Fear of abandonment!

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La “sindrome dell’abbandono” non è una vera e propria patologia, ma è una sensazione ansiosa legata a traumi infantili e da separazioni dolorose.

Non può definirsi come un vero disturbo, ma può portare a delle dipendenze, come quella affettiva ed emotiva, crea nel soggetto un disagio che gli fa vivere male le storie d’amore o d’amicizia perché la paura di perdere l’altro diventa un’ossessione.

La sindrome dell’abbandono può diventare pericolosa nel momento in cui si vivono relazioni tossiche o di dipendenza, perché al posto di affrontare la paura di essere abbandonati ci si lascia inserire in delle situazioni più gravi e rischiose.

Essa si verifica quando un soggetto è vulnerabile, quando prova un senso di vuoto, a causa della perdita di una persona cara o di una frequentazione non andata a buon fine; il soggetto vive in stato di ansia perenne che non permette, successivamente, di creare un rapporto di fiducia in una futura relazione.

Di norma questi eventi portano dolore, sfiducia e mancanza di cure fisiche ed emotive adeguate durante il periodo infantile, in quanto un bambino ha bisogno di essere coccolato, compreso, accudito, e, nel caso tutto ciò non dovesse avvenire, l’adulto che verrà non si sentirà degno di essere amato, si sentirà insicuro riguardo il proprio partner, la propria famiglia e gli amici.

È una delle paure più diffuse e pericolose che portano gravi danni a livello di autostima.

Difficoltà, separazioni o assenza prolungata possono causare atteggiamenti insicuri da parte del bambino nei confronti del genitore, che possono portare a forme di ansia e, appunto, bassa autostima.

I sintomi della sindrome d’abbandono possono essere classificati sia a livello fisico che psicologico:

  • Sentimenti di ansia legati alla separazione;

  • Bassa autostima e il non ritenersi degni di amore;

  • Scarsa o assente fiducia negli altri;

  • Insicurezza e difficoltà ad accettare le critiche;

  • Difficoltà ad essere sé stessi in una relazione e a creare un’intimità emotiva;

  • Schemi relazionali disfunzionali e disequilibrati;

  • Vivere situazioni tossiche pur di non separarsi da una relazione;

  • Instabilità emotiva, che potrebbe sfociare in rabbia e paura;

  • Incapacità di avere relazioni a lungo termine;

  • Legarsi velocemente alle persone e dimenticarle, allo stesso tempo, velocemente;

  • Non essere sé stessi e compiacere l’altro;

  • Colpevolizzarsi quando le cose non funzionano.

A questi sintomi si associano quindi diverse paure:

  • Paura di essere lasciati (essere abbandonati dal proprio partner. Per chi soffre di questo disturbo essere lasciati è qualcosa che, prima o poi, succederà e non perché realmente sia così, ma la sensazione è sempre quella di essere sempre a rischio di essere lasciati o traditi);

  • Paura di perdere una persona (non riguarda solo le relazioni di coppia, ma racchiude anche l’ambito professionale, di amicizia o familiare. Questa paura riguarda sia la possibilità che qualcuno non faccia più parte della propria vita, ma anche il pensiero su questa persona relativa alla morte o che possa accadergli qualcosa);

  • Paura di essere abbandonati nei bambini (è una paura che arriva dai modelli di attaccamento, che sono degli schemi comportamentali, relazionali e affettivi dati dai genitori ai loro bambini e sono il riflesso della loro relazione. I bambini tratteranno sé stessi e gli altri a seconda di questi modelli di attaccamento insegnatigli);

La causa principale della presenza di qualsiasi ferita proviene dalla propria incapacità di perdonare ciò che si è fatti a sé stessi o che abbiamo fatto subire agli altri. A volte, è difficile perdonarsi perché non ci si accorge del fatto che ci si vuole male. Più la ferita del rifiuto è profonda, più significa che ci si rifiuti o che si rifiutino altre persone.

Per guarire dalla ferita dell’abbandono è importante saperla riconoscere e accettarla, solo così si mette in atto il meccanismo di guarigione. È importante saperla guardare, osservare e rendersi conto che ci sia dentro di noi qualcosa da dover risolvere.

Non bisogna ingannare la propria mente; bisogna affrontare la paura e non permettere al proprio ego di guidare la nostra vita. L’ego fa il possibile per impedirci di vivere le nostre ferite, in quanto convinto che toccandole non saremo in grado di gestire il dolore che ne deriverà.

Cosa assolutamente falsa.

Più si aspetta di risolvere il problema, più questo di complicherà, aggravando noi stessi e il nostro futuro.

Bisogna lasciare che sia il proprio cuore a decidere per noi, non la paura creata dal piano mentale.

L’accettazione di sé stessi è il primo passo per il processo di guarigione. Una volta che siamo riusciti ad accettarci, si possono compiere dei passi avanti per guarire le ferite delle relazioni passate e sostituire i vecchi atteggiamenti mentali con quelli nuovi.

Non bisogna avere paura. Riconoscere il problema, amarsi e accettare la ferita che si porta dentro!

Il sorriso non lo perdere mai, qualunque cosa accada…

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