Pellizza da Volpedo (parte prima)

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Pellizza da Volpedo (parte prima)

“Quarto stato”

Olio su tela 283 x 550 cm.

Museo del Novecento, Milano.

Giuseppe Pellizza da Volpedo nasce nel 1868 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri.

A 16 anni, fra il 1884 e il 1887, frequenta l’Accademia di Brera.

Nel 1888, dopo un soggiorno a Roma si trasferisce all’Accademia di Firenze dove diventa allievo di Giovanni Fattori.

Conosce inoltre due maestri della pittura macchiaiola quali Silvestro Lega e Telemaco Signorini.

Alla fine del 1888 prosegue gli studi a Bergamo presso l’Accademia Carrara.

Nel 1892 sposa la diciassettenne Teresa Bidone.

Diventa amico di Nomellini che lo spinge verso le prime sperimentazioni divisioniste.

Tra il 1893-1894 torna a Firenze per frequentare le lezioni all’Istituto di Studi Superiori.

E’ di questo periodo l’inizio del rapporto con Giovanni Segantini e Angelo Morbelli.

Nei due anni successivi si dedica all’opera “Fiumana” ed espone agli Amatori e Cultori di Roma tre quadri.

Nel 1898 presenta all’Esposizione Nazionale di Torino “Lo specchio della vita” dopo aver tentato, senza successo, di creare un padiglione divisionista con Morbelli, Segantini e Nomellini.

Intanto dal 1898 al 1901 lavora alla conclusione del “Quarto Stato”.

L’opera finita sarà presentata alla Quadriennale torinese del 1902 senza però ottenere il riconoscimento sperato.

Seguirà un periodo di totale immersione nella natura con la realizzazione di quadri come “Mattino di maggio” nel 1903 e “Mattino d’estate” due anni dopo.

Muore nel 1907 a causa di una profonda depressione dovuta alla morte del terzogenito e della moglie.

“QUARTO STATO”

“Quarto Stato” è il risultato di un lungo percorso “divisionista” di Pellizza da Volpedo che per la prima volta nella storia dell’arte italiana rappresenta l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese.

La scena viene ambientata nella piazza di Volpedo, città natale dell’artista.

Tutti i soggetti rappresentati nell’opera sono volti reali, contadini e lavoratori che avanzano con fare deciso.

Un cammino che sembra voler portare tutti verso un domani e un futuro migliore.

Come si nota a dirigere il gruppo vi sono tre personaggi: due uomini e una donna.

La paladina femminile è Teresa, moglie di Pellizza da Volpedo.

Gli altri sono amici dell’artista, la sorella della moglie Teresa e volti “storici” del paese.

Tutti compatti, i lavoratori sono accomunati da uno stesso ideale.

Tra questi si possono notare diverse mani vuote e prive di armi di qualsiasi genere, fatto che sta a significare che la marcia è pacifica e priva di ogni tipo di violenza.

Altri invece hanno le mani che implorano, come a voler far capire che avanzano perché hanno delle richieste da fare.

Molta attenzione viene posta nei particolari dell’opera, dai vestiti tipici dei lavoratori fino alle espressioni e i gesti.

Infine, sullo sfondo, Pellizza dipinge un tramonto decisamente difficile da non notare, come a voler marcare ancora di più la fine di un qualcosa verso un giorno migliore.

CONCLUDENDO:

Per molti oggi può sembrare che questo dipinto sia retorico.

In realtà non dobbiamo dimenticare che tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento erano anni di grandi cambiamenti e la questione sociale era un tema con cui un artista si doveva misurare.

Bruno Vergani

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