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la giornalista Letizia Magnani

Letizia Magnani è giornalista professionista, comunicatrice e scrittrice.

Si occupa dell’ufficio stampa e della comunicazione di importanti realtà imprenditoriali, esperta di comunicazione istituzionale, politica, turistica, enogastronomica.

È stata la responsabile delle relazioni esterne del Centro Pio Manzù.

Ha scritto oltre dieci libri, occupandosi per lo più di storia turistica, enogastronomica ma anche di questioni economiche e finanziarie, collaboratrice di numerose testate nazionali.

Fiore: Il CONVID-19 ha infiammato il dibattito politico sulla necessità di riscrivere le regole dell’Europa. Qual è il suo pensiero?

Magnani: Il tema della riscrittura dell’Europa emerge oggi in maniera molto forte ma è da tempo che occorre  riscrivere le regole, almeno dal dopo crisi Grecia.

Quando molti di noi dicono “riscrivere le regole dell’Europa” intendono che occorre ripartire dall’Europa dei popoli per rivedere l’Europa che attualmente è  invece quella della moneta.

Quindi occorre anteporre i temi dell’identità comune, della cultura e della società europea, senza dimenticare i diritti umani, troppo spesso ignorati, soprattutto dai paesi entrati nell’ultimo allargamento, nei confronti, per esempio, dei migranti, al tema della moneta e del mercato unico, che comunque sono importanti.

Fiore: Mes o Eurobond?

Magnani: Il Mes è uno strumento che la comunità europea si è data per poter finanziare gli Stati che ne abbiano necessità.

In questa occasione, trattandosi di una crisi senza precedenti e planetaria, gli Stati aderenti hanno valutato di concedere prestiti ai Paesi che ne abbiano bisogno, senza condizionalità, per le spese di carattere sanitario e umanitarie.

Quindi è sicuramente uno strumento utile ed è bene potervi accedere, senza condizionalità.

E’ in corso il negoziato per stabilire proprio i parametri della richiesta.

All’Italia, che ha versato nel fondo ad oggi circa 14 miliardi, ne spetterebbe oltre 30, coi quali si potrebbero coprire molte spese sanitarie e umanitarie dell’emergenza, come l’assunzione di personale sanitario e l’acquisto del materiale, come mascherine, camici, guanti, ma anche medicinali.

Insomma spese sanitarie e umanitarie.

Il no aprioristico del governo francamente non si capisce, tanto più perché il tasso del prestito sarà vicino allo zero e perché non ci saranno condizionalità.

E’ evidente, però, che questo è solo uno degli strumenti e che senza dubbio un altro, assieme alle azioni messe in campo dalla banca centrale europea, saranno gli Eurobond.

Ovviamente gli Eurobond andranno a coprire il nuovo debito pubblico degli Stati e non quello precedente: questo è quanto è stato deciso in Europa.

D’altra parte è giusto che sia così. Non possiamo infatti pensare di spalmare il debito pubblico pregresso degli Stati negli Eurobond che si dovessero andare a progettare per l’emergenza.

Fiore: Come giudica la comunicazione del Presidente del Consiglio in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica?

Magnani: E’ una domanda molto ampia che sarebbe meglio e naturalmente  analizzare a bocce ferme e terminata l’emergenza. Certo, quello che salta agli occhi è il fatto che il Presidente del Consiglio abbia scambiato Facebook e quindi un mezzo di comunicazione  privato, per la comunicazione istituzionale, che va indirizzata in prima battuta su altri canali.

In primis, ovviamente al Parlamento e dopo sicuramente alla TV di Stato, ai mass media in generale,  compresi quindi i giornali e i social. Salta anche agli occhi la confusione sulla comunicazione e anche il fatto che sia stata quasi sempre una comunicazione unidirezionale,  senza contraddittorio e senza domande.

Anche altri Stati erano e sono in emergenza come noi, eppure in Germania, in USA la comunicazione istituzionale si è mossa su canali corretti nelle forme, nei tempi e nei contenuti.

Le conferenze stampa dei primi ministri o dei presidenti, nel caso di Trump, per esempio, sono aperte ai giornalisti accreditati e si svolgono con domande vere, su temi veri, senza il clima da operetta nazional-popolare in perenne emergenza che invece c’è stato in Italia.

Fiore: Perché?

Magnani: Difficile dare una risposta. 

