AAA… Compagno di banco cercasi

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AAA… Compagno di banco cercasi

E il 14 settembre 2020 scuola sarà!

Ma che scuola?

Assolutamente diversa da quella ante lockdown, anche perché, al netto delle polemiche politiche che, di giorno in giorno, si vanno sempre più accentuando in previsione delle imminenti elezioni regionali che interessano aree geografiche di fondamentale importanza per la vita del Governo, i focolai di crisi, le criticità, i nodi da sciogliere come mascherine, trasporti, aule, test sierologici negati dai medici curanti e fatti privatamente e a pagamento e non ultime le richieste di esonero dei professori che rientrano nella categoria dei “lavoratori fragili” sono tanti, com’ è ovvio che sia per una istituzione che conta oltre 35000 plessi e coinvolge milioni di cittadini.

E’ fuor di dubbio però che occorre affrontare il nuovo anno scolastico con una forte dose di ottimismo, un pizzico di speranza e tanta tanta pazienza se non si vuole che l’intero sistema scolastico, educativo e pedagogico vada a carte quarantotto e scivoli sulle rotelle dei nuovi banchi con gravissime ripercussioni sulle attuali generazioni impegnate nel percorso scolastico per aprirsi una porta verso il futuro.

Tra le tante criticità fondamentale sarà la mancanza del compagno di banco, il Mimmo dei miei tempi, con cui ho condiviso gioie, ansie scolastiche e di vita sfociate in un’amicizia indistruttibile.

Criticità fortemente evidenziata anche da Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva, nonché direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma,  che ritiene  la mancanza del compagno di banco, una perdita enorme.

Ai ragazziincalza Bianchimancherà un’esperienza fondamentale, un grande momento di crescita: col proprio compagno ci si univa, ci si confrontava e ci si rispettava”.

E’ cambiato tuttosottolinea lo psicoterapeutail mondo, la scuola e i ragazzi. Studenti e insegnanti dovranno fare e far fare esperienze in un percorso pedagogico-didattico nuovo, diverso da quello precedente poiché la pandemia ha portato a dei cambiamenti radicali. Molti adolescenti avranno bisogno di una forte spinta per tornare in classe e questa spinta verrà dall’accoglienza: gli studenti a scuola dovranno sentirsi protetti e accolti. Un compito che non ricadrà sui genitori, ma esclusivamente su docenti e dirigenti. Un problema in più che gli istituti si troveranno ad affrontare. Fortunatamente è stata prevista la presenza della figura dello psicologo, di cui c’è grande necessità. I docenti non si troveranno solo a gestire i problemi didattici ma dovranno far sì che i ragazzi si sentano a loro agio”.

Serve in sintesi un patto di santa alleanza tra la scuola, la famiglia e gli organi collegiali per vivere questa nuova scuola, anche perché, se si vuol partire con il piede psicologico giusto, bisogna partire dalla conoscenza “innanzitutto di quali siano le paure degli studenti e delle famiglie, da quei timori emersi durante la pandemia, come la fobia di uscire che molti giovani hanno manifestato subito dopo la fine del lockdown. Infatti per i tanti ragazzi che si vedono in giro nelle discoteche ce ne sono molti di più che restano a casa”.

Una santa alleanza che aiuti i ragazzi a non sentirsi orfani del compagno di banco…

Il compagno di banco è come il primo amore…

Non lo si dimentica mai!

Noi che ci possiamo fregiare di questa categoria, la categoria de «il compagno di banco», possiamo tranquillamente sostenere che siamo di fronte a  un’espressione fantastica, una espressione che ci fa tornare studenti e indietro nel tempo, ai tempi della riflessione scolastica e dell’impegno per costruirti la via del futuro ma anche delle prime storie di vita, delle amicizie disinteressate e degli scontri anche feroci tra i figli di papà e i figli dei non papà.

A me è successo.

Da uno scontro di quel tipo, io, figlio di contadino, ne uscii fortificato e rafforzato spiritualmente, il figlio di papà distrutto moralmente e psicologicamente.

Ancora oggi ne porta le conseguenze.

Il compagno di banco è stato il primo contatto con il mondo esterno, un mondo esterno che facevi a gara per sceglierlo, quasi annusandolo con l’innocenza del bambino e con il fiuto di un cane da tartufo.

E non lo mollavi.

Lo stringevi il più possibile a te per non perderlo, conquistarlo e farti conquistare sempre più.

Era il tuo specchio.

E oggi non sarà più così!

La vicinanza è pericolo, è contagio, è proibizione, devi stare almeno a un metro di distanza e le mascherine ti impediranno di leggere il labiale a meno che non si decidono a certificare le mascherine trasparenti.

E sarebbe ora, oggi ancor di più per non rendere tutto freddo e amorfo!

Noi di ScrepMagazine ne abbiamo già parlato in una intervista alla dirigente scolastica sorda Marilena Abbatepaolo (clicca sul QUI per leggere l’intervista) che si era fatta portavoce dello stato di disagio dei sordi come lei.

“A tu per tu con…” Marilena Abbatepaolo

Le mascherine trasparenti potrebbero ridare il sorriso e abbattere quel muro di anonima espressione facciale anche con gli insegnanti.

Al di là di questo non si può smentire che il compagno di banco mancherà assolutamente come già è mancato nei mesi scorsi quando ci si è confrontati con la didattica a distanza e si tentava di mettere il compagno di banco accanto sullo schermo del pc.

Ma tutto era diverso!

E’ vivo in me il ricordo dell’ansia di andare a scuola per chiacchierare con il mio compagno di banco e farmi raccontare la vita movimentata della sua città.

Ero fortemente animato dal desiderio di conoscere un mondo nel quale mi volevo inserire il prima possibile.

E anche tantissimi altri amici mi hanno raccontato che senza il compagno di banco la scuola non sarebbe stata quella che è stata.

Ecco perché oggi senza il compagno di banco avremo una scuola completamente diversa che non sarà facile comprendere e digerire.

C’è solo da sperare che ci si inventi una nuova forma di compagno di banco e aiuti le nuove generazioni di studenti a crescere così come siamo cresciuti noi e si possa tornare quanto prima al tema mai vecchio delle elementari: “Descrivi il tuo compagno di banco”.

Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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