Ma davvero proprio nessuno aveva previsto il Covid-19?

La risposta è no, perchè l’avevano previsto in tanti, anche scrittori e registi hanno raccontato con largo anticipo ciò che stiamo vivendo oggi, in molti casi con particolari e dettagli che ricalcano il modo in cui il Covid-19 è nato e si sta diffondendo.

Uno fra tutti il film Contagion di Steven Soderbergh del 2011, che disegna uno scenario in cui il virus nasce in Cina dal contatto tra un pipistrello e un maiale che poi viene mangiato da quello che diventa il paziente zero.

Film che a dire il vero mi ha molto impressionato visto ciò che succede nella realtà dei nostri giorni.

Siamo ancora in emergenza pandemica, e c’è chi nella musica italiana aveva previsto determinati fenomeni che stanno capitando. Se facciamo un salto indietro negli anni troviamo delle canzoni. che non erano da prendere con leggerezza per ciò che era scritto nei testi, come si prendevano sottogamba le predizioni di Cassandra. Ascoltarle oggi ci permette di accogliere quel messaggio cui una volta si era sordi.

Ecco allora alcune canzoni “profetiche” che dimostrano che la musica leggera italiana, così leggera non lo è stata mai.

Iniziamo con “La peste” Giorgio Gaber dell’anno 1974

Un bacillo che saltella
Che si muove un po’ curioso
Un batterio negativo
Un bacillo contagioso

Serpeggia nell’aria
Con un certo mistero
Le voci sono molte
Non è proprio un segreto
La gente ne parla a bassa voce
La notizia si diffonde piano
Per tutta Milano

La gente ha paura
Comincia a diffidare
Si chiude nelle case
Uno scoppio di terrore
Un urlo disumano
La peste a Milano…

Giorgio Gaber nel 1974 se ne esce con una canzone che descrive perfettamente una misteriosa pestilenza che si abbatte sul capoluogo lombardo e diventa improvvisamente una quotidianità malsana con morti che si trasformano in numeri statistici e terrore da barricarsi in casa.

Nel testo Gaber descrive perfettamente un contagio che arriva fino in provincia e dilaga ovunque seminando il panico.

https://www.youtube.com/watch?v=j8-c0gXLnM4

Altro incredibile profeta musicale è Bennato.

Nel suo caso, in “Bravi ragazzi” narra di un coprifuoco imposto dall’alto che si trasforma in incubo.

Una di notte, c’è il coprifuoco
E pensare che all’inizio
Sembrava quasi un gioco
Ora non c’è più tempo per pensare
Tutti dentro, chiusi ad aspettare
Ognuno ha avuto le sue razioni
Poveri e ricchi, cattivi e buoni
Ognuno ha fatto le sue preghiere
Ora si tratta solo di aspettare
Bravi su! Bravi ragazzi
Ma non è il caso di agitarsi
Bravi su! Fate i bravi ragazzi
Vedrete che poi
Sistemeremo tutto…

Ogni riferimento dai programmi televisivi in cui tutti si sbracciano per dimostrare solidarietà e bombardare di informazioni, alle “severe istruzioni” che, tradotto, sono le famose ordinanze penso sia casuale ma impossibile non collegare ad oggi.

Il fatto evidente è che la gente rimane intrappolata senza sapere che fine farà.

https://www.youtube.com/watch?v=bTcdB9y9xYY

A proposito di pazzia che potremo ritrovare in giro alla fine della quarantena, nel 1980 Ivan Cattaneo, nativo di Bergamo e milanese d’adozione, è uno dei primi musicisti post punk italiani, costantemente provocatorio. Nonostante questo e forse proprio per questo suo essere contro in maniera naturale e istintiva, raggiungerà una popolarità diffusa con “Italian Graffiati“, disco del 1981 che era interamente composto solo da cover anni ’60 riverniciate in stile ska. Il brano descrive una situazione di malattia serpeggiante che nasce non solo l’Italia, ma il mondo intero è una clinica a cielo aperto in cui non ci sono solo i malati reali, ma anche i paranoici, gli ipocondriaci. La gente che tifa apocalisse, chi diventa isterica rispetto alla condotta altrui, chi appena sente una linea di febbre si mette il termometro in bocca, chi ha avuto un’influenza normale ma che subito si autodiagnostica i sintomi del Covid e lo dice a tutti mettendo a rischio i nervi del prossimo.

Si mescolano i malati reali di pandemia con quelli defunti per altre patologie, ecco alcune parole da lui usate.

Aspirina vita-mina
Virus bacillo
Shock morbillo
Claustrofobia
Perversione psico-mania
Io bimbo senza più cervello
Uomo senza più controllo…

La follia dilaga e la malattia fisica mette subito in luce il suo aspetto nascosto: quello della malattia economica, sociale e mentale. La gente sbrocca in casa, fioccano le fake news allarmiste, si regredisce allo stato di bambini.

