Quella disperata paura di invecchiare…

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JEZABEL E QUELLA DISPERATA PAURA D’INVECCHIARE

Quando, davanti a lei, un uomo sorrideva a una bella ragazza che passava, il suo cuore ne era straziato. A volte il primo sguardo dell’uomo era per lei, ma questo non la toccava, ci era abituata…Quello che non poteva sopportare era che lo sguardo la lasciasse per rivolgersi a un’altra…

Jezabel (Irene Nemirovsky)

Gladys Eysenach, fin dalla nascita si confronta con una madre fredda ed egoista.

Da bambina triste e sola, durante l’adolescenza, una notte d’estate, scoprirà una sensazione di felicità così intensa, piacevole e travolgente, che non dimenticherà mai.

Sensazione che da quel momento continuerà a ricercare, anche a costo di distruggere la sua vita e quella dei suoi cari.

La vita di Gladys si distinguerà per la ricerca incessante di essere amata, ammirata, per riempire quel senso di vuoto e di solitudine che nasconderà a se stessa ed al mondo.

Un solo sguardo negato significa precipitare nel vuoto, un vuoto che si traveste, che cela il suo senso d’ inadeguatezza, la sua incapacità di essere se stessa.

Il suo unico scopo è apparire, solo così darà un senso alla sua esistenza effimera e angosciata, nella quale la sua interiorità non avrà spazio di manifestarsi, o non saprà come manifestarsi.

“Che cosa avrà da darmi la vita se non potrò più piacere?…Che ne sarà di me?…Diventerò una vecchia imbellettata…Oh, che orrore…che orrore! Meglio finire in fondo al mare con una pietra al collo.”

 Oggi, vediamo in continuazione donne, giovani e meno giovani, che si concentrano sull’ aspetto fisico, nel tentativo di nascondere quelle imperfezioni che il tempo inevitabilmente evidenzia. 

Vorrei soffermarmi su ciò che si nasconde dietro questa ricerca, a volte maniacale, della bellezza.

Spesso il bisogno di piacere, più agli altri che a se stessi, la ricerca dell’ approvazione e di conferme, nasconde un senso di insicurezza personale che nel confronto con l’altro si acuisce. 

Il corpo diventa uno degli strumenti per gestire il senso d’inferiorità percepito nel confronto con l’altro. 

La ricerca della perfezione estetica, in un certo senso, permette di modulare le paure e le incertezze di un mondo interiore che non viene sufficientemente valorizzato ed accolto.

Riappropriarsi della propria interiorità significa ri-scoprire dimensioni personali più autentiche e spontanee, dimensioni che potrebbero aumentare il proprio senso di desiderabilità non per come si appare, ma per chi si è.

Dr.ssa Paola Uriati

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Ho conseguito nel 1994 il diploma di Laurea di dottore in Psicologia indirizzo Clinico e di Comunità, presso l’Università la Sapienza di Roma. Sono iscritta dal 1997 all’Albo degli Psicologi della Regione Lazio. Dal ’94 al ’99 ho svolto il Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia Cognitivo post-razionalista, presso l’Associazione di Psicologia Cognitiva di Roma. Lavoro come psicologa psicoterapeuta a Roma e mi occupo principalmente di disturbi dell’umore, disagi adolescenziali, disturbi di personalità, problematiche relazionali e sessuali. Ho partecipato a Convegni in qualità di relatore ed ho realizzato pubblicazioni fra cui “ Approccio evidence-based alla valutazione del trattamento comunitario terapeutico-riabilitative del Lazio”. Da febbraio 2020 seguo un progetto editoriale, uno spazio in cui condivido argomenti che hanno, come obiettivo principale, il benessere della persona. Sono appassionata di fotografia. Mi piace catturare le immagini, piccoli frammenti della nostra identità, che si svela nell'incontro con l'altro e con il mondo.

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