Potevamo essere… Mà

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Potevamo essere… Mà
magari essere più vicine semplicemente,
più guerriere per proteggerci dalle male lingue,
più complici nel renderci una fiera dell’altra.

Ma questo non è mai accaduto.

Mi hai sempre vista come un pezzo sbagliato degli scacchi,
un pezzo fallato di fabbricazione.

Peccato però, che quella scacchiera era la nostra vita,
la nostra famiglia.

Preferivi vedermi come un nemico che come figlia;
come un demone che ne combinava di tutti i colori,
come un problema, piuttosto che vedere in me,
quella che cercava sempre soluzioni per tutti…

Elemosinando come ricompensa, solo affetto, rispetto e calore umano.

Era amore, forse….

Io vedevo solo qualcosa che sfociava in odio,
in male parole, in umiliazioni continue.

Credevi a tutti tranne che a me,
sangue del tuo sangue e frutto del tuo ventre.

Potevamo goderci tutto quello che il cielo ci ha mandato,
la compagnia, le risate, anche il sugo bruciato…

Ma non hai mai voluto fare un passo verso di me.
Questa mi resta come cruda realtà oggi che non ci sei più.

Ero sbagliata per te.

Mi hai fatto credere ch’io fossi diversa,
ma non in meglio ma in peggio.

Ero per te imperfetta, una buona a nulla.

Ho provato a voltare pagina,
ho tentato per anni di fingere di non aver capito.

Mi rimbambivo di scusanti,
ma l’affetto è qualcosa che si sente e si percepisce.

Nel mentre,
mi ammalavo dentro l’anima per quello che non ricevevo da te.

Il tuo affetto lo davi a tutti, tranne che a me.

Ora che mi guardi da lassù,
mi vedrai con altri occhi,
con amore finalmente, o almeno è quello che spero,
quell’amore che m’hai negato tutta la vita.

Quella vita che mi hai reso complicata,
pesante, avvilente… triste
e perennemente alla ricerca di affetto
come un assetato cerca l’acqua.

Mi hai resa vulnerabile e attaccabile,
facendomi diventare una persona debole.

Mi hai resa orfana già prima della tua dipartita.

Ora prego tanto il cielo affinché tu trovi pace…

Ma anche tu prega per me.

Prega quel Dio che t’è vicino, affinché la trovi anch’io…

Quanti punti interrogativi m’hai lasciato.

Quanta tristezza provo nell’esserci sentite sempre distanti.

Potevamo essere di più una per l’altra,
poteva andare diversamente senza quel muro c’hai alzato giorno dopo giorno.

Ma ora in cielo non ci sono muri Mà.

Lassù c’è luce e pace e tanti Angeli che mi conoscono bene,
e possono raccontarti tutto quello che non vedevi
accecata dalla tua eterna rabbia
con ciò che non comprendevi o che non t’era congeniale.

Potevamo essere tanto Mà…

Ma ora è andata così.

Quel tuo unico “amore di mamma sto morendo, attenta ai bambini”
lo terrò nel cuore come un cimelio raro di eterna bellezza.

Ciao Vagliò

Ora siamo libere, si libere
io dalle tue catene mentali e tu dalle mie perché Mà?

Troverò quell’equilibrio che mi hai sempre vietato
col sollievo che mi darai guardandomi ora da lì,
ora anche tu sei un Angelo.

Di Stefano Umberta
(14-5-2021)
A mia madre

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Umberta Di Stefano
Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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