Lucrezia, Leonardo, MariAnna, Tiziana, Luigina, Evelina, Antonella, Loredana, Yula

Linee guida e protocolli, provvedimenti, informazioni e procedure per affrontare al meglio l’emergenza da COVID-19, tutto giusto e sacrosanto… ma non veniteci a dire che il tutto sia filato sul binario della chiarezza.

Si ammetta una volta per sempre, e con grande umiltà, che l’insieme delle norme emanate è stato innaffiato da una abbondante dose di confusione che ha fatto fibrillare, e non poco, il cuore dell’intelligenza umana già provata dal timore della morte.

Cosa dire, per esempio, dei vari protocolli per far ripartire il settore dell’edilizia con tutto quel guazzabuglio di raccomandazioni sulle indicazioni da seguire sui cantieri e sul ruolo dei coordinatori della sicurezza?

Fretta di ripartire?

Voglia del sindacato di far avvertire la propria presenza per non perdere del tutto la credibilità?

E al di là delle imprese con una storia ed una sana organizzazione aziendale quante imprese piccole o medie che operano in forza di contratti di subappalto, a volte senza adeguati supporti tecnici e amministrativi, saranno in grado di interpretare correttamente i vari artifizi dei protocolli, a volte vere e proprie trappole?

E cosa dire sulla caotica partita di ping pong per la ripartenza del calcio che da una parte  vede la Lega e i presidenti che sono per il sì e dall’altra il ministro dello Sport, Spadafora, parecchio scettico?

E le giravolte sugli esami di Stato?

Insomma domande, rebus, dilemmi che ci auguriamo possano avere risposte e non rimanere nel limbo dell’incertezza e del vago…

Incertezza e vago che potranno avere notevoli ripercussioni sull’economia del Paese e sulla formazione delle nuove generazioni.

In attesa che le nuvole si dissolvano e il cielo diventi sempre più blu continua il nostro viaggio del “a tu per tu con…” che da Roma raggiunge Molfetta, si sposta a Benevento e Spoleto, raggiunge Milano, visita il Mondo, fa tappa a Brescia, raggiunge Bari, fa approdo a Palermo documentando il pensiero, la voglia di essere, la voglia di salute e sicurezza, la voglia di poesia, di danza, di scuola, di ripartenza dei vari comparti della nostra Italia.

Lucrezia Cutrufo di Roma, Medico Chirurgo, laureata presso l’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, con esperienze in alcune Università italiane ed estere per la ricerca di base in Neurofisiologia. Attualmente si occupa di Nutrizione.

 Grande confusione, letteralmente “fusione” “con”. Tutto insieme.

Tante direttive ed il loro contrario.

A partire dalle direttive di Governo: mascherine, tamponi, distanziamento interpersonale e tanto altro: prescritto ma non messo in pratica da tutti: e non allo stesso tempo e non in tutte le Regioni e non con le stesse modalità.

Insomma: caos.

Caos concettuale, caos di competenze, caos normativo, caos epidemiologico.

Su quest’ultimo, in verità, avanzerei dubbi certi se sia un caos autentico o adeguatamente disposto.

La mia opinione è fondata su dati reali e non su sommatorie almeno sospette e artificiose. 

Penso ai dati, che ho ascoltato direttamente dalla voce dei Colleghi Ospedalieri, relativi al numero di contagi, di ammalati, di ricoverati in terapia intensiva e di decessi, romani, lombardi e nazionali, non corrispondenti a quelli pubblicati.

E penso ai dati che i Cinesi hanno fornito al mondo…

 Già, i Cinesi… per parlare solo di dati… 

Anche l’origine della CoViD-19 o per esattezza del Sars-Cov-2 è stata fatta precipitare nel caos del comune calderone mediatico globalizzato.

L’indicazione risultante da questo caos è comunque, #stareacasa.

E “stare a casa” ha fatto emergere molte verità su noi stessi, sui nostri rapporti familiari, extra familiari, e nei rapporti tra parenti ed amici.

Abbiamo rivalutato alcuni aspetti della quotidianità, e più ampiamente della nostra vita, e dimenticati altri, a cui, prima, davamo peso ed importanza.

Infatti, ciò che, a mio parere, ha rilevanza fondamentale, in relazione alla CoViD-19, è che ci sarà un prima  e un  dopo, perché il concetto sotteso da questo ampio ventaglio di comportamenti emergenti è il cambiamento.

