Woody Allen: 85 anni per il discusso genio del cinema

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(1977) di Woody Allen . con Woody Allen, Diane Keaton

Woody Allen compie 85anni.

Il genio indiscusso della cinematografia mondiale, è autore di alcuni dei Film più celebri del panorama internazionale  e, nonostante il difficile periodo che sta attraversando, non rinneghiamo quello che ha saputo Creare per il Grande schermo.

Oggi vado dunque controcorrente e in risposta all’ondata di gelo che lo ha atterrato in  questi tempi di “maccartismo cinematografico “ statunitense, vogliamo celebrarne il compleanno parlando  di uno dei suoi capolavori.

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Perché , nonostante quel che si dica della sua vita privata ( episodi risalenti a più di 25 anni fa, già ampiamente discussi e affrontati con risultati a favore del regista), non voglio affatto rinnegare quello che penso di Allen come artista.

Perché di questo parliamo, di arte cinematografica, di null’altro, non siamo giudici di vite private, altrimenti metteremmo alla gogna Pasolini, D’annunzio e tanti altri geni del passato o di un recente presente , testimoni di comportamenti più o meno discutibili.

Non siamo qui a discutere dell’uomo, ma soltanto del regista e sceneggiatore, giudicando la sua capacità o meno di saper fare cinema.

E Woody Allen questa capacità l’ha manifestata in tantissimi Straordinari Films, non soltanto amati dal pubblico di tutto il mondo ma anche osannati dalla critica per decenni: perché geniali, anticipatori, intellettualmente ipnotici, psicologicamente stimolanti.

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Match Point, Alice, Misterioso omicido a Manhattan, Hannah e le sue sorelle, Il dittatore dello stato…”, Vicky Cristina Barcelona”, fino al recente e bellissimo Un giorno di pioggia a New York. Tantissime le perle da lui dirette, sceneggiate, plasmate, pellicole divenute icone di un modo di vedere e parlare dell’amore, delle complicazioni sociali e sentimentali, delle relazioni umane e del pensare ed estrapolare i pensieri in modo naturale.

Io &Annie “ rappresenta sicuramente il non plus-ultra di Allen, il capolavoro sentimentale e di introspezione psicologica che ognuno di noi amanti del buon cinema ha sicuramente guardato più di una volta, scoprendo in ogni visione una nuova ricchezza, qualcos’altro di interessante da aggiungere alla lista dei suoi pregi e un fattore emotivo mutevole perché adattabile a qualsiasi età ci si ponga a guardarlo.
Era il 20 Aprile del 1977 e il film veniva trasmesso nei cinema diventando subito un cult: cosa che avviene raramente, solo quando davvero una storia sa entrare nella mente della gente che non può che identificarsi o prenderne le distanze ma non senza appassionarsi fino alla fine. Con il film Diane Keaton divenne una star a tutti gli effetti ma , soprattutto, un’icona cinematografica, simbolo di emancipazione, fascino, forza, caratura intellettuale, consapevolezza femminile . –

Volevo fare un film su delle persone vere”- disse Allen all’epoca, “..con problemi veri, personaggi nevrotici che cercano di mantenere la loro identità in una relazione tra uomo e donna nel 1977”.

Il protagonista , Alvy Singer, racconta ad una telecamera i suoi pensieri di vita e morte, e narra della sua storia d’amore conclusa con Annie. Il primo incontro, i momenti felici, i battibecchi, le sue depressioni, il suo lavoro di comico, le sue ossessioni: ogni cosa che lo ha reso l’uomo che è viene scandagliato analiticamente in un monologo frammentato da lunghi flash-back costellati di ricordi, di fallimenti, insicurezze.

Lui di famiglia ebrea, lei benestante e antisemita; tra momenti delicati e incompatibilità caratteriali, tra abbandoni e riconciliazioni i due faranno infine un viaggio insieme al termine del quale giungeranno al capolinea della loro storia.
Vincitore di 4 Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior attrice Diane Keaton e miglior regista ), il film, fortemente autobiografico, è intenso, intelligente, divertente e soprattutto sempre attuale. Perché il modo in cui Allen racconta dei problemi di coppia, dell’amore, dell’idealizzazione nell’innamoramento, della disgregazione , dell’egoismo sentimentale, , delle fobie psicologiche e di come l’incompatibilità caratteriale possa uccidere l’amore, è sempre terribilmente attuale.

Ogni uomo è Alvy e ogni donna può essere Annie, e ogni rapporto vive su delicati equilibri che si sostengono su un piano inclinato. E questo Allen ha saputo raccontarlo in una maniera che trascende dalla dimensione temporale con una ironia che sottolinea lo snobismo intellettuale di cui lui stesso è protagonista, si prende gioco di quell’ambiente che è anche il suo, le manie del tempo, le mode passeggere e gli atteggiamenti che sono anche quelli di oggi. Perché Allen aveva il coraggio di farli certi discorsi nei Film, senza ipocrisie, senza maschere, osando e mettendosi in gioco: non per stupire non per autocelebrarsi ma per una sorta di personale psicanalisi dell’io e della società di cui il Cinema sapeva essere utile strumento. Il suo raccontare , descrivere, balbettare inceppandosi fra le parole ( con uno straordinario Oreste Lionello al doppiaggio italiano) era il suo modo di addentrarsi nei meandri di quel misterioso mondo dei Sentimenti e delle relazioni traendone forza rappresentativa.

E le nevrosi di Alvy e Annie, i loro silenzi, i loro sguardi di condivisione, la complicità e poi l’assenza, e, infine, la dolorosa accettazione, Allen li racconta con voce commovente, amara, malinconica, disincantata , con un monologo finale (che racchiude il suo pensiero e un po’ quello di ognuno di noi), in cui il protagonista giunge alla sua conclusione : sebbene soffriamo, tentiamo di fuggire, siamo terrorizzati di fronte ad una relazione sentimentale in fondo non possiamo farne a meno…non possiamo viver senza, perché, anche se a volte l’amore da solo non basta, ognuno di Noi ha bisogno della sua metà. E , comunque sia andata, Alvy e Annie erano l’uno la metà dell’altro.

Sandra Orlando

 

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