Estate

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Finalmente giugno, col suo abito color del sole, si è palesato.  Devo dire che non amo il caldo opprimente ma non posso non apprezzare la libertà che ci concede l’estate. Volete mettere? Basta un vestitino e siamo pronte ad affrontare il mondo, non esiste l’incubo dei collants che quando abbiamo fretta, non ne troviamo mai un paio integro, oppure uscire dalla doccia senza avvertire i brividi di freddo che ci increspano la pelle, mentre con i capelli gocciolanti e gli occhi pieni di shampoo, cerchiamo disperatamente un asciugamani. Bellissime le serate passate a passeggiare serenamente sul corso e col cuore in pace, osservare il castello che in silenzio, ci osserva, godendo della luce della luna. Ogni anno è così, non vediamo l’ora di andare al mare, per poi lamentarci se l’acqua è fredda. E delle liti notturne con l’unica zanzara che è riuscita ad attraversare la cortina di zampironi, che per poco non moriamo noi, vi pare poco? Quella piccola zanzara che pur di succhiarci il sangue, è pronta a tutto, anche a morire. Il suo coraggio è ammirevole! E invece di ammirare cotanto ardire, armati di ciabatta, giornale recante la data dell’anno precedente, o il battito di mani, cerchiamo  di spiaccicarla al muro per poter finalmente riprendere quel sonno, così faticosamente conquistato. Splash, riusciamo a macchiare di sangue il muro candido appena imbiancato, e ne siamo pure soddisfatti. Le camere da letto estive, sono piene di fantasmi, sì, quelli delle zanzare stecchite e appiccicate alle pareti. Le lasciamo là, perché servano da deterrente contro le altre zanzare, ma ve l’ho appena detto, le zanzare sono coraggiose…

In realtà non so perché ho parlato delle maledette, la mia idea era un’altra, mi sono solo lasciata prendere la mano (ma non  il sangue). È che ho ricordato le estati di quando ero bambina, e tra l’altro, in Calabria, mica c’erano le zanzare… il ricordo mi si è affacciato alla mente, mentre guidavo. Percorrevo una strada in discesa che mi avrebbe riportata a casa e ho pensato alla strada che porta al mare, che è anch’essa in discesa. Mi è venuto in mente  mio papà, aveva una Simca 1000 di colore azzurro metallizzato targata CZ e per andare al mare bastavano 500 £, si faceva andata e ritorno. Seduta dietro, guardavo il mondo che mi riempiva gli occhi e non vedevo l’ora di arrivare in spiaggia. L’auto però camminava a passo d’uomo e non perché mio padre non sapesse guidare, era bravo e molto attento ma si andava a motore spento, per risparmiare benzina, mica l’auto era dotata di servo sterzo o servo freno… per cui, quelle 500 £ di benzina, bastavano per tornarci un’altra volta. A volte mi domando come abbia fatto a sopravvivere, l’auto puzzava di fumo, perché papà aveva il maledetto vizio, e mi faceva venire il mal di testa.  Quando però, si arrivava a destinazione, passava tutto, tanto era l’entusiasmo di un pomeriggio al mare. Mi faceva ridere il costume ascellare di papà, e sappiatelo:  era la moda del tempo! I miei genitori si sedevano sotto l’ombrellone ad osservare con occhio attento tutte le nostre mosse.  Eppure, una volta successe un fatto strano. Il mare era molto mosso e nessuno di noi osava addentrarsi, ma un’onda riuscì a rubarmi un fermaglio che avevo tra i capelli, nessuno si accorse che cercando di afferrarlo mi addentrai e un’onda mi travolse, per un attimo ho perso conoscenza e non ho ricordi di quei momenti, poi mi ripresi e tra le mani stringevo il fermaglio. Ero riuscita, nonostante tutto a riprendermelo. Voi pensate che io l’abbia raccontato ai miei? Neanche per sogno… avrei preso il famoso resto. Muta restai! Ora che ho svelato questo segreto della mia infanzia, che ne dite? Erano meglio le zanzare?

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