Lo Stato si trasforma in un papà che fa passare la “bua” e contrasta la minaccia in tanti modo.

https://www.youtube.com/watch?v=f7egXTYAcoQ

E arriviamo al mitico Renato Zero, a “Contagio” del 1982.

Pericolo di contagio,
Che nessuno esca dalla città,
Guai a chi s’azzarda
A guardare laggiù
Oltre quel muro,
Oltre il futuro…

Non c’è bisogno di aggiungere altro: Renato Zero, che dell’ambiguità di Cattaneo è senza dubbio il padre, nel 1982 scrisse questo brano tra il reggae e il funk, con degli strani inserimenti latini, che sembra proiettato nell’oggi.

Le misure contenitive necessarie a contrastare il male misterioso qui narrato arrivano a eccedere fino al sistema autoritario della paura che non fa vedere oltre.

L’epidemia che si spande,
L’isolamento è un dovere oramai…
Dare la mano è vietato, se mai
Soltanto un dito e l’errore
Punito sarà…

Quando il discorso sanitario si tramuta in poliziesco, le cose prendono una brutta piega.

Ciò che unisce, ovvero la malattia, divide. Tu malato puoi anche morire, l’ importante è che stiamo bene noi, che tu non ci contagi. Il pugno di ferro nasconde sempre il tentativo di disgregare gli esseri umani per renderli innocui e facilmente manipolabili.

Noi qui… Voi là…
Divisi per colore ed età,
E poi… Chissà.
In qualche gabbia,
Per questa rabbia pagheremo!
E chi… vorrà,
Comunicare non potrà…

Gli episodi di razzismo verso i cittadini di origine cinese, la trasformazione psicologica delle case in gabbie dorate, l’autoreclusione montata dal terrore mediatico trasformerà le energie positive in rabbia che, una volta usciti fuori, non si sa dove verrà scaricata, e probabilmente produrrà una sorta di effetto boomerang che amplificherà il silenzio.

Clinicamente perfetti,
La civiltà ci ha modellati così…
Salvaguardare la specie dovrai…

Renato punta il dito sulla civiltà moderna che vorrebbe robot efficienti e non uomini che possono anche ammalarsi, e come ammalarsi anche guarire. L’importante è contare i morti, lucrare sulle disgrazie perché la specie viene considerata più importante dei singoli, l’individuo in quanto tale è solo d’impaccio.

Diversamente, Renato ha le idee molto chiare rispetto a ciò:

Sarà un delitto,
Col cuore asettico vivremo!
Noi qui… Voi là…
Il sano istinto morirà
Noi qui… Voi là…
Neanche un vizio
Ma uno squallido silenzio qui…

Il potere ci vuole asettici, il rischio non è contemplato, l’istinto un reato. Renato Zero ci mette in guardia dai “vizi di forma” di un sistema che ci vuole imbavagliati e ubbidienti, privi di spirito critico. Ma c’è un modo per fermare questo frullatore sociale: “se vuoi vai via, ma usa la tua testa e non la mia!”.

Contagio” venne scritta per la crescente epidemia di Aids che all’epoca stava preoccupando parecchio anche l’Italia, ma ascoltandola ora si rimane impressionati per la sua attualità. Fa parte di un album cruciale per Zero, ovvero il doppio “Via Tagliamento“, che contiene l’epocale e strafottente “Viva la Rai“, La sua popolarità aumenterà infatti con la sua presenza fissa al programma Fantastico, ma proprio per questo la polizia chiuderà il suo mitico tendone Zerolandia, che dava ovviamente fastidio.

https://www.youtube.com/watch?v=4ncyTMHj6kE

E finiamo con “Ammassati e distanti” di Riccardo Cocciante.

Siamo tutti ammassati
Siamo tutti distanti
E ciascuno è qualcuno
Ma non siamo dei santi
E non c’è mai nessuno
Che non ha dei rimpianti
Io non sono che uno
Tra i milioni presenti…

Il motivo per cui Riccardo Cocciante scrive un pezzo del genere è oscuro, e ancor di più lo è il fatto che sia contenuto in un disco che si chiama “Eventi e mutamenti“. Oggi siamo proprio ammassati e distanti, diventati improvvisamente numeri senza identità tra le cifre degli infetti.

Non c’è neanche più l’odio
E nemmeno il rancore
Resta solo un bel niente
Che non ha più valore
Basterebbe soltanto
Accennare un saluto
Per vedere altre mani
Che ci chiedono aiuto…

https://www.youtube.com/watch?v=t3md5K8eVY4

Angela Amendola 

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