Solitudine ed autoinganno: una fragile armonia

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“Quell’amore e la devozione del padre erano ricordi che allietavano la solitudine della signorina Nightingale e davano una certa struttura alla sua vita. La gioia che provò quando il suo nuovo allievo suonò per lei, invece, apparteneva al presente, era fresca, nuova e intensa: mai prima aveva percepito del genio in un ragazzo.”

L’allievo della maestra di pianoforte (William Trevor)

Elizabeth Nightingale aveva circa cinquant’anni. Donna  curata nella persona e dai modi gentili, riteneva  di essere stata una donna fortunata nella sua esistenza. Aveva una casa di proprietà e lavorava come insegnante di pianoforte. Attività che le dava una certa serenità economica. 

Era rimasta orfana di madre appena nata ma, nonostante la precoce perdita, il padre, uno chocolatier, l’aveva cresciuta da solo, circondandola di attenzioni ed amore.

Nella casa, in salotto, era posizionato il pianoforte, pieno di ricordi. Immagini che spesso addolcivano i suoi improvvisi e nostalgici momenti di solitudine.

La signorina Nightingale aveva conosciuto anche l’amore per un uomo. Per diversi anni aveva avuto una relazione con un uomo sposato. I loro incontri avvenivano all’interno del salotto di casa della donna, durante le assenze del padre. Si incontrarono per circa sedici anni.

Ad un certo punto, tuttavia,  la relazione si interruppe. L’uomo non aveva alcuna intenzione di lasciare la moglie per lei. Inizialmente la signorina Nightingale ne soffrì molto, ma, in seguito, il  dolore fu sostituito da un ricordo di felicità.

Una mattina a casa sua si presentò  un giovane allievo.  Era la prima volta che si incontravano. La signorina Nightingale  scelse un brano di Brahms da fargli  suonare per valutare le sue capacità.  Il giovane, sorridendo, annuì.  La donna  rimase molto colpita dal talento del ragazzo. Al punto che, durante l’esecuzione del brano, fu pervasa da un’improvvisa sensazione di gioia. Mai aveva provato nulla di simile. Era una sensazione fresca ed intensa.

Terminato il brano la signorina Nightingale gli disse che era troppo veloce e che, quindi,  doveva  esercitarsi nel moderare la velocità. Così presero un altro appuntamento per la settimana successiva.

Quel pomeriggio,  terminata la lezione con il ragazzo, lei non aveva altri appuntamenti. Finalmente avrebbe potuto godere dei suoi spazi e del suo adorato salotto. Un ambiente riempito dal divano, il pianoforte e le poltrone, oltre che dalle statuette di soldati dello Staffordshire, piatti di terracotta e stampi per cioccolatini collezionati da suo padre. Finita di riordinare la stanza la signorina Nightingale si versò un bicchiere di sherry. Era quasi buio. In quell’atmosfera colma di ricordi, ripensò a quell’incontro inaspettato. E al  misterioso talento dell’allievo. Dopo anni di insegnamento era la prima volta che si trovava di fronte ad un genio. Pensò di non condividere con nessuno questa sua scoperta. Sarebbe stato un loro segreto. Ad un tratto, nella penombra si alzò per accendere la luce. E, mentre tirava le tende, si accorse che mancava qualcosa tra gli oggetti: la piccola tabacchiera era sparita dal tavolino.

Altri oggetti scomparvero nelle settimane successive. La signorina Nightingale non riusciva a capacitarsi come poteva accadere tutto questo. E soprattutto chi ne fosse il responsabile.

Un giorno, tuttavia,  non ebbe più dubbi: non sapeva in che modo ma era certa che l’autore dei furti fosse il suo allievo.

La signorina Nightingale iniziò a non dormire. Era incredula, non riusciva a dare un senso a quelle piccole sparizioni.

Nelle notti successive  si ritrovò a confrontarsi con pensieri che non aveva mai avuto prima. Si chiedeva se il padre fosse realmente così come lo aveva sempre considerato, oppure se quelle amorevoli attenzioni erano solo finalizzate a mantenere la sua vicinanza.

Inoltre iniziò a pensare di essere stata sempre ingannata anche dall’uomo che diceva di amarla e di volerla sposare.

Pensieri improvvisi ed inquieti iniziarono ad emergere. E lei continuava a non capire il senso di quei pensieri in quel momento. Come se una verità, quella di essere stata ingannata, ma anche di essersi lasciata ingannare, iniziasse a manifestarsi dopo tanti anni.

Allo stesso tempo rifletteva sul fatto  che se  avesse smascherato l’allievo  lui non sarebbe più tornato.  E lei non avrebbe più beneficiato della sua musica. Che fare allora?

Non fece nulla. Continuò ad ascoltarlo ogni venerdì, provando ogni volta  delle emozioni sempre molto intense e coinvolgenti  che, inevitabilmente, finivano per scomparire e trasformarsi  nella sensazione di essere stata raggirata, quando l’allievo finiva la lezione e la salutava. Trascorsero così diversi mesi.

Un giorno, all’improvviso, il giovane non si presentò al loro appuntamento. Era troppo grande per continuare a prendere lezioni di musica. L’uscita di scena del giovane rasserenò lievemente la signorina Nightingale da quel disagio interiore.

I pensieri perturbanti riguardanti il  suo passato, che oscillavano dall’essere stata ingannata prima dal padre, poi dal suo amante ed infine dal giovane talentuoso, ora erano meno disturbanti. Ma qualcosa continuava ad infastidirla. Desiderava capire meglio.