Forse poca conoscenza del mestiere, del ruolo, dell’opportunità, forse panico?

Non saprei. Inoltre nessuno negli altri Paesi ha mai emesso comunicazioni unidirezionali.

Trump scende ogni giorno nella sala della conferenza stampa della Casa Bianca e assieme ai suoi tecnici informa sull’emergenza i giornalisti e quindi il Paese sullo stato di avanzamento e risponde alle domande, a tutte le domande. 

In estrema sintesi ritengo che la comunicazione istituzionale sia stata mal gestita, e che abbia creato molta più confusione del dovuto e anche molto malcontento. 

Fiore: Emergenza da Covid-19 e informazione: la TV, i giornali e i giornalisti stanno facendo solo comunicazione o anche informazione?

Magnani: L’emergenza ha dimostrato quanto un’informazione di qualità sia fondamentale, tanto più in una situazione di crisi. Ritengo pertanto che i giornali, le TV, le radio e anche i siti si siano comportati bene, assolvendo al meglio alla loro funzione, ovvero quella di mediare fra la realtà dei fatti e i lettori. Va però detto che siamo stati di fronte, soprattutto nelle televisioni, ma non solo, ad una overdose di informazioni, spesso non verificate e spesso non di alta qualità: il che è diventato infodemia.

L’infodemia è un fenomeno simile alla pandemia, nel senso che è un eccesso di informazioni non verificate che possono anche essere  fake news e che possono contraddirsi fra di loro, come purtroppo è successo, soprattutto, ripeto, con le televisioni.

Tutto ciò crea una situazione di rumore e questo evidentemente non giova.

Detto ciò l’informazione di qualità ha dimostrato di essere fondamentale e di rimanere un punto di riferimento assolutamente importante per tutti i cittadini. 

Fiore: La sua definizione di comunicazione.

Magnani: La comunicazione è un grande insieme dentro cui stanno tante cose, fra cui la pubblicità, i mezzi di comunicazione, come la televisione, i giornali, la radio, il web e quindi anche i social media, l’informazione e molto altro. 

Comunicare significa mettere in comune, cioè condividere dei significati, dei contenuti.

Fiore: La sua definizione di informazione

Magnani: Informare significa mettere in forma, dare una forma al reale.

L’informazione di qualità fa della verifica delle fonti uno dei suoi cardini essenziali e nella selezione delle notizie nello spazio e nel tempo dà un senso non solo narrativo ma anche informativo del reale.

Il giornalista è colui che media fra la realtà dei fatti e i lettori e ha l’obbligo categorico di verificare sempre le sue fonti nel corso  della stesura dell’articolo, del servizio e cercare la forma migliore del come porre la notizia ai propri lettori. 

Quindi continuare a vigilare fino a che la notizia non esce effettivamente sulla carta stampata, sulle TV, nelle radio, nel web. 

Questo fa parte degli obblighi etici della professione.

Diffondere una notizia non verificata ovviamente va contro quella che è l’etica alla quale i giornalisti professionisti, ma anche i pubblicisti e i  praticanti  sono tenuti a rispondere ogni giorno.

Fiore: La presenza di Facebook sul mercato quanto ha influito sul linguaggio dei giornalisti e di conseguenza dei giornali?

Magnani: Non credo che Facebook e i social media abbiano influenzato ed influenzino il linguaggio dei giornalisti e dei giornalisti.

Credo che i social media abbiano evidentemente cambiato, per alcuni aspetti, il mestiere stesso nella forma, nel contenuto, nei tempi. 

Il punto di tutta la vicenda è che i social media non si sostituiscono ai giornali e all’informazione, perché quello che l’utente non professionista scrive sui social o posta è la sua auto-rappresentazione del mondo.

Naturalmente anche i giornalisti e i giornali usano i social facendone un uso funzionale alla propria professione, usandoli per esempio come fonti ma rispondendo naturalmente sempre ai codici etici della professione.

Fiore: Quanto i mass media sono utilizzati dal potere politico quali mezzi di controllo sociale e di controllo per  spingere il cittadino verso determinati comportamenti per addormentarne la coscienza sociale e civile e ottenerne un vantaggio di parte?

Magnani: La domanda così posta mi sembra onestamente un po’ capziosa, nel senso che il giornalismo, i media, la comunicazione fanno parte evidentemente del sistema e il tema ha a che vedere con il potere e con l’opinione pubblica.

