Buon compleanno Raffaella!!!

Se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po’ più in la, sono un cuore vagabondo che di regole non ne ha…

E’ così che iniziava il celebre brano di Raffaella Carrà del 1978 che ebbe un successo incredibile e che ancora si sente in versione remix in discoteca…

Si io avevo pochi anni quando la guardavo in TV esplodere d’energia dal centro della mia sala da pranzo, mentre al contempo esplodeva in tutte le case degli italiani la sua incontenibile energia.

Raffaella Carrà unisce generazioni e vicende personali.

I capelli biondi come il sole di Raffaella non hanno età. La danza di Raffaella non ha età.

E se tutto sfiorisce, lei ringiovanisce perché non ha tempo.

Oppure del tempo è il collante: gli dà forma.

Spesso la Carrà ha sfiorato il culto religioso e a volte è entrata a farvi parte.

Ricordo una foto in una vetrina di un negozio di souvenir spagnolo comparivano le statuine di Gesù, quelle degli angeli e quelle di Raffaella Carrà.

Sacro e profano, com’è “prassi di Raffaella“.

Quante “Raffaelle” hanno attraversato la mia memoria? Quante immagini di lei si sono sovrapposte negli anni, senza alterarne l’icona?

La ricordo cantare Tanti auguri («Com’è bello far l’amore da Trieste in giù!») dietro a una sagoma di montagne di cartone.

La ricordo contare insieme a milioni di persone, una quantità improbabile di fagioli.

La ricordo mentre Alberto Sordi, con ironia e accortezza prossima alla venerazione nel ballo del Tuca Tuca.

E ricordo poi decine di “carrambate“.

Come nelle sfide del talent show “The Voice of Italy“, dove i suoi verdetti intrisi di buonsenso e divertito stupore non lasciavano mai indifferenti.

Raffaella è stata e continua a essere l’energia sotterranea che accende i sogni di un popolo televisivo, anche mentre gli schermi si stanno spegnendo.

E probabilmente, quando la televisione sarà un ricordo del passato, archivio di contenuti per altre forme di fruizione, Raffaella sarà qui, non importa come, né dove, ma ci sarà.
Raffaella Carrà, al secolo Raffaella Pelloni, per 56 anni ha rappresentato la TV italiana, anche all’estero esibendo una forte presenza scenica.

Tanti auguri a Raffaella … la Regina della TV compie 77anni.

La Raffa nazionale, la più famosa presentatrice italiana, dopo essersi rimessa in gioco per l’ennesima volta con “The Voice” su RAI due e poi su RAI tre con “A raccontare comincia tu”, è uno di quei personaggi che mette d’accordo tutti.

Conoscete qualcuno che abbia mai detto «a me la Carrà non piace»?

Nata a Bologna, il 18 giugno 1943, Raffaella Pelloni si diploma al Centro sperimentale di cinematografia. Sul grande schermo esordisce nel 1952, a 9 anni e con il suo vero nome, in “Tormento del passato” di Mario Bonnard. Poi qualche fotoromanzo, qualche altro film da bambina e poi, nel 1960, “Maciste l’uomo più forte del mondo“. La grande occasione arriva nel 1965 quando la Carrà interpreta, accanto a Frank Sinatra, il film «Il colonnello von Ryan».
Nel 1970 la svolta: prima sfoggia il caschetto biondo in «Io, Agata e tu» poi è al fianco di Corrado in «Canzonissima». È l’edizione che lancia il famoso ballo Tuca-Tuca che riscuote un successo straordinario anche nella versione discografica. Un ballo popolare proprio grazie all’interpretazione della Carrà che sfoggia lo scabroso ombelico all’Italia televisiva, abituata all’epoca a costumi molto più morigerati.

Da lì, decolla la lunghissima carriera di Raffaella, ed è storia della TV.

In queste settimane di quarantena per coronavirus, ho sperato che la regina della televisione facesse dirette sui social. Ho sperato invano 😞

È cresciuta con la nonna romagnola e il nonno, poliziotto siciliano. I suoi genitori si sono separati subito dopo il matrimonio. Per l’epoca era una rarità e il padre minacciava che, se non si fosse comportata bene, l’avrebbe tolta a sua madre. Bologna è il luogo dove ha vissuto, il luogo delle fatiche, del dovere, di queste cose qua. E dalla danza. A otto anni è andata via da Bologna per frequentare l’Accademia nazionale di Danza, quella di Jia Ruskaia a Roma. Sacrifici a non finire, esercizi interminabili, ossessioni.

Lei che stava sulle punte da quando aveva tre anni. Da rovinarsi i piedi.

Poi a quattordici anni la Ruskaia le dice che avevo le caviglie troppo piccole. E che avrebbe dovuto studiare fino a 28 anni. E’ scappata via. La nonna amava l’arte, il violino, la musica, il teatro. Così fece l’esame per entrare al Centro sperimentale di cinematografia. E il corso per diventare attrice.

Il più bel complimento gliel’ha fatto Pedro Almodóvar, mica uno qualunque «Raffaella Carrà non è un’artista, è uno stile».

Sì perché la ragazza, quest’eterna ragazza romagnola, piena di talento e vitalità, è un modo di affrontare la vita, un’arcitaliana schietta e fascinosa, bella e simpatica, così italiana da diventare una star internazionale, adottata da Spagna e Argentina, adorata dai gay e madrina del WorldPride, la sola cui Andy Warhol avrebbe potuto regalare un ritratto per l’eternità, come Marilyn Monroe o Jacqueline Kennedy.

Non ha eredi Raffaella perché lei è unica, inimitabile, un’icona pop e una donna coraggiosa e con i piedi ben saldi per terra, anche se la cosa può sembrare ridicola per una che balla da una vita.

Raffa fu un tornado di capelli, bacini e ombelichi, e sguardi che trafiggevano i cuori, che mai si era vista una cosa più erotica in tivù, le sue mosse invitavano al peccato, all’amore, quello libero e anche sconveniente, se necessario, ma pur sempre amore, amore e divertimento, eros e vita.

Nel Tuca tuca Iei ci mise la sua carica, la sua allegria contagiosa, l’aria di una che si diverte a fare quello che fa, il desiderio di vivere senza pregiudizi, a testa alta, una sigaretta sempre accesa tra le dita, la musica di Hair come colona sonora.

Raffaella Roberta Pelloni, questo il suo nome intero, è passata da Hollywood a Bob Sinclair che remixò uno dei suoi più grandi successi, “A far l’amore comincia tu“, fino a “The Voice“: showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice, autrice, e l’elenco finisce qui perché non ha tempo di fare altro. Una donna moderna, dei tempi nostri, anzi di quelli che vorremmo fossero, i tempi nostri, aperti e tolleranti e generosi, cresciuta senza un padre, ma con due donne, mamma e nonna.

Lei dice “Facciamo uscire i bambini dagli orfanotrofi! Avranno due padri o due madri, io le ho avute e allora… sono venuta male?

No, non è venuta male, le vogliamo bene tutti, il mondo stravede per questa ragazza allergica al matrimonio e alle convenzioni.

Angela Amendola

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