Daniela Marzano, giornalista  e Presidente dell’Apuania Film Commission

Venerdì, 8 maggio 2020: è ancora il tempo del Coronavirus, delle visite turistiche e interviste in virtuale.

Eccomi, oggi,  a Massa, in Toscana, con Daniela Marzano.

Massa è capoluogo della provincia di Massa-Carrara, ai piedi delle Alpi Apuane.  

Un nucleo urbano costituito da tre parti distinte: Massa Vecchia, su una modesta altura attorno all’antico castello dove trovarono rifugio gli abitanti di Luni, con vie strette e tortuose; Massa Nuova, risalente al periodo ducale, caratterizzata da una pianta geometrica con ampi viali; la terza si espande verso la località balneare di Marina di Massa, nata nella fase postunitaria.

Ricordata la prima volta nell’882, nel 10° sec. divenne curtis dei vescovi di Luni.

Nell’11° sec. se ne impadronirono gli Obertenghi, che costruirono in posizione elevata il borgo fortificato detto poi Massa Vecchia.

Successivamente questo borgo passò dai suoi fondatori alla Chiesa, ai Lucchesi, Pisani, Milanesi e Fiorentini, finché nel 1442 ne ebbero definitivamente la signoria i Malaspina di Fosdinovo.

Nel 1557 Alberico I Cybo-Malaspina fece edificare ai piedi dell’antica fortezza la capitale del suo nuovo Stato, Massa Ducale, alla quale fu conferito dall’imperatore Ferdinando II nel 1620 il titolo di città, e nel 1823, da Leone XII, la dignità di sede vescovile.

Il palazzo Cybo-Malaspina (oggi palazzo della Prefettura), iniziato nella seconda metà del 16° sec., fu compiuto solo in età barocca.

Il duomo del 15° sec. fu completamente rimaneggiato nel 17° sec. e ha una facciata moderna.

La rocca medievale ha un palazzo rinascimentale di Nicolao Civitali (principio del 16° sec.).

Massa, come bellezza,  non è solo il centro storico.

E’ anche il Castello Malaspina, un vero e proprio fortilizio dal quale si gode uno dei più bei panorami sulla città, sulle Apuane e sulla riviera e il Museo Etnologico delle Apuane, originariamente costituitosi da una collezione di materiali sulla civiltà agricola-pastorale lunigianese.

Il museo, gradualmente ingranditosi nel corso degli anni, oggi raccoglie più di diecimila pezzi sulla vita e sulle tradizioni popolari della Lunigiana, della Garfagnana e della Versilia.

In questo contesto incontro Daniela Marzano, docente di ruolo e giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana, da decenni si occupa di Nuove Tecnologie per la Didattica, sia come formatrice che consulente.

Attualmente distaccata dall’insegnamento è Membro dell’Equipe Formativa Territoriale del MIUR per lo sviluppo del Piano Nazionale Scuola Digitale e collabora anche come cronista per  il quotidiano Il  Tirreno (gruppo Gedi Gruppo editoriale l’Espresso).

Laureata in Formatore Multimediale (Scienze della Formazione) con specialistica in Cinema, Spettacolo e Produzione Multimediale (Lettere e Filosofia), da cinque anni è Presidente dell’Apuania Film Commission, associazione no-profit creata per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico del territorio nel quale vive e opera, la provincia di Massa, Carrara e Lunigiana.

Cura particolarmente la rivalutazione dei cinema e dei teatri abbandonati con progetti di rilancio a vantaggio della rivitalizzazione dei centri storici e l’impatto ecosostenibile degli eventi di spettacolo.

Da anni si occupa anche di editoria, comunicazione digitale e realizzazioni grafiche (web Mastering, brochure, loghi, prodotti multimediali etc.).

Attualmente è laureanda in Nuove Tecnologie per l’Arte presso Accademia di Belle Arti di Carrara e tra i progetti in cantiere c’è l’EXPoint – Exhibition Space, uno spazio per artisti emergenti (da fornire con inclusa un’app personalizzata compresa di realtà aumentata come catalogo) per la cui realizzazione è stato aperto uno specifico crowdfunding all’indirizzo https://www.produzionidalbasso.com/project/expoint/,  purtroppo fermatosi a causa del COVID.

Fiore: Il COVID-19 nella tua zona…

Marzano: La provincia Apuana, dal punto di vista sanitario, è inclusa nell’area vasta del Nord Ovest che comprende le province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno.

Fortunatamente la Regione Toscana ha fatto tesoro degli errori commessi dal Nord Italia nell’affrontare la pandemia ed ha messo in campo delle strategie che hanno consentito di limitare i danni.  

