A brioscia cu tuppu!

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La stagione estiva ormai è arrivata, non ditemi che non l’avete notato eh!

Le temperature sono davvero alte e le uniche cose che rimangono da fare per rendere questo caldo afoso, meno fastidioso di quanto non sia in realtà, sono andare al mare e consumare cibi e bevande fresche.

Essendo siciliana non posso fare altro che pensare alla cosa più rinfrescante al mondo.

                                                         

Qual è? La granita (creazione di Francesco Procopio dei Coltelli, vissuto tra il 600 e il 700).

Ma oggi non ci soffermeremo a parlare di lei, bensì della sua accompagnatrice di fiducia: A brioscia cu tuppu!

                                                               

Uno fra i tanti patrimoni siculi, la brioche è sempre ben accetto in qualsiasi stagione, in qualsiasi momento della giornata.

Bontà nata in una famiglia nobile siciliana di Santa Teresa di Riva (in provincia di Messina), desiderosa di addentare qualcosa di morbido in cui spalmare la marmellata a colazione.

All’epoca i croissant non erano conosciuti, così si decise di realizzare questa soffice delizia che conquistò la stirpe aristocratica e tutti coloro che frequentavano la casa. Diventò presto conosciuta e divenne una delle ricette tipiche dell’isola.

È la variante siciliana del cornetto o della classica brioche, ma ciò che la differenzia da entrambi è la preparazione, gli ingredienti (farina, burro, lievito e zucchero) e l’alveolatura.

                                                             

Si dice che la brioche fu realizzata basandosi sull’immagine del seno delle donne; il tuppo, invece, sta ad indicare, con questo termine dialettale, lo chignon che usavano, e usano fare anche ora, le donne o più precisamente le ballerine.

Esiste uno scioglilingua della tradizione siciliana che narra dell’amore di due giovani ostacolato dalla madre della ragazza che aveva dei lunghi capelli raccolti sulla nuca. Come atto di ribellione, decise di tagliare quella capigliatura che faceva impazzire tutti, compreso il suo innamorato.

La madre, impietosita dal gesto, accettò l’unione tra i due.

Cu lu tupu un t’appi, senza tuppu t’appi.

Cu lu tuppu o senza tuppu,

basta chi t’appi e comu t’appi t’appi.

Una bontà della quale non potrete farne a meno una volta provata!

Chi state aspettando?

https://www.youtube.com/watch?v=JkLBWlJ6rwU&ab_channel=55winston55

Giulia Trio.

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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