L’Umanità ha una enorme, epocale opportunità da cogliere in questo momento: cambiare.

Naturalmente in meglio.

In natura tutto si evolve, a meno di interventi manipolatori da mano d’uomo, in senso adattivo quindi migliorativo.

Per un credente, come io sono, è in atto uno sguardo particolarmente misericordioso di Dio sulle Sue Creature e su tutto il Creato.

Spero che l’intelligenza dell’uomo, anche non credente, abbia in questo frangente una angolazione tale da saper cogliere l’attimo.

C’è una bella immagine raccontata dai Padri della Chiesa, che raffigura l’opportunità, cioè il momento opportuno, al pari di chi, dall’interno di una caverna, deve cogliere “al volo” l’unico capello dal capo di un uomo che passa velocemente davanti ad una fenditura della roccia.

Ecco, penso che l’Umanità si trovi esattamente in questa situazione.

Se non riusciremo, tutti insieme, vero e logico, a cogliere “al volo” questa preziosa opportunità di cambiamento, totale, dell’impostazione della nostra esistenza terrena, nella migliore delle ipotesi possibili, rallenteremo di parecchio la buona evoluzione del mondo verso cieli nuovi e una terra nuova.

Come ben espresso da San Pietro, ”noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia”.

La Giustizia è Misericordia, è Amore, è Dio.

Ecco, aspetto, e prego che arrivi presto, un Nuovo Mondo in cui Dio non sia più dimenticato od oltraggiato ma abbia la Sua stabile dimora, più che in mezzo a noi, proprio in  noi, “et habitavit in nobis”, come indica la forma più fedele di traduzione dall’Ebraico.

È il mio augurio per uscire al più presto dall’era del SarsCov2.

Leonardo Sasso di Molfetta, 44 anni, tecnico delle industrie

Ciao Vincenzo, innanzitutto grazie!

Ci sarebbe tanto da dire, con la fase 2 mi auguro e confido nel buonsenso del nostro popolo.

Questo momento epocale ha segnato e segnerà ancora profondi cambiamenti.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è stato particolarmente attaccato nell’ultimo decennio da tagli e privatizzazioni.

Mi auguro di cuore che, per una buona volta, la “signora” politica capisca i propri limiti e faccia un passo indietro onorando la salute del suo popolo…

Onore ai nostri veri eroi, medici e infermieri.

Continuo ad essere deluso dagli aspetti politico-amministravi e delle pietose contrapposizioni tra le attività governative e le azioni delle singole Regioni per non parlare degli interventi autolesionisti dei vari leader che con estrema pazienza dobbiamo sopportare!

MariAnna Caliendo di Benevento, 49 anni, mamma a tempo pieno

MONDI SOMMERSI

Di storie incomprese,

relegate al virtuale di ipocrite schiere.

Passi veloci,

passa la sete,

sposta quel muro,

gioca una favola,

porta del futuro…

Riaccendi la scintilla che smorza la fame,

sollievo di anime a carpire la noia di giorni inconsueti.

Stretta la via ricolma di brividi addosso

Fede in un tavolo vuoto di stanze,

per nutrirsi di invane e bizzarre pietanze.

Mera realtà ricucita ad oltranza.

Tiziana Barbetta di Milano, 67 anni, pensionata

Vivo l’attuale momento con paura per questo virus ancora troppo sconosciuto per essere affrontato con determinazione.

E questo crea “confusione” e contraddizione anche tra gli esperti.

In me c’è anche risentimento verso i governanti, che non mi danno l’idea di affidabilità, di cui, in momenti come questo, si avrebbe un gran bisogno.

Per questi motivi e anche per la mia età che avanza, mi sento molto vulnerabile e “prigioniera” nella mia amata Milano, che reputo sia troppo “penalizzata” (insieme alla Lombardia) per motivi troppo “grandi” che sfuggono al mio sapere.

Essendo incompetente in materia politica, non posso permettermi di inoltrarmi e sputar sentenze ma mi limito a dire che le mie sensazioni non sono assolutamente soddisfatte sul come si sta gestendo la questione virus.

Luigina Piermarini di Spoleto

Questo momento è stata una parentesi per guardare dentro di me.

Ho gustato quello che la vita frenetica ci mette da parte, non per assaporarne poi il gusto ma solo per presentare il “devo”.

