“a tu per tu con”… Simona Lo Iacono, autrice de “La tigre di Noto”

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a tu per tu con…

Simona Lo Iacono, autrice de “La tigre di Noto”

e

Corrado Figura, Sindaco di Noto

Federico García Lorca scrive che “ardere di desiderio e tacere è la più grande punizione che possiamo infliggere a noi stessi”.

Ed ha assolutamente ragione avendo provato su me stesso il significato dell’ardere di un desiderio e non confessarlo…

Il desiderio?

Visitare Noto, il  piccolo gioiello del barocco siciliano, l’importante centro siculo, romano, bizantino e arabo, distrutto, nel pieno del suo splendore, dal terremoto del 1693, ricostruito sino a farlo diventare una magnifica città d’arte, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 2002, grazie alla sapiente opera di grandi architetti e alla pietra locale calcarea chiara e compatta, a cui il tempo ha conferito un meraviglioso color oro con sfumature tendenti al color miele.

Questo forte e non confessato desiderio probabilmente mi portava qualche tempo fa sulla bacheca Facebook di Simona Lo Iacono che metteva in bella evidenza la notizia della pubblicazione di un suo nuovo romanzo e la foto molto significativa della copertina.

Titolo del romanzo?

“La tigre di Noto”!

La curiosità fu tanta: mi dissi che con la lettura del libro avrei probabilmente soddisfatto il desiderio di conoscere Noto.

Mi armai di coraggio e scrissi a Simona Lo Iacono che sarebbe stato bello ospitarla su ScrepMagazine con una intervista e parlare del suo ultimo libro.

“Grazie mille, sarebbe bello”, mi rispose Simona.

Ed ecco giungermi, dopo qualche giorno, dall’Editore Neri Pozza una copia del libro che è stato per un bel po’, in bella mostra, sulla mia scrivania, in attesa di essere letto, compreso e tradotto in intervista all’autrice…

Lo so, caro lettore di ScrepMagazine, che anche tu ardi dalla curiosità e vorresti pormi tante domande ad incominciare dal sapere se nel frattempo “La tigre di Noto” sia andato ad accomodarsi tra i libri letti.

Assolutamente sì, altrimenti non avrei potuto scrivere l’intervista e tu non staresti, e ne sono orgoglioso, a dedicarmi qualche minuto del tuo tempo.

Chi è Simona Lo Iacono?

E’ siciliana di Siracusa, dove è nata nel 1970, scrittrice e magistrato attualmente in servizio presso il Tribunale di Catania.

Tra le sue opere figurano Tu non dici parole, premio Vittorini, Stasera Anna dorme presto, Effatà, Le streghe di Lenzavacche, romanzo selezionato nei dodici finalisti del Premio Strega.

Con l’Editore di “La tigre di Noto”, Neri Pozza,  ha anche pubblicato, con un largo e diffuso successo di pubblico e di critica, Il morso nel 2017 e L’albatro nel 2019.

Fiore – Tu sei magistrato e scrittrice. Cosa significa per te scrivere e raccontare?

Lo Iacono – Scrivere è sempre stato trovare il centro di me, intraprendere un viaggio  misterioso, dal quale  so che  riemergerò  diversa.  

La parola  inseguita, cercata, stanata tra le mille contraddizioni della realtà, ha un potere creativo e sa quindi riedificare di continuo l’anima, alimentandola e   direzionandola   verso l’ascolto dell’invisibile.

Fiore – Quale rivelazione ha ispirato  “La tigre di Noto”? Mi piacerebbe che raccontassi come hai gestito l’ideazione e la stesura della tua creatura…

Lo Iacono –  La tigre di Noto è giunta a me del tutto casualmente, come un dono depositato tra le mie mani da una impalpabile presenza.  

Ma l’avvio della narrazione è nato da un riconoscimento.

Sebbene Anna Maria Ciccone fosse una scienziata e avesse quindi intrapreso studi molto diversi dai miei, trovavo in lei uno sguardo sulla realtà che mi catturava e che era fortemente letterario.

Ecco, sono partita da lì, da quello sguardo, e la stesura è stata continuamente illuminata dalla delicata partecipazione di Anna Maria  ai dolori del mondo, dal suo coraggio, dalla sua tenacia.

Non ho dovuto fare altro che ascoltarla.

Fiore – Quanto ti ha aiutato nella ricerca della figura di Anna Maria Ciccone il tuo essere magistrato?

Lo Iacono – Mi ha aiutato l’abitudine a gestire la ricerca della verità, che è uno dei cardini di ogni processo.

Non è un’operazione facile, richiede tempo, fatica e sofferenza, ma è un’attività che mette in risalto l’importanza del vero,  la centralità della dignità umana.

