L’arte, il dono, il talento, sono temi difficili da affrontare quando non si vuol cadere nella solita retorica.

Non potrei, avventurandomi in un argomento tanto vasto, non partire da un assioma: l’arte appartiene all’uomo e non ha genere, colore, razza. L’arte è a disposizione, ma non tutti hanno la necessaria sensibilità, la cultura, gli occhi (dell’anima) per coglierla.
L’arte è ovunque, proprio come il cielo: ma quanti alzano gli occhi per ammirarlo?
Chi sa riconoscere un’opera d’arte?
Chi sa universalmente dare una definizione di bellezza?
Quanti davvero hanno la voglia di spingersi oltre la mediocrità della propria esistenza e toccare quel che sembra intangibile?
Vi lascio queste domande con la speranza che vi graffino l’anima, che scuotano e feriscano l’orgoglio.
L’uomo, quando è ferito sa dare il meglio e il peggio di sé; questo ultimo caso è sempre preferibile ad una serena rassegnazione.
Anticipo qualcuno pronto con la domanda:”chi si crede di essere?“.
Beh, rispondo con molta determinazione: quando il destino ti fa nascere in un Regime Dittatoriale, quando la tua famiglia decide con chi sposarti a 14 anni, quando subisci violenza quotidiana e fuggi attraversando paesi sconosciuti, subendo umiliazioni e violenze, ma impari, resisti, non cambi il cuore e continui a parlare alla luna e studi di notte e lavori di giorno, ti fidi e ti tradiscono, paghi sempre il prezzo più alto, ma non ti arrendi.
Se dopo tutto questo e molto altro, a 50 anni hai ancora voglia di parlare di arte, di sogni, d’amore e farlo in modo limpido e senza compromessi, beh caro amico e cara amica, il diritto d’essere chi voglio me lo sono guadagnato.
Io sono Emanuela Qose, sono viva e sono vera; dall’altra parte c’è qualcuno che è ancora vivo?
Vi regalo una mia poesia.
Al prossimo mercoledì cari amici.

Di versi e di cielo ho saziato i miei occhi,
tra un larice e un sasso,
nell’erba bagnata d’autunno,
accarezzo un fiore ingannato dal tempo.
L’estate è lontana,
non conosce l’inverno,
lui vive un istante d’amore,
un raggio di sole,
poi s’addormenta
chiudendo i suoi petali sferzati dal vento.








[…] “Di versi e di cielo” […]