“Blonde” il ritratto di Marylin Monroe firmato Andrew Dominick

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Tratto dal bestseller di Joyce Carol Oates, Blonde su Netflix reinventa con audacia la vita di una delle icone più leggendarie di Hollywood: Marilyn Monroe.

Dalla sua infanzia imprevedibile come Norma Jeane, attraverso l’ascesa alla fama e i legami sentimentali, Blonde mescola realtà e finzione per esplorare la sempre più vasta differenza tra l’immagine pubblica e quella privata dell’attrice.

Scritto e diretto da Andrew Dominik, il film vanta un cast ricchissimo. Ana de Armas al fianco di Bobby Cannavale, Adrien Brody, Julianne Nicholson, Xavier Samuel ed Evan Williams.

Chi era Marilyn Monroe? Quanto di Norma Jeane Baker, nome di battesimo della bambina destinata a diventare una diva planetaria, è sopravvissuto alla macchina dei sogni, oltre che ad una serie di terribili traumi personali? È la domanda che si pone Andrew Dominik, regista e sceneggiatore di Blonde, che è basato sul romanzo omonimo di Joyce Carol Oates, sempre definito dalla sua autrice come fiction invece che biografia.

Anche Dominik crea un racconto di (semi)invenzione che non nomina nessuno dei coprotagonisti della storia di Marilyn, come gli ex mariti Joe DiMaggio e Arthur Miller o il presunto amante John F. Kennedy. Per contro la diva ha un vero nome e cognome, anzi due: quello con cui è nata, e quello con cui ha dato luce alla nuova sé, facendone un’icona mondiale.

Al centro di Blonde  la dicotomia fra personaggio pubblico e persona, uno sdoppiamento identitario creato per nascondere a se stessa il proprio passato travagliato e agli altri, soprattutto Holllywood, ciò che volevano.

Questo è il problema di Blonde: l’idea di incentrare la narrazione sul tema del doppio appesantisce con eccesso di simbologie e sottolineature  retoriche.

Il rapporto fra immagine e persona, il complicato rapporto fra i mass media e Marylin, le  immagini patinate .

Tutto troppo accentuato e ostentato.

Un film di due ore e 40 minuti che ribadisce gli stessi temi fino allo sfinimento, dall’infanzia alla morte prematura e che a tratti si presenta come un lungo videoclip al rallenty.

Troppa estetica patinata in una storia che aveva bisogno solo di umanità e originalità dato che di Marilyn si è già detto quasi tutto. Dominik doveva concentrarsi sulla donna, sul suo mistero, su una figura femminile che si è fatta da sola dal nulla divenendo un’icona immortale.

Il secondo problema è che in Blonde Marilyn è sempre raccontata come una vittima, mai consapevole  (come invece era) di essere uno strumento nelle mani di un sistema mediatico.

Risalta comunque l’interpretazione efficace di una bellissima Ana de Armas, che riproduce molto bene la vulnerabilità di Marylin (anche se la voce canora manca). De Armas  regala alla sua Marilyn la capacità di entrare e uscire dall’ icona  rimanendo così reale, carnale, vera.

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Sono Sandra Orlando, mamma di Anna e Andrea, laureata in Lingue e insegnante. Faccio parte dell'Associazione Accademia e collaboro come Editor a SCREPmagazine. Dal 2020 Sono redattrice ed Editor nella redazione della rivista di Cinema Taxidrivers per cui ho ricoperto il ruolo di Programmatrice e Head of editorial Contents . Amo la letteratura, il cinema, la musica ed in genere tutto ciò che di artistico “sa dirmi qualcosa”. Mi incuriosisce l'estro dell'inconsueto e il sorriso genuino dell'umiltà intelligente.  Scrivere fa parte di me. 

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