Sò carne da macello…

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Sò stata carne da macello…

Per quegli amici che m’hanno solo usato,
per quelli per cui ho lavorato,
per quelli che m’hanno tanto coglionato,
e per quelli che dentro casa, a furia de colpì, m’hanno imprigionato.

Sò carne da macello…

Quando, per accontentar qualcun altro,
mi nego di inseguire uno splendido astro
una meteora e un gran pilastro.

Quando mi rifiuto di fare un altro passo,
negandomi anche di navigar col mio inchiostro.

Carne da macello sono…

Quando, le responsabilità di qualcun altro,
del solito furbastro,
vengono gettate sulle mie spalle peraltro.

Altri…

Senza cuore e senza lustro.

Storie di gente già scritte in altro contesto.

Carne da macello…

Come anche in e per amore,
per non offender un altro cuore,
per evitare di farlo soffrire…
per non aver colpe nel fallire.

E, non v’è in ciò, né sincerità né onore
visto che dall’altra parte c’è un approfittatore,
una specie d’embrione senza stupore,
senza tepore,
senza candore
e senza manco censure.

Sò carne da macello…

Sò stata morsa, sbranata
alla malinconia condannata,
legata.

Carne, che sanguinante, viene ancora lacerata,
e di compassione vietata.

Io… una massa di qualcosa solo sfruttata.

Sò carne da macello
uno zimbello,
omessa al bello.

Me dicono: “Sei tu che sei troppo buona”…

Ma perché dovrei esser diversa da ciò che sono?

Per quale motivo dovrei abbassarmi alla mediocrità di chi con me non è buono?

Sò tutti loro che dovrebbero chiede a me ed a Dio il perdono,
pe avè calpestato un pezzo di carne, come io per lor sono.

Sò carne da macello
…e non me ne vergogno.

Sò stata sempre usata al bisogno,
costretta a rimandar, sempre pe’ gli altri, ogni mio sogno,
ogni mio bisogno.

Trattata da bambagiona,
da cogliona,
da barbona,
e da cicciona.

Usata da ogni represso che si trovava in zona.

Una figura troppo buona,
pe’ ricever dalla gente no sconto de pena,
pe’ fa in modo de rompe sta catena
de cattiveria che sembra na corsa, na maratona
una perenne corsa a chi arriva e te magna pe’ prima.

Sò carne da macello
… per molta gente,
per chi m’ha usato sò una persona insignificante,
poco intelligente… un nullatenente.

Una che perfino per chi l’ha messo al mondo, non so valsa mai niente.

Sarò carne da macello ma….

Sò la coscienza di chi non sa confessare
tutto il male c’ha ricevuto, e che porta co’ dolore dentro al core.

E non c’avrò il verbo infinito dentro le vene pe’ fa lo scrittore
ma c’ho ancora il sangue che me scorre dentro sto pezzo de core
che me fa senti che so de più, che sò di molti na persona migliore.

Sò carne da macello ma sò migliore di chi m’ha macellato…

Umberta Di Stefano
(22apr21)

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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