I casi totali registrati sino ad oggi 8 maggio sono 9.721, con un numero di guariti pari a 4.199 e di decessi 930.

La provincia apuana ha retto abbastanza, nonostante tutte le polemiche insorte riguardo alla chiusura dei due nosocomi di Carrara e Massa (in realtà obsoleti e non a norma), a favore di un ospedale per acuti, il NOA, che di fatto ha funzionato e sta funzionando ancora come ospedale normale.

Purtroppo la provincia detiene il primato per numero di contagi in tutta la Toscana (524 casi x 1000 abitanti, mentre Firenze ne conta 326 e Livorno, la più bassa, 159).

I decessi sono 134, numero alto vista la sua dimensione: dato sconfortante, però,  è che un gran numero di essi viene dai piccoli comuni della Lunigiana.

Fiore: Il motivo di questi primati?

Marzano: Dovremmo chiederlo agli esperti, ma non è assolutamente da escludere la componente turistica, visto che molti abitanti del Nord-Italia hanno una seconda casa sulla costa apuana o tra le colline lunigiane.

Fiore: Non ritiene che in questo tempo di  pandemia ci sia una sorta di demonizzazione dei dati?

Marzano: Ne sono convinta.

La vera informazione ne è uscita con le ossa rotte, complici i social che hanno consentito a tanta gente di dare il peggio di sé e le fake news che hanno giocato sporco nel passare le notizie.

Gli stessi canali ufficiali, giornali e telegiornali, non hanno saputo dare certezze,  intervistando virologi o esperti con teorie o soluzioni spesso anche in contraddizione, vista la novità di questa pandemia.

Fiore: Possiamo dire che il web con l’avvento del COVID-19 abbia sancito, come non  mai,  una netta differenza tra informazione e comunicazione?

Marzano: Secondo il mio parere assolutamente sì! La velocità di cui si cibano i social ha permesso loro di rendere virali fotomontaggi, interviste fasulle, notizie pubblicate anni prima e non più attuali, notizie false create ad hoc.

Un aspetto ancora più dannoso delle bufale sono state a mio avviso le diatribe scatenatesi sui social, e trasformatesi in vere e proprie guerre ideologiche, che hanno concretizzato il famoso detto “le parole sono peggio delle pietre”, tra i precari e gli autonomi da una parte e gli statali dall’altra definiti “col posteriore coperto”, i quali, a loro volta, in aperto scontro con i genitori e il mondo della scuola per l’ essersi trovati improvvisamente di fronte a una didattica a distanza che ha letteralmente sconvolto i metodi scolastici e le abitudini familiari.

 Aggiungo i continui botta e risposta tra blogger e opinionisti (abituati forse un po’ troppo bene a non avere contraddittori), le baruffe tra i pro e i contro Conte, lo scontro tra chi ha pubblicato dati e foto vere e chi li ha accusati di seminare allarmismo e terrorismo e chi, a sua volta, è stato contestato e accusato di aver preso sottogamba la pandemia.

Fiore: Una vera ed autentica guerriglia insomma…

Marzano: Per non parlare di chi ha incitato alla ribellione contro il Governo ritenendo che lo stesso avesse utilizzato forme anticostituzionali imponendo la chiusura delle attività e il distanziamento fisico con la conseguente perdita delle libertà individuali dimenticando che  l’art.32 della Costituzione dà pieni poteri allo Stato ai fini della tutela della salute dei cittadini.

Fiore: Altro?

Marzano: Non serve proseguire o andare oltre anche se una riflessione va fatta.

I positivi, quelli dal bicchiere mezzo pieno, hanno provato ad ipotizzare che l’esperienza Covid ci potrà rendere tutti migliori: io sostengo che  forse lo potremmo diventare se riuscissimo a renderci un pochino meno schiavi dei social e dei pregiudizi che in essi dilagano, o forse se imparassimo una volta di più il rispetto per gli altri e le loro opinioni.

Fiore: Facciamo qualche passo in avanti in questa chiacchierata. Vuole?

Marzano: Forza, avanti…quando si balla, si balla!