L’allievo tornò molto tempo dopo. Tornò non per restituirle gli oggetti. Quando la vide andò dritto al piano. E le sorrise. Suonò per lei. In quel momento la signorina Nightingale comprese ciò che le era sfuggito : “Che il mistero in sé era una meraviglia su cui lei non poteva accampare alcun diritto. Aveva preteso troppo nel cercare di capire in che modo la fragilità umana fosse connessa all’amore, o alla bellezza portata dal talento. C’era un equilibrio, e questo bastava”.

La signorina Nightingale  è convinta di essere una donna fortunata. Ha una stabilità economica ed  una casa di proprietà. Ed è proprio tra le pareti domestiche,  nel suo salotto, che si ri-trova ogni sera. All’imbrunire, immersa nel silenzio, spesso ripensa  ai bei momenti  vissuti con il padre, rivive sprazzi di felicità vissuti con l’amante.  Ricordi che negli anni  hanno animato spesso il suo senso di solitudine e la sua stabilità personale.

Quando incontra l’allievo, la donna prova  emozioni nuove, intense ed inaspettate. Ma nel momento in cui si accorge che il ragazzo, sempre gentile ed educato, le ruba alcuni oggetti da casa,  entra in crisi. Vorrebbe parlargli, ma teme di non rivederlo mai più.

Una notte, improvvisamente inizia a sentirsi inquieta, inizia  a perdere quelle certezze che sino ad allora avvertiva ben salde. E rilegge retrospettivamente la sua storia. Pensa che, in realtà, il padre sia stato solo un’egoista. E che l’amante  per tanti anni  l’avesse solo ingannata. Così come, ora,  si sentiva ingannata dall’allievo.

Quel racconto di sé  originario, che, negli anni, le aveva permesso di tenere insieme discrepanze emotive quali il senso di vuoto e di solitudine, ora era meno stabile. Quella narrazione si era incrinata e aveva fatto emergere  emozioni nuove e dolorose  che andavano dalla  solitudine all’inganno. Il suo pregresso equilibrio stava diventando più instabile, aveva iniziato a porsi nuove domande. Cosa le stava accadendo? Aveva mentito a se stessa in tutti quegli anni, pur di mantenere quell’equilibrio apparente ma precario che in fondo le consentiva di essere sicura della sua vita, dei suoi affetti, del suo mondo, senza porsi tante domande?

Quando il ragazzo smette di suonare per lei interrompendo la sua frequentazione, la signorina  Nightingale si sente più tranquilla, ma si ritrova spesso a doversi confrontare con pensieri e riflessioni sul suo passato.

Solo  dopo alcuni anni quando il ragazzo ritornerà a trovarla, la donna ritroverà nel  ‘sorriso’ dell’ allievo una pace interiore e smetterà di farsi domande.  Raggiungendo così un nuovo equilibrio.

Ognuno di noi nel raccontarsi, attraverso le parole, le emozioni, i silenzi attribuisce continuamente significato alla propria esperienza ed alla propria esistenza.  Raccontarsi significa dare  forma all’esperienza personale,  cercando soprattutto di ritrovare un senso di  stabilità.  Questa stabilità però non è sempre garantita,  perché la vita ci può sorprendere e mettere in crisi con le sue turbolenze in qualsiasi momento. E i momenti di crisi si insinuano  nella narrazione della propria  storia,  facendo  affiorare letture di sé discrepanti rispetto al personaggio che ci si raccontava e nel quale si ritrovava la propria stabilità.

E così accade alla protagonista del racconto, la cui ‘scoperta’ di essere stata  ingannata  implica un confronto con la propria storia personale, le proprie solitudini e i propri autoinganni.

Ecco che l’autoinganno prende la forma di un processo il cui scopo è quello  di  mantenere una propria stabilità personale, ci consente di accettare  realtà che altrimenti potrebbero risultare disturbanti.

L’autoinganno  ci consente una narrazione che riesce a darci una stabilità, mettendo in ombra gli aspetti problematici o dolorosi della nostra esistenza, e gettando luce solo su quello che ci fa piacere raccontarci, evitando le domande scomode che aprirebbero dolorose incrinature sul nostro senso di stabilità personale.

E come nella storia della signorina Nightingale la narrazione  di sé si mantiene sempre in bilico su un fragile equilibrio tra senso di solitudine e autoinganno, e quando si aprono delle crepe su questa armonia scopre che porsi troppe domande sul senso degli eventi può essere più doloroso che lasciarsi dolcemente trasportare dalla melodia e dal mistero della vita.

Dott.ssa Paola Uriati

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Ho conseguito nel 1994 il diploma di Laurea di dottore in Psicologia indirizzo Clinico e di Comunità, presso l’Università la Sapienza di Roma. Sono iscritta dal 1997 all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio. Dal ’94 al ’99 ho svolto il Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia Cognitivo post-razionalista, presso l’Associazione di Psicologia Cognitiva di Roma. Lavoro come psicologa psicoterapeuta a Roma e mi occupo principalmente di disturbi dell’umore, disagi adolescenziali, disturbi di personalità, problematiche relazionali e sessuali. Ho partecipato a Convegni in qualità di relatore ed ho realizzato pubblicazioni fra cui “ Approccio evidence-based alla valutazione del trattamento comunitario terapeutico-riabilitative del Lazio”. Da febbraio 2020 seguo un progetto editoriale, uno spazio in cui condivido argomenti che hanno, come obiettivo principale, il benessere della persona. Sono appassionata di fotografia. Mi piace catturare le immagini, piccoli frammenti della nostra identità, che si svela nell'incontro con l'altro e con il mondo.

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