Il giornalismo essenzialmente deve restare il cane da guardia del potere, dall’altro lato la comunicazione, in particolare quella istituzionale e politica, è uno strumento che il potere ha per comunicare con i cittadini, con la stampa, con il mondo.

Il tema del potere rimane importante per tutti noi e quindi è fondamentale che ognuno faccia il proprio mestiere, possibilmente bene e  con senso di responsabilità.

In sintesi, dico sempre che il giornalismo serve a svestire il reale e quindi ad arrivare al nocciolo delle questioni, la comunicazione invece a vestire il reale di senso e a rendere il nocciolo di una questione più ricco, con il make-up, infiocchettato.

Si può fare bene e con la schiena dritta entrambi i mestieri, l’importante è che a farli siano professionisti che fanno dell’etica e dell’onestà il proprio faro.  

Fiore: Il suo parere sulla scelta di indebolire la cabina di regia sulla comunicazione emergenziale.

Magnani: Sono state chiamate nella commissione persone di grande intelligenza e di grande professionalità: ritengo quindi che sia stata una cosa positiva, soprattutto in emergenza, per stigmatizzare quelli che sono i vizi dell’infodemia e alcuni problemi come appunto le fake news.

Fiore: Stiamo vivendo la stagione della Scienza e della competenza: potrebbe essere un errore gigantesco lasciare a singoli medici il compito di una comunicazione a volte in netta contraddizione?

Magnani: Sì, certamente lo è!

Ci siamo resi conto in questa situazione di quanto ancora ci sia da fare nel mondo sia della comunicazione sanitaria che di quella istituzionale che è soprattutto della comunicazione di emergenza. Ci sono stati, però, anche casi assolutamente positivi come l’ottima comunicazione dell’Asl di Piacenza”.

Fiore: Bonomi alla Confindustria: tempi duri per il Governo?

Magnani: Francamente non capisco la domanda, l’aver indicato un imprenditore della levatura di Bonomi, dopo un imprenditore importante come Boccia, alla guida di Confindustria non può che far bene all’associazione e verosimilmente anche al Paese”.

Fiore: E a proposito di Governo: meglio un Presidente piacevole, bello e sensuale ad ascoltare il mondo femminile o un Presidente ruvido, meno bello ma più concreto e più puntuale nelle conferenze stampa?

Magnani: Non mi sono mai occupata di gossip e certo non inizierò ora; mi sembra una domanda francamente mal posta, credo invece che serva a tutti noi una politica seria, attenta e attuata da politici preparati.

Fiore: OMS e Iss: a mio avviso hanno parlato troppo. Secondo lei?

Magnani:- Credo che soprattutto l’OMS abbia nella fase iniziale commesso alcuni errori di comunicazione, mentre ritengo che la comunicazione di Iss sia stata mediamente ben fatta.

Fiore: Dall’attualità ai suoi libri: il libro più bello, più intrigante che ha scritto?

Magnani: Grazie per la domanda, ma diciamo che, in un contesto così complicato e con un’oggettività così importante del dolore, credo che occorre rimanere su questo tema.

Sicuramente le storie sono utili e aver lavorato in questi anni sulla ricerca e la scrittura di molte storie, per i giornali e anche per i miei libri, è stato utile per comprendere il presente, per analizzarlo, e anche per avere magari qualche possibilità di visione in più sul futuro.

Fra i miei libri ce n’è uno dedicato alla crisi economica finanziaria dell’Europa e della Grecia ‘La lezione greca’, di Castelvecchi editore,  che oggi torna di grande attualità, visto che stiamo vivendo una crisi ancora più profonda.

Fiore: A cosa sta lavorando?

Magnani: A molti articoli e a nuovi progetti editoriali.

Fiore: Una ricetta per i lettori di ScrepMagazine…

Magnani: L’unica ricetta che mi sento di dare è quella di un piatto tanto amato: i passatelli fatti con pane, il Parmigiano Reggiano, uova, noce moscata e una grattugiata di limone.

In questo momento, infatti,  occorre ancorarsi al reale e avere una visione di futuro ma nessuno di noi può dire di avere la ricetta giusta in tasca.

Io mi accontenterei di poter far bene quello che so fare e  restarci concentrata con il cuore e la testa. 

Un grazie a Letizia Magnani, che so particolarmente impegnata, per questa franca e sincera intervista e per la ricetta dei passatelli…domenica sarà il mio pranzo!

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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