Fiore: Manuel Castells, sociologo spagnolo naturalizzato statunitense, mette a confronto la velocità odierna della comunicazione con il ritmo di cambiamento degli anni passati e afferma:

«Negli Stati Uniti la radio ha impiegato trent’anni per raggiungere sessanta milioni di persone, la televisione ha raggiunto questo livello di diffusione in quindici anni; internet lo ha fatto in soli tre anni dalla nascita del world wide web». Il suo parere…

Marzano: Da anni i sociologi si sono occupati del rapporto delle persone con i nuovi media, arrivando persino alla loro classificazione in “nativi”, che parlano fluentemente il linguaggio dei nuovi media, senza che gli sia mai stato loro insegnato, in “immigrati”, coloro che loro malgrado si sono trovati immersi in un mondo digitale prima sconosciuto ed infine gli “ignoranti” digitali, la terza generazione del rapporto con i media, più pericolosa delle altre.

Infatti è il digital divide che dovrebbe preoccupare oggi più di ogni cosa, perché il rapporto con le tecnologie si basa principalmente su una questione di attitudine mentale, piuttosto che sulle reali competenze tecniche possedute.

Fiore: Chi sarebbero per esattezza gli “immigrati”?

Marzano: Gli “immigrati” sono quelli della generazione cresciuta con una televisione a canale unico (forse due), con la musica suonata in analogico tra nastri e vinili, nella cui categoria si è stati inclusi più per questioni anagrafiche che per competenze.

Fiore: Mi sta parlando per puntualizzare  della parte anziana del corpo insegnante?

Marzano: Non necessariamente è un fatto anagrafico, anche se vantiamo il corpo insegnante più anziano d’Europa.

Il  problema che è emerso in materia di DAD (che io riporterei alle classiche diciture e più corrette di FAD o e-learning) e riguarda l’atteggiamento della gran parte degli insegnanti dotati di formazione umanistica non particolarmente “portati” per la tecnologia in senso lato.

Ovvio questo non vale per tutti.

Negli anni, infatti, ho formato insegnanti di tutte le tipologie. Alcune sono state motivate al punto di arrivare a programmare applicazioni per il sostegno, fare progetti di robotica o creare audiovisivi, ma ho visto anche persone frequentare gli stessi corsi anno dopo anno, motivate soltanto nelle tre ore di lezione in presenza poi disinteressarne al punto da dimenticare completamente le nozioni apprese al corso.

Altrettanto hanno inciso le scelte formative che negli anni si sono orientate in altri campi come i BES, le competenze o le metodologie in generale, ignorando molto spesso l’offerta formativa sulle tecnologie per la didattica che si è andata negli anni affinandosi sempre di più, con la possibilità in molti casi di facilitare il lavoro stesso dei docenti.

Le TIC, Tecnologie della Informazione e della Comunicazione,  hanno sempre spaventato: mentre avere a che fare con tematiche legate al metodo o ai BES non fa evidenziare particolari lacune pregresse, provare a cimentarsi con un mondo di clic, menù e azioni che spesso e volentieri non portano a quel che si vuole ottenere, fa emergere un’ansia da prestazione che blocca tutti gli “accessi mentali”, alzando sempre di più il muro divisorio con i “nativi” digitali.

Fiore: …”nativi” digitali che sarebbero i nati dal 1990 in poi, che erano piccoli quando Internet iniziava a fare capolino nella vita di tutti i giorni, destinandola a cambiarla radicalmente.

Marzano: Era l’epoca dell’avvento dell’ipertestualità e dell’ipermedialità: per la prima volta era permessa un’autonomia di percorsi di apprendimento in base a interessi e volontà.

Un bambino con in mano un “giocattolo interattivo tecnologico” non ha mai fatto corsi per imparare ad usarlo, perché con il metodo “prove ed errori” è sempre arrivato facilmente a maneggiare ogni tipo di programma, di menù o funzione.

I videogiochi hanno reso tutto più facile perché hanno reso questi strumenti ancora più familiari.

Per gli “immigrati” digitali, cresciuti a corda, elastico, costruzioni o bambole non è stato invece così.

Gli “ignoranti” digitali, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, sono invece i millennials, gli smanettoni da tastiera, cresciuti a pane, Internet e device, immersi in un mondo social che frequentano ad una velocità tale da non saper distinguere una notizia da una pubblicità online, da non preoccuparsi dell’attendibilità delle notizie che leggono perciò facilmente ingannabili dalle fake news, che non si pongono il minimo problema sul trattamento dei propri dati personali che regalano alla rete.

E’ questa generazione, è questa deriva digitale che preoccupa maggiormente gli addetti ai lavori e la scuola oggi più che mai è consapevole di dover considerare questo un problema prioritario per la nostra società.

Fiore: E riguardo agli insegnanti indicati e additati come gli “immigrati” digitali per eccellenza?

Marzano: Il Coronavirus ha fatto venire i nodi al pettine.