Ho quindi cercato di restituire ad Anna Maria Ciccone la sua verità, e quando ho inserito elementi di fantasia, l’ho fatto in modo che fossero verosimili, e comunque sempre rispettosi della sua personalità.

Fiore – Se non fosse stata ritrovata la lettera datata 1944 firmata da Luigi Russo, allora Rettore della Normale di Pisa, oggi saremmo stati qui a parlare di Anna Maria Ciccone?

Lo Iacono – Assolutamente no! Infatti senza quella lettera la memoria di Anna Maria si sarebbe perduta, anche perché lei non amava il clamore, la visibilità, il successo.

Operava con austerità e semplicità. Perseguiva i propri doveri con grande spirito di sacrificio ma senza curarsi dello sguardo esterno.

Fiore – Prima di ideare e scrivere “La tigre di Noto” avevi già un rapporto con il romanzo storico?

Lo Iacono – Sì! Fin dal mio primo romanzo, “Tu non dici parole”, ho scritto romanzi

storici. Amo  cercare,  studiare e ricostruire le atmosfere dell’epoca in cui si muovono i personaggi.

La “Storia” è a tutti gli effetti una protagonista dei miei libri.

Fiore – Particolarmente significativo il tuo viaggio nella spiritualità e nel coraggio della Ciccone, viaggio che, attraverso emozioni e sentimenti, ha restituito alla storia e al presente altri tasselli della vita e della dignità di una persona che, con il suo forte e categorico “Entscheidet” , riuscì a salvare dalla distruzione e dalla spoliazione il patrimonio culturale ebraico della Normale di Pisa.

Lo Iacono – Grazie infinite! In effetti non ci può essere storia “esteriore” senza una profonda “storia interiore”. Nasce sempre tutto dallo spirito, gli avvenimenti non sono che le occasioni in cui l’animo umano può trovare adempimento oppure ostacolo. Ma il modo in cui si affrontano le difficoltà è sempre intimamente  connesso al grado di maturità umana e spirituale di ciascuno di noi. 

Fiore – Leggevo il libro e mi vedevo seduto in una sala cinematografica, mentre scorrevano i titoli di testa del film “La tigre di Noto” che mi portavano indietro introducendomi  nelle sensazioni ed emozioni dei tempi.

Premonizione di un tuo desiderio?

Lo Iacono – Non ci ho mai pensato. In realtà l’arte letteraria e quella cinematografica sono profondamente diverse, anche se il cinema attinge spesso al mondo dei libri. La scrittura deve  far vedere ma senza vedere, come invece fa il cinema. Quando leggiamo vediamo  solo con gli occhi della fantasia.

Fiore – Chi scrive un romanzo storico ha il diritto di cambiare la storia?

Lo Iacono – Certo, il romanzo non è un saggio, è pur sempre una invenzione.

L’importante è che la invenzione sia verosimile e che si offra al lettore la possibilità di capire,  nel caso di personaggi realmente esistiti,  quali elementi del libro siano frutto di fantasia.

Fiore – “La tigre di Noto”, da autentico romanzo storico, è intreccio di realtà e fantasia,  descrive con sapiente vivacità ed emozione l’atmosfera, la mentalità e le condizioni sociali del tempo e dimostra tutta la tua capacità di saper dare spessore ai personaggi, anche a quelli di fantasia, di saper apporre le giuste pennellate per dare colore e sostanza alla tela del racconto e tenere il lettore incollato al libro dalla prima all’ultima parola, lettore che vive anche l’angoscia di una figlia esiliata e confinata senza alcun sostegno morale ed economico.

Complimenti davvero…

Lo Iacono – Grazie infinite! Ma credo che il merito sia di Anna Maria Ciccone, è lei che illumina la storia con la sua personalità e il suo coraggio.

Fiore – Il tuo libro è un notevole ed essenziale contributo al ricordo della professoressa Anna Maria Ciccone per le sue ricerche scientifiche e per il coraggio dimostrato contro i tedeschi.

Ora c’è da augurarsi che, sulla spinta del tuo libro, che sta ricevendo tanto successo di pubblico e di critica, una studiosa seria, appassionata e competente venga restituita in toto alla comunità scientifica in modo da renderle giustizia, sia pure con ritardo. Meglio tardi che mai, dice il proverbio.

Infatti, non va dimenticato, e tu lo evidenzi molto bene, il percorso degli studi di  Marianna Ciccone: laureata in matematica nel 1919 e poi in fisica nel 1924, nel 1931 Aiuto dell’Istituto di Fisica dell’Università di Pisa, dove conduce ricerche nel campo della spettroscopia e nel 1935  a Darmstadt  in Germania da Gerhard Herzberg, Nobel per la chimica nel 1971, con cui collabora approfondendo gli studi in spettroscopia.

Nel 1936 riceve l’abilitazione all’insegnamento universitario della Fisica sperimentale, dal 1939 insegna spettroscopia all’Università di Pisa, nel 1943 e nel 1951 vince due concorsi come professore ordinario di Fisica Sperimentale, senza purtroppo aver potuto insegnare in nessuna Università.

Lo Iacono – Sì, si è trattato di una studiosa dal profilo accademico altissimo, che ha contribuito in modo determinante alle conquiste della moderna fisica quantistica.

Purtroppo non ha ricevuto i riconoscimenti che le sarebbero spettati, ed è per questo che il mio libro si propone di restituirle l’amore e la considerazione che avrebbe meritato.

Fiore – Ho letto che “hai veramente  trovato Anna Maria Ciccone quando hai “indossato” i suoi occhi, quando hai fatto tuo il suo modo di percepire la creazione e di leggere su di essa, come se fosse un libro”. Perché?

Lo Iacono – Perché possiamo davvero immedesimarci in un altro solo quando “indossiamo” il suo sguardo, e cominciamo  fare nostro un altro punto di vista. La lettura è precisamente questo: saper interpretare i segnali della realtà, ma saperli anche ascoltare.

Fiore – Alla luce di tutto questo qual è il messaggio che Anna Maria Ciccone può consegnare oggi attraverso il tuo romanzo?

Lo Iacono – Anna Maria Ciccone è un bellissimo esempio di donna che fa semplicemente il proprio dovere in modo silenzioso e ordinario, e che di quel dovere ama ogni aspetto.

In lei non c’è differenza tra amore e dovere.

Fiore – Se potessi fare una domanda alla “tigre di Noto” cosa le chiederesti? E cosa le faresti rispondere?

Lo Iacono – Le chiederei se ha avuto paura. E le farei rispondere: sì, ne ho avuta tanta, ma la paura più grande è perdere la propria capacità di sognare.

Fiore – A pubblicazione avvenuta avresti voluto aggiungere altro al tuo libro?

Lo Iacono –   No, quando concludo un libro so di avere detto tutto, e il silenzio che ne   segue è per me un atto di accettazione delle mie  possibilità e di pura gratitudine.

Fiore – Perché l’espediente narrativo della fotografia a quasi ogni inizio di capitolo come se Anna Maria Ciccone volesse raccontare e raccontarsi sfogliando un album fotografico?

Lo Iacono –   Perché guardare le foto consente di ricapitolare l’esistenza, di leggerla con una specie di filtro e di emozione mai sopita. Nelle foto siamo noi, ma anche non lo siamo più, e questo riconoscerci e al tempo stesso non trovarci, a livello narrativo è molto suggestivo.

Fiore Il tuo romanzo ha anche un grande merito: sottolineare tutto il dispiacere per le donne cadute nel dimenticatoio e finite nel tritacarne dell’essere donna…

Lo Iacono – E sì, è il motivo per cui molto spesso nei miei romanzi mi occupo di donne che hanno contribuito in modo determinante alle conquiste dell’umanità, ma il cui ricordo è stato sommerso dal tempo e dall’indifferenza. Scriverne è sempre un atto di giustizia.

Fiore – Io personalmente, nel corso della lettura, sono stato preso da una spinta emotiva molto forte, segno di una carica umana molto particolare impressa dal tuo scrivere… come il dolore di Anna Maria per essere stata rinnegata dalla famiglia per le sue scelte che andavano in senso contrario al volere della società di Noto, la sostituzione dell’amore materno: prima con Rosa, la governante, poi con Cate, l’affittacamere di Pisa, la rinuncia all’amore silenziato per Herzberg, compensati dalla gioia del dono inatteso di una bambina portata “in gestazione da un corpo che è quello dalla Storia”.  

Lo Iacono – Grazie infinite… in effetti il tema della maternità, del sacrificio, e in generale dello scontro con un mondo che genera solitudine ed emarginazione è molto forte all’interno del romanzo.

Fiore – In conclusione, cara Simona, mi sento di dire che il tuo libro è sì un romanzo, ma un romanzo fatto di poesia, sensibilità, pathos, umanità che sono le parole chiave con cui hai tirato fuori dal cilindro del dimenticatoio della storia una donna, la donna Anna Maria, e una professoressa, la professoressa Ciccone.

Lo Iacono – Ti ringrazio davvero moltissimo! Spero proprio che la professoressa e la donna possano piacere ai lettori!

Fiore – Ora, cari lettori di ScrepMagazine, tocca a voi… acquistare il libro di Simona Lo Iacono, immergervi nella sua lettura e scoprire altre parole chiave con cui interpretare Anna Maria Ciccone e farla conoscere come donna e come eroina di cultura a un pubblico sempre più vasto. Io ne sono uscito arricchito…

Ecco in linea il neo Sindaco di Noto, Corrado Figura.

Fiore – Si sente orgoglioso di essere il Sindaco della città che ha dato i natali ad Anna Maria Ciccone?

Figura – Sono più che orgoglioso di ricoprire l’incarico di sindaco di Noto, città che ha dato i natali a molti concittadini illustri tra cui, appunto, Anna Maria Ciccone.

Una donna forte che in un’epoca decisamente diversa dall’attuale, molto tempo prima del discorso testamento di Steve Jobs alla Stanford University, seppe essere affamata e folle (stay hungry, stay folish – 12 giugno 2005).

Affamata del sapere che avrebbe in seguito trasmesso a diverse generazioni di studenti, e così folle da proiettarsi nei primi anni del 1900 in un ambiente, quello universitario e scientifico, poco incline al confronto con l’universo femminile. Un’epoca di ostinati pregiudizi.

Fiore – Ciò che mi sembra strano, direi assurdo, della vicenda Ciccone è il ritardo con cui la sua storia è venuta a galla… e diciamolo, in tutta tranquillità e senza alcuna ombra di smentita, per pura casualità!

Infatti se non ci fosse stata la ricerca del neurofisiologo sperimentale Marco Piccolino presso l’archivio storico dell’Università di Pisa sulle razzie naziste del 1944 per accertare l’identità di tale Dessauer implicato nella razzia all’Istituto di Fisiologia non si sarebbe arrivati a scoprire il personaggio di Marianna Ciccone e l’evento che la vide protagonista nella difesa dell’Istituto di Fisica contro gli ufficiali tedeschi, tra i quali doveva esserci quasi certamente il Dessauer, oggi non staremmo qui a parlare della “tigre di Noto”.

Secondo  lei, come mai  tutto  questo  silenzio  calato  su  una  donna  dalla  forte

personalità e dotata di un fascino molto particolare?

Figura –  L’idea che mi sono fatto è che la professoressa Ciccone sia stata nel corso della sua esistenza poco interessata ad attività che si discostavano dalla ricerca, dallo studio e dall’insegnamento.

Aggiungerei che, proprio in virtù delle sue priorità, tendesse a non apparire proprio per tenere viva quella patina di protezione che le avrebbe consentito autonomia di azione. 

Fiore – Oggi, grazie al romanzo storico “La tigre di Noto” della scrittrice –magistrato Simona Lo Iacono, la sua concittadina è tornata prepotentemente alla ribalta e come donna e come professoressa, imponendosi in un mondo accademico completamente in mano al mondo maschile e come eroina che con la sua forza e il suo coraggio riuscì a salvare, nel 1944, i testi ebraici della biblioteca dell’università di Pisa dai nazisti che volevano requisirli e poi distruggerli.

Una bella pubblicità per la sua Noto… 

Figura – Noto è in debito verso questa concittadina. Piuttosto che ricercare un mero ritorno pubblicitario, noi dobbiamo rendere merito a questa figura che, oltre che brillare   nel   suo   ambito,   fu   nobile   portatrice   di   ideali   e   sani   principi.   Fu   una ricercatrice scrupolosa, collaborò con Gerhard Herzberg che si sarebbe aggiudicato il Nobel per la chimica nel 1971, e, come Lei stesso dice, mise a rischio la sua stessa vita rinunciando nell’estate del 1944 di lasciare l’edificio che ospitava l’Istituto di Fisica a Pisa evitando che fosse razziato dalle truppe naziste. Una grande donna! 

Fiore – Alla luce di tutto questo come la sua Amministrazione intende far conoscere sempre più le gesta culturali e da eroina di Anna Maria Ciccone? 

Figura – Sollecitato da Toponomastica Femminile, un’associazione che vuole restituire visibilità alle donne che hanno contribuito in tutti i campi a migliorare la società, ho in mente di dedicare una delle sale comunali a questa prestigiosa figura.

Ma ho già messo in agenda nuovi incontri per mettere in atto un’azione che sappia dare il giusto merito alla professoressa Ciccone.

Ne parlerò anche alla costituenda Consulta Femminile a cui con sto lavorando di concerto con la nostra assessora alle pari opportunità, Adriana Della Luna. 

Fiore –  Sindaco, La ringrazio tanto, a nome del direttore editoriale e della redazione tutta di ScrepMagazine, per la sua disponibilità con l’augurio di poter essere presenti a qualche evento in onore di Marianna Ciccone che la Sua Amministrazione andrà ad organizzare.

Sarà, almeno per me, l’occasione per visitare finalmente la sua nobile città.  

Tanto buon lavoro per il  suo quinquennio  amministrativo appena cominciato… 

Figura –  Sono io che ringrazio Lei e ScrepMagazine. Sarà mia cura informarvi delle decisioni assunte a riguardo, e sarà oltremodo un piacere ospitarvi nella nostra bellissima città. A presto. 

                                                                                                 Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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