Un “devo” che, giorno dopo giorno, diventa sempre più “devo”, dove è sempre di più padrone della vita senza gustare l’essenziale.

Parentesi che fa ritornare alla realtà, ovvero che non siamo poi così invincibili come crediamo, che non c’è ricchezza e grandezza se non quella dell’anima, che non c’è una cura per tutto e che siamo umilmente piccoli di fronte alla natura.

Evelina Lo Pilato, cittadina del Mondo, 37 anni, danzatrice

Inutile dire che qualcosa del genere non era mai stata esperita da nessuno di noi. Pesti e pandemia sono sempre esistite ma a livello mondiale simultaneamente dubito.

Non tutti però la vivono allo stesso modo.

Certo per la stragrande maggioranza è altamente frustrante e ciò che confonde e tormenta maggiormente non è il presente ma il nebuloso futuro che nessuno, “esperti” compresi, riesce a presagire.

Il mantra più letto e ascoltato è “niente sarà come prima”.

É ovvio che questo fa tremare le certezze di chi esse viveva.

Ma non tutti vivono allo stesso modo e non tutti condividono la stessa idea di vita e vitalità.

E qui non possiamo abbandonarci a giudizi facili, né a etichette.

Possiamo solo limitarci ad osservare l’insostenibile leggerezza dell’essere.

Mi spiego meglio.

Magari si tratta di una minoranza ma al mondo esistono anche quelle persone che provano profondo disagio nel coltivare rapporti umani, lavorare, doversi confrontare giornalmente con gli altri.

 Alla maggior parte di noi può sembrare assurdo ma esiste anche chi inizia a somatizzare in mille modi appena sente che stiamo tornando lentamente alla normalità.

Poi ci sono quelli a cui poco importa perché tanto prima, durante e dopo vivono più o meno volontariamente una situazione di vita talmente precaria e fluttuante che quasi quasi sono eccitati all’idea dell’ignoto e del doversi reinventare.

E chi viveva del lavoro e trascurava se stesso e gli affetti?

Quanti avranno riscoperto la dimensione intima, i profumi di casa, la morbida accoglienza della moglie, la bellezza del gioco senza orari.

Chi ha iniziato a cucinare non avendolo mai fatto, chi ha ripreso a leggere, chi si è dato al training fisico compulsivo. Chi ad alcool, cibo e tv.

E quante coppie hanno riscoperto le gioie del sesso e meglio ancora le coccole, gli abbracci, il “sweet surrender” post amplesso al quale potersi finalmente abbandonare non dovendo correre a lavoro, in piscina, al club o dal parrucchiere. Certo ci vuole una grande forza d’animo per accogliere tutto questo con resilienza, ad essere consapevoli di quanti morti (soli e ammalati) questo virus ha causato senza impazzire.

Ma chi pensavamo di essere?

Siamo molto meno concreti di quanto ci faccia comodo credere.

Siamo molto meno artefici del nostro destino di quanto pensavamo.

Positivismo e new age ci inducono a credere di poter controllare e direzionare le nostre vite.

Ma se non sappiamo nemmeno chi siamo, come facciamo a credere di volere qualcosa?

Quanti dopo questa fase stravolgeranno le proprie vite?

Io credo che la cosa migliore sia farsi portare dalla corrente come dei piccoli pesci, fluttuare nel vento con eleganza come bamboo…

Farsi modellare come argilla dalla liquidità di questi giorni…

Chi vivrà vedrà…

Antonella Piccolo di Bari, 60 anni, insegnante di sostegno

Sono un’insegnante di sostegno, dal 5 marzo la scuola è chiusa.

Inizialmente si pensava ad un blocco momentaneo, nessuno allora poteva ipotizzare ciò che sarebbe realmente accaduto.

Per un delirio d’onnipotenza collettivo, tipico di noi italiani, non pensavamo che le immagini che ci giungevano dalla Cina potessero essere vere e soprattutto che ci saremmo trovati nella stessa situazione, nella bell’Italia e soprattutto al Nord.

In un attimo siamo precipitati nello sconforto più totale.

Il timore, il dolore, la rabbia, la rassegnazione, la rivendicazione di una libertà sottratta hanno preso posto nella nostra mente in modo sempre più persistente…

E ora? E domani?

Inizialmente docili e ubbidienti ciascuno ha cominciato a rivendicare i propri diritti, le proprie necessità, i propri desideri…

Dal cantare sui balconi tutti uniti, tutti fratelli abbiamo cominciato a misurare ciò che ad altri era stato concesso, prima di noi…

Gli sciacalli hanno nuovamente cominciato a volteggiare sulle teste…

E i morti e i medici e il personale e tutti quelli che si sono sacrificati?

Chi era solo, rimane più solo, chi era furbo si ritrova più furbo…

Commissioni su commissioni che decidono la nostra vita.

Le scuole sono chiuse, gli alunni disorientati, i genitori allo stremo, gli insegnanti frustrati, però si indicono nuovi concorsi!

Che peccato!

Potevamo diventare migliori, abbiamo perso una nuova occasione, che, dopo la Resistenza, sarebbe stata un’altra opportunità per affermare che il popolo italiano è un gran bel popolo.

Loredana Pedrini di Brescia, titolare agenzia di traduzioni e corsi in tutte le lingue

4 maggio 2020.

Quante volte mi è capitato di scrivere una data su una mail, su una fattura, un appuntamento senza farci molto caso?

Giorno, mese, anno.

Tutte cose normali all’apparenza, ma non quest’anno.

4 maggio 2020, quest’anno per me, Loredana Pedrini, giovane imprenditrice che dirige una società bresciana di traduzioni e corsi in tutte le lingue e di informatica, TraduzioneGrop, ha significato per me tornare in ufficio dopo due mesi di assenza.

Due mesi non preventivati, piombati addosso all’Italia senza preavviso, un vero e proprio terremoto che ha costretto tutti noi a chiuderci in casa dall’oggi al domani.

A reinventarci dall’oggi al domani un modo per portare avanti l’attività della società perché il nostro lavoro non si può fermare, neanche di fronte a questi imprevisti.

A rimboccarsi le maniche per garantire un servizio importante per molte realtà della nostra città, sfruttando le nuove tecnologie al meglio delle nostre possibilità.

E ora, dopo due mesi, di  nuovo un cambiamento, forse meno brusco, ma di certo non meno emozionante.

Fare di nuovo il percorso tra casa e ufficio, una cosa che sembrava grigia e scontata fino a poco tempo fa e che invece, dopo tanta forzata assenza, si colora di nuove emozioni.

Rialzare la saracinesca, riaprire la porta e rientrare in possesso del proprio ambiente di lavoro…

Le emozioni sono tante, spesso ingarbugliate, tra la preoccupazione per il futuro incerto, le abitudini quotidiane da recuperare, le molte attività e i molti impegni da organizzare, ma in fondo la gioia di tornare al proprio lavoro, nel proprio ambiente abituale.

Io, come tanti altri imprenditori italiani, ce la metterò tutta per ristabilire, piano piano, quella normalità di lavoro di cui il nostro Paese sente il massimo bisogno.

Già oggi è stato il primo piccolo passo.

Oggi, 4 maggio 2020.      

Yula Canto di Palermo, 55 anni, insegnante

E finalmente anche per me è arrivata la mia prima uscita dopo il 9 marzo.

Non si vede ma sotto la mascherina sto nascondendo uno dei miei sorrisi migliori perché si…sono molto felice.
Appena entrata in macchina, ho cominciato ad ascoltare la mia musica preferita…

Mi sono sentita quasi padrona del mondo e poi la luce e il calore del sole mi hanno dato una carica emotiva notevole.
Pensavo che uscendo non avrei potuto provare gioia ma solo tanta paura e invece la voglia di essere felici vince sempre.

Siamo vivi e vogliamo vivere.

E poi ho visto intorno a me tanto senso di responsabilità e rispetto; la gente indossa le mascherina e mantiene le distanze di sicurezza.

 Ed è il comportamento corretto…

E poi ancora ho notato le strade più pulite e la natura che, riappropriandosi dei suoi spazi, ha fatto spuntare ciuffi d’ erba e fiori in angoli inaspettati.

Voglio essere positiva e pensare solo cose belle.

Oggi ho proprio pensato che potremo farcela.

L’estate ci aspetta.

Già, l’estate ci aspetta… perché, mutuando una frase di Francis Scott Fitzgerald, “con il sole e le grandi esplosioni delle foglie che cresceranno sugli alberi avremo la convinzione che la vita ricomincia con l’estate“…

… a cura di Vincenzo Fiore

 

 

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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