Donne del Sud e matrimoni per procura

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Ebbene sì, anche io come milioni di telespettatori, ho visto la prima puntata della fiction Rai, La sposa. Un prodotto risultato ben fatto, con una trama che “prende” lo spettatore e lo tiene incollato davanti lo schermo. Questo capita, quando si tratta di fiction ambientate negli anni 60. Chissà perché, tutto ciò che è ambientato in quegli anni piace. Forse perché erano gli anni del boom economico, e tutti in casa avevano i primi elettrodomestici, e la tv imperava in ogni famiglia. Ma di quegli anni, ci piace che siano documentati, anche le tematiche sociali delle varie regioni. In questo caso, nella serie tv, si parla di matrimoni per procura e dei viaggi fatti da centinaia di donne del sud, sposate per procura, da uomini del nord Italia, Americani ed Austrialiani. Accadeva che, nelle regioni” più povere”, le donne andavano spose ad uomini mai visti e che non vedevano neanche il giorno del matrimonio, tutto per sanare le famiglie con problemi economici. Era come se i padri vendessero le figlie, in cambio di soldi o terreni. Ed è quello che succede a Maria, giovane Calabrese, la protagonista della fiction La sposa.
Serena Rossi, dal volto dolce e gentile, si immedesima alla perfezione nella risoluta Maria. La sua dolcezza traspare in ogni gesto, e ciò la rende capace di superare il tempo. Perché, pur essendo ambientata negli anni ’60, La sposa affronta temi che risultano fortemente attuali. Maria si batte per i diritti delle lavoratrici donne, per l’inclusione, per la tolleranza, per la famiglia. Lei mostra il migliore esempio della donna del nostro Sud che è accogliente, generoso, e autentico. Lo si vede anche nel modo di comportarsi con il piccolo Paolino, che rappresenta per lei un vero raggio di sole tra le difficoltà vissute al Nord. All’estrema socialità di Maria si contrappone la forte chiusura di Italo. Anche se nel corso delle puntate il suo personaggio cambierà e ciò che lo fa muovere sarà Maria.
Lo zio Vittorio che ha sposato per procura la giovane, per una forte tradizione, è legato alla sua famiglia ancora patriarcale. Lui non riconosce a Maria e alle gonne in genere, i meriti che non siano solo quelli di avere dei figli per far continuare il cognome nel tempo.
Si trattano diversi temi che, nonostante siano passati decenni, sono ancora in discussione, come l’emancipazione femminile, la parità di genere, il rispetto delle differenze socio-culturali, le diseguaglianze tra Nord e Sud.
La storia è rurale, sia quando è ambientata in Calabria che in Veneto.
L’Italia, col suo territorio viene immortalato in modo suggestivo. Infatti succede che, alle affascinanti scogliere della Calabria si contrappongono le fitte colline del Nord. Da una parte il mare cristallino, dall’altra i boschi incontaminati. Ma pur sempre Italia, in tutta la sua ricchezza. La fiction, ttraverso l’emozionante storia di Maria racconta uno spaccato storico molto importante, quello dei matrimoni per procura, che il nostro Paese ha vissuto nel primo e secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta. Un fenomeno, questo, durato decenni e che prese vita per via dell’enorme flusso migratorio che vedeva tantissimi uomini, soprattutto meridionali, dirigersi al nord o addirittura oltreoceano, in cerca di fortuna per se stessi e per propri cari. Ma una volta arrivati a destinazione, i migranti soffrivano di solitudine e proprio per questo iniziarono a chiedere alle famiglie di cercare una brava ragazza (da sposare a distanza) con cui passare la vita insieme, ciò perché a causa della scarsa istruzione e della ristrettezza economica, era difficile se non impossibile rapportarsi con le ragazze del posto.
Angela Amendola

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