E io non l’ho cambiata….e infatti è entrato e m’ammazzato…non c’è una logica…. Chi ci capisce qualcosa è bravo…
Allora questa è della porta principale, no del portoncino.
Entrava e usciva a tutte le ore come gli pareva, accendeva la televisione a tutto volume di notte, mi svegliava il ragazzino, svuotava il frigorifero, si mangiava la spesa di due giorni, era abituato a servirsi a piacimento, poi veniva in camera da letto, lì non c’erano proprio le serrature, apriva e anche lì si serviva a piacimento, solo del bagno non aveva le chiavi, lì potevo chiudermi a piangere in santa pace.
Eppure dopo l’ultima discussione sembrava quietato, vedrai che ha capito, ho pensato, non mi ha neanche detto: “se cambi la serratura t’ammazzo”, allora mi son detta, quasi quasi domani la cambio…ma mi ha ucciso prima…
Io non lo volevo offendere, volevo solo lasciarlo o meglio volevo che lui ci lasciasse in pace a me e al ragazzino…
Ma lui dalla madre non ci voleva tornare, eppure la madre stirava meglio di me, me lo diceva sempre, dovresti imparare da mia madre, non ho fatto in tempo…
Scusate glielo dite voi alle ragazze del centro anti-violenza che c’avevano ragione, io non le ho più trovate, dice che hanno dovuto chiudere per via dei tagli, ora al posto loro c’è una banca, ma il mutuo non me l’hanno dato, peccato volevo tanto cambiare casa… ora mi son rimaste solo queste chiavi e non mi ricordo neanche cosa aprono… questa è del cancello… e questa??”…

Angela Amendola

2 COMMENTS

  1. C’è qualcosa che non va in questa società. Che sia malata non v’è dubbio, certamente la pseudo religione islamica che si sta radicalizzando anche in Europa ed in Italia non aiuta certo a che ci sia una evoluzione nel pensiero maschilista. Ragioniamo per assurdo: può un dio( minuscolo perché non lo è) compiacersi nel reprimere libertà e dignità delle donne? Assolutamente no! Le teocrazie si fondono su dogmi religiosi fatti e scritti da uomini che nulla hanno a che fare con rispetto, amore, in cui il loro unico scopo è quello di inibire l’intelligenza e la libertà femminile. Se non si vuole che il fenomeno dei femminicidi degeneri occorre una educazione al rispetto ad iniziare sin dalle scuole elementari, oltre che nelle famiglie.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here