L’incontro

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L’incontro

Alