Cassandra

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Cassandra, personaggio della mitologia greca, ha sempre affascinato gli studiosi, nel corso dei secoli, per la complessità delle sue vicende biografiche e anche per le difficoltà incontrate nella ricostruzione delle stesse.

Questa figura femminile si presenta interessante, altresì, per la ricchezza psicologica che se ne evince specie per quel che riguarda il dono della preveggenza probabilmente concesso da Apollo, il quale, per vendetta decide che questa facoltà dovesse trasformarsi in una condanna dato che la donna non sarebbe stata mai creduta nelle sue predizioni del futuro.

Cassandra ci è stata quindi tramandata come una donna dall’animo travagliato e sofferente, in perenne frustrazione a causa del suo inutile prevedere e del suo essere spettatrice delle sventure già evidentemente previste.

Il fascino di Cassandra sta proprio nel tormento, uno stato d’animo che oggi potremmo definire “mal de vivre”, e per questo la si potrebbe collocare nell’ambito dell’esistenzialismo.

Ho sempre pensato a Cassandra, soprattutto per una associazione di idee di matrice riflessiva, quando sono stato spettatore di una esibizione di Juliette Greco, grande interprete e musa ispiratrice degli esistenzialisti.

Anche la figura fisica, il vestirsi in nero, mi hanno da sempre riportato ad un topos cassiandreo.

Nell’800, il Foscolo, negli ultimi versi del carme Dei Sepolcri, ci descrive una Cassandra dal forte spessore poetico e caratteriale, ricca di pathos, una sintesi, a mio parere di tutte le “cassandre” ricostruite nei secoli e le fa esprimere gli ultimi versi, i quali danno alla infelice profetessa un taglio letterario e filosofico di carattere universale oltre ad eternarla definitivamente attraverso il mito della Poesia, mito dei miti foscoliani.

Così, quindi, si pronuncia Cassandra:

Tu, onore di pianti, Ettore, avrai,

Ove fia santo e lagrimato il sangue

Per la patria versato, e finchè il Sole

Risplenderà su le sciagure umane.

Tommaso Cozzitorto

Clicca sul link qui di seguito se vuoi leggere il mio articolo precedente:

“Les jeux sont faits” di Tommaso Cozzitorto

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Sono nato a Salerno, ho trascorso la mia infanzia a Sapri e vivo a Lamezia Terme dall'età di dieci anni. Laureato in Lettere moderne ad indirizzo filologico-letterario presso l'Università di Salerno con una tesi dal titolo "Cesare Beccaria e il dibattito sulla pena di morte" discussa con il prof. Valentino Gerratana. Abilitato all'insegnamento in materie letterarie, filosofia e storia, storia dell'arte, insegno Italiano, Storia e Geografia nella scuola secondaria di primo grado. Mi occupo anche di critica letteraria e di arte attraverso conferenze e presentazioni di libri. Ho scritto prefazioni a romanzi e saggi, collaboro al mensile "Lamezia e non solo" da diversi anni. Sono stato protagonista nella trasmissione televisiva Confidenze Culturali ed ho presentato la rubrica "Imagine" su Ermes TV. Per dieci anni ho curato la rassegna "DiMartedìCulturando" in un noto locale di Lamezia Terme. Ho fatto parte della Commissione Calabria "Premio la Giara" indetto dalla RAI. Ho pubblicato due libri: Palcoscenico e Along the way. Nel 2011 ho ricevuto il "Premio Anthurium" città di Lamezia Terme e successivamente il "Norman Academy" a Roma, entrambi per meriti culturali. Ho ricevuto nel dicembre scorso un riconoscimento dal Liceo Scientifico Galilei di Lamezia Terme nell'ambito del Festival della Scienza. In ambito prettamente scolastico sono stato Valutatore ed esperto in PON e POR.

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