Una serata coi “Teppisti dei sogni” in concerto

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Una serata con i Teppisti dei Sogni: tra nostalgia, improbabili acuti e belati vocali.

Sabato sera, ore 22: il cielo sopra la piazza davanti la piccola chiesa di San Giuseppe è punteggiato di stelle,la luna piena e tutto intorno di ciabatte ortopediche.

La folla si raduna con entusiasmo e un pizzico di artrosi, per il grande evento: il concerto dei Teppisti dei Sogni, la leggendaria band italiana che ha fatto innamorare generazioni intere… e ha causato qualche divorzio per eccesso di sentimentalismo.

Appena arrivati, si viene accolti da un profumo misto di dopobarba vintage e lacca da battaglia per le signore più attempate ma belle.

Le signore sfoggiano pettinature che sfidano la gravità e gli uomini indossano camicie che non vedevano la luce dal 1976. C’è chi ha portato la foto del primo amore, chi una rosa finta, e chi semplicemente la speranza di sentire “Piccolo fiore dove vai” senza piangere troppo. La piazza si riempie lentamente, come un download con la connessione lenta. Arrivano in coppia, in gruppo i più giovani.

C’è chi ha portato la sedia e chi ha già pronto il ventaglio per affrontare l’emozione.

I Teppisti salgono sul palco accolti da un boato che fa tremare le dentiere e luccicare gli occhi di molti dietro gli occhiali. Il cantante saluta. Il pubblico è in delirio. Alcuni cantano, altri si limitano a muovere le labbra per non rischiare di svenire. Qualcuno alza le mani, altri si limitano a muovere il piede.

Il boato è sincero.

Un signore esclama: “Questa la ballavo con la mia Teresa… quando avevo i capelli e lei la pazienza.”
A metà del brano “Tu amore mio”, ho visto un signore chinarsi sulla sua dolce compagna: una donna molto bella seduta su una sedia, con lo sguardo perso in un presente che non riconosce più.

Con mano carica d’amore, le ha accarezzato il viso, quasi a sussurrarle che, in quel momento, era ancora la sua sposa di sempre. Lei, avvolta nella sua malattia, l’Alzheimer, che le ha cancellato persino i volti dei figli e nipoti non ha risposto con le parole, ma ho visto il riflesso di un ricordo balenare nei suoi occhi.

In quel gesto silenzioso, la musica si è fatta carezza, e ho dovuto trattenere le lacrime.
In quel momento ho capito che la forza dei Teppisti dei Sogni non sta solo negli acuti, ma nelle storie d’amore che sopravvivono al tempo e alla memoria.

Dopo due ore di emozioni, acuti che sfidano la fisica e testi che parlano di cuori infranti e sogni perduti, arriva il gran finale. Il pubblico alza le mani che le mani tremano ma battono forte. Qualcuno urla “Un’altra! Un’altra!” e i Teppisti, commossi, regalano un ultimo brano.

È il trionfo di Piccolo fiore dove vai ,la storia d’amore più bella, e anche se la grammatica vacilla, il sentimento è autentico.

Con  “Piccolo fiore dove vai” , le coppie si stringono, ondeggiano, si guardano negli occhi. Alcuni ballano con la moglie di sempre, altri con la badante, altri ancora col nuovo amore, e tutti con la nostalgia. I movimenti sono lenti, ma pieni di sentimento. Un passo, un battere di piede e mani e una pausa per il mal di schiena.

Una signora canta a squarciagola con la voce di chi ha vissuto ogni strofa. Il marito, accanto,l’abbraccia.
Uscendo dalla piazza , si respira un’aria di dolce malinconia.

I Teppisti dei Sogni hanno fatto il loro dovere: hanno riportato tutti indietro nel tempo, tra banchi di scuola, primi amore, lettere scritte a mano e cassette registrate col dito pronto sul tasto REC.
E mentre qualcuno cerca la macchina dimenticata nel parcheggio, una signora dice: “Che belli i sogni… anche se ormai russano per noi “…

Ieri sera, anche se le corde vocali non sono più quelle di una volta, il cuore di tutti ha cantato forte.
Perché la musica dei sentimenti non ha età

Uscendo dalla piazza, tra sorrisi e ginocchia scricchiolanti, una signora dice:
“Che bello tornare giovani… anche solo per una sera.”
E ha ragione. Perché la musica anni ’70 non è solo nostalgia: è resistenza, romanticismo e un pizzico di follia. E se il cuore batte ancora al ritmo dei Teppisti dei Sogni, allora sì, la giovinezza è una questione di spirito.

Anche se il collo ha bisogno di una pomata per la cervicale ed io di un divano per tante ore in piedi .

Angela Amendola

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