È l’ora dell’amore

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Negli anni ’70 la musica italiana era ancora legata al sinfonismo, ad arrangiamenti orchestrali dove si prediligeva l’uso degli archi in particolare imbastendo dei tessuti armonici che echeggiavano melodie e strutture mutuate dalla musica classica.

Furono i quattro ragazzi di Liverpool, con un organico costituito da basso chitarra e batteria riuscirono a proporre un nuovo tipo di musica che caratterizza tutte le generazioni successive. In quegli anni il fenomeno Beatles fu esportato in tutto il mondo e, abbandonati gli standard compositivi e ridotta la quantità dei musicisti divenne l’esempio da seguire. Insomma, riuscirono a rompere alcuni schemi ormai triti e ritriti.
Ecco nascere decine di gruppi, di complessi, creati a modello dei Beatles in tutta Europa.

L’Italia che oscillava tra l’influenza americana del rock and roll e di quella anglosassone testé citata, sfornò artisti come Celentano, Little Tony, Bobby Solo, tanto per citare gli innamorati del rock ma anche complessi orientati verso la musica inglese.

Camaleonti, Dik Dik ,Equipe 84, i Giganti, che seppero infondere il gusto tipicamente italiano nei loro arrangiamenti, adeguando così le loro creazioni ai nostri gusti più propensi alla melodia che all’esaltazione della ritmica. Alcuni giorni fa ci ha lasciato improvvisamente la voce leggendaria dei Camaleonti, Tonino Cripezzi.

La notizia ha lasciato tutti noi che abbiamo superato gli anta, attoniti e sgomenti perché la loro musica negli anni 60 e 70 è stata colonna sonora dei momenti più belli dei nostri genitori e quindi anche nostra. Nel mio portadischi, un porta 45 giri, ho i dischi di quegli anni insieme alle famigerate musicassette che spesso andavano riavvolte.

Tra i tanti 45 giri sono presenti anche quelli de I Camaleonti. Conosco e ricordo a memoria tutte le loro canzoni, le cui note riempivano casa mia ogni giorno.

Tra le tante, le mie preferite sono L’ora dell’amore e Io per lei.

I Camaleonti sono un pilastro della musica leggera del nostro paesi. A cavallo tra gli anni 60 e gli anni 70, furono insieme ad altri gli innovatori della canzone, attraverso un ponte tra il beat e la melodia. La loro prima formazione comprendeva Gerardo Manzoli, Riki Maiochi, Antonio Cripezzi alle tastiere e Mario Lavezzi.

Tante le partecipazioni alle varie manifestazioni per la canzone italiana, come Sanremo o Un Disco per l’Estate, che fecero dei Camaleonti uno dei gruppi di maggiore spicco dell’epoca.

Le prime registrazioni iniziano nel 1965. A notarli per la prima volta fu Adriano Celentano , che gli propose un contratto discografico con cui, il gruppo incise diversi singoli di chiara matrice beat, come era di moda all’epoca. Il tentativo era quello di imitare i Beatles prima maniera , anche attraverso un abbigliamento che portava alla mente le usanze musicali britanniche dell’epoca.

Nel 1968 il gruppo dà alla luce il loro primo disco, intitolato ‘Io Per Lei’, che balzò subito in vetta alle classifiche. Poi ci fu un brano che divenne subito un classico come ‘L’ora dell’amore’, versione Italiana del successo dei Procol Harum ‘Homburg’.

La canzone narra la straziante assenza di una figura femminile attraverso numerose immagini, quali l’orologio della piazza e le persiane chiuse.
In ogni caso e una bellissima interpretazione di un brano inglese, forse una delle migliori cover in italiano dell’epoca. Il 18 dicembre 1967 “L’ora dell’amore” dei Camaleonti era in vetta alla hit parade.

Con esso il gruppo restò in classifica per oltre due mesi, e l’anno seguente ottenne ancora più popolarità, tanto che il 45 giri vendette più di un milione e mezzo di copie.

Melodiosa e suggestiva, L’ora dell’amore seppe mantenere il tocco classicheggiante dell’originale inglese. Nel testo, invece, i ricercati versi, vennero sostituiti da più convenzionali parole sull’attesa dell’amore.

Da molto tempo questa stanza
Ha le persiane chiuse
Non entra più luce qui dentro
Il sole è uno straniero
È lei che mi manca
È lei che non c’è più
L’orologio della piazza
Ha battuto la sua ora
È tempo di aspettarti
È tempo che ritorni
Lo sento, sei vicina
È l’ora dell’amore
Il vuoto della vita
È grande come il mare
Da quando se n’è andata
Io non l’ho vista più
È lei che mi manca
È lei che non c’è più
L’orologio della piazza
Ha perso la speranza
Io no che non l’ho persa
Io aspetto che ritorni
Ti sento, sei vicina
È l’ora dell’amore
Io no che non l’ho persa
Io aspetto che ritorni
Ti sento, sei vicina
È l’ora dell’amore
È l’ora dell’amore
È l’ora dell’amore…

Angela Amendola

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