In un giorno, e chissà per quanto ancora dovranno farlo, il corpo docente si è trovato a fare i conti con quella formazione che ha sempre evitato, con la gestione di una FAD che ha stravolto il modo di programmare, con l’incapacità di capire nuovi tempi e nuovi modi su cui impostare le proprie lezioni, con problemi tecnici di connessione sia in uscita che in arrivo e utilizzo di nuove piattaforme.

Forse qualche docente si è reso conto finalmente dell’opportunità offerta dal bonus docenti, con il quale si ha avuto l’opportunità di acquistare           

negli ultimi anni tutti gli strumenti e le guide necessarie: (e pensare che in tanti  hanno invece rinunciato a spenderlo!).

Fiore: Possiamo dire lo stesso per le famiglie?

Marzano: Direi! E l’emergenza scolastica con cui hanno dovuto fare i conti ha portato a gridare all’allarme per un’Italia a due velocità tra chi può o e chi non può seguire la didattica a distanza.

Anche se le indagini ISTAT, nel periodo 2018-2019, hanno calcolato che le famiglie con almeno un minore non in possesso di un device sono solo il 14,3% della popolazione e che il 95,1% delle stesse dispone di un collegamento a banda larga.

Le connessioni mobili, invece, calcolate sulle basi dei contratti con le compagnie, nel 2019 si contano in Italia in un numero intorno agli 86 milioni, equivalente al 145% della popolazione (fonte WeAreSocial).

Se si guardasse con un po’ più di obiettività al problema, ricordando alle famiglie che il tempo speso su Whatsapp, Facebook o TikTok in realtà equivale ad una presenza in rete e che le videoconferenze e l’accesso alle app di Drive sono quasi anche più veloce su smartphone che su desktop, si potrebbe fare i conti con il problema serio di chi non ha davvero l’accesso alla rete o ad un device.

E qui parliamo delle famiglie sulla soglia della povertà, non quelle che si definiscono tali e spendono l’equivalente di un tablet in “gratta e vinci”.

Parliamo delle famiglie che vivono davvero in condizioni precarie, che non hanno una occupazione o vivono di precariato, che non hanno i soldi per un tablet al pari di quelli per un paio di stivali.

E non deve essere questo grido di allarme a giustificare l’avvento precoce del 5G, quando ancora stiamo aspettando le evidenze scientifiche della dannosità del 4G, a nove anni dalle Raccomandazioni Europee che inneggiavano al principio di precauzione togliendo la Wi-Fi dalle scuole.

Fiore: Diciamo però che la geografia italiana non aiuta! Ci sono luoghi in cui è molto difficile far arrivare la rete…

Marzano: Questo è vero… il problema è più complesso e strutturale, sicuramente non a carico della scuola.

Mi auguro in tal caso che possa essere stata raccolta e concretizzata nel sopperire alla mancanza di connessione la solidarietà digitale dei vicini di casa in possesso di banda larga disposti a metterla volentieri in condivisione con chi ne avesse bisogno.

In tutto questo va ricordato che il Governo non è stato con le mani in mano, avendo previsto un notevole investimento in device per il comodato d’uso e per potenziare la dotazione tecnologica degli istituti scolastici.

Fiore: Grazie, collega, hai aggiunto altri anelli alla catena della mia conoscenza…

Marzano: Grazie a te per avermi dato l’opportunità e il piacere di conoscere il blog ScrepMagazine e di averti intrattenuto anche sulle bellezze storiche di Massa.

Ti aspetto in Toscana per gustare dei crostini con il lardo di Colonnata…

Fiore: E io in Puglia per un piatto di orecchiette…

… a cura di Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

1 commento

  1. La tecnologia avanza nella vita di tutti i giorni e non si può più fare a meno di utilizzarla a partire dall’ambiente famigliare, fino a raggiungere la scuola e ogni ambito lavorativo. Sei sempre stata portatrice d’innovazione nel nostro Istituto Daniela, la persona a cui rivolgersi quando c’era bisogno di competenze tecnologiche, che poteva dare soluzioni certe in questo settore. Ti apprezzo come persona sempre decisa e attiva nelle sue scelte e nel portarle a termine. Sei un’amica sincera, vera, che sa ascoltare e aiutare senza fini chi ha bisogno di conforto e capace di sorprendere quando meno te lo aspetti con slanci di gratitudine. Sono felice per i tuoi meritati successi e apprezzamenti e ti auguro di raggiungere i traguardi meritati da te sognati. Con simpatia, amicizia e stima…Mariangela.

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