10 marzo 1975. È la data di nascita ufficiale della radio libera!
Prima di questa data, la radio era un monopolio di Stato, dove dietro le quinte, si decideva cosa doveva dire lo speaker e anche la musica che dovevamo ascoltare.
Prima di questa data, le uniche radio libere erano “Radio Montecarlo”, con un ottima ricezione anche nelle isole e “Radio Capodistria”.
Da segnalare che la prima esperienza capace di incrinare il monopolio di Stato, la troviamo nelle antenne di Radio Sicilia Libera, nata per protestare e segnalare duramente, i ritardi dei soccorsi, dopo il terremoto del 1968, fu grazie all’intuito di Danilo Dolci che nelle 24 ore del marzo 1970, con una trasmissione in diretta, molto coraggiosamente, denunciò la criticità in cui versava la popolazione siciliana a due anni dal sisma.
Le autorità, prontamente ridussero al silenzio questa coraggiosa emittente. La prima emittente che avvia le trasmissioni, è in assoluto Radio Parma, accendendo i microfoni l’1 gennaio 1975, seguita a ruota da Radio Milano International, nel marzo dello stesso anno. L’espressione ”libera”, è stata coniata per sottolineare la libertà da ogni vincolo istituzionale in materia di programmazione.
La radio libera non agiva solo in termini commerciali o di intrattenimento ma puntava ad utilizzare il mezzo radiofonico, per scopi politici e sociali. Ma c’è un altro significato che risale al ’68. In quei periodi così bollenti, gli strumenti di comunicazione erano scritti, autofinanziati e autoprodotti usando il ciclostile.
La radio offriva tutto questo con un enorme risparmio economico e di tempo, con la possibilità di raggiungere un pubblico ben più ampio. Iniziarono così a proliferare diversi esperimenti di radio, alcune senza troppe pretese, altre raggiunsero una certa importanza a livello nazionale. Nel luglio del 1976, una storica sentenza, dichiarava la legittimità delle radio e libere in coda, le tv private.
Eugenio Finardi, nel 1976, con la sua canzone “La Radio”, insiste sul significato di radio libera, diventando un manifesto sulla libertà di espressione.
E ora guardiamo la radio dall’interno. Per diventare un presentatore radio non occorrevano grandi competenze: bastava avere una bella voce, una discreta conoscenza dell’italiano, e non serviva presentare un curriculum. Bastava che un qualsiasi amico, che già era dentro, ci convincesse a farne parte e il gioco era fatto.
È così che ho iniziato! Avevo 14 anni (non ho sbagliato a scrivere), quando per la prima volta mi avvicinai ad un microfono. Era una piccola radio, fondata da un signore molto conosciuto nella mia città, che viveva vendendo elettrodomestici vari.
Era Radio Vibo International e coadiuvata da una voce maschile, proponevamo la musica dell’ora di pranzo. Ad un certo punto, volli fare il grande salto e riuscii ad entrare in quella che era la radio più gettonata del momento: Radio Calabria! Questa emittente era gestita meglio, finanziata da sedici soci, ognuno aveva il suo ruolo e ricevevo anche uno stipendio, ben 40.000£, e per la mia giovane età, erano soldini comodi. Ad un certo punto però, accadde qualcosa di imprevisto.
La sede della radio era in un appartamento, una casa popolare concessa in subaffitto e, come una mattonata sui denti, arrivò lo sfratto e la difficoltà di trovare un’altra sede adeguata. Questo è ciò che ci era dato sapere, forse, e dico forse, c’erano anche altri problemi. Così finì la gloriosa Radio Calabria, arrivata sedicesima ad una concorso nazionale per le migliori radio italiane.
Un vero peccato!
A questo punto ebbi un lungo periodo di pausa, dove mi limitavo ad ascoltare la musica proposta dagli altri. Avevo 17 anni, quando mi fu proposto di rientrare e con entusiasmo accettai. Trovai nella sede di Radio Vibo Valentia, un ambiente cordiale, eravamo tutti giovani e tutti amici, tanto da organizzare feste di compleanno insieme o serate danzanti.
Era bello per me, manovrare il mixer e scegliere i brani da proporre al pubblico. Inoltre, ero diventata la regista preferita di alcune persone che si occupavano di trasmissioni culturali, poiché mostravo sempre molto interesse per ciò che avevano da raccontare. Poi però, dopo due anni, decisi di smettere.
Era un impegno che non potevo portare avanti, tra lo studio e qualche lavoretto, mi era davvero difficile. Così si interruppe per me, questa esperienza. Nel frattempo la vita è andata avanti e alle trasmissioni non ci pensavo davvero più. Un paio d’anni fa però, arriva di nuovo la fatidica proposta: vuoi fare un programma con me?
Cosa avrei dovuto rispondere, di no? Ma neanche per sogno!
Così ripresi l’impegno con grande entusiasmo e ne venne fuori una bellissima trasmissione, diversa dalle altre. Purtroppo però, le radio non hanno più l’ascolto degli anni ’70 e così, il programma fu abbattuto dopo qualche mese, per lasciare posto ad altro. Ora mi limito ad ascoltare, ma non nascondo che è proprio all’interno delle radio che sono nate le mie più belle amicizie, vive ancora oggi, dopo 50 anni.
Esattamente la stessa età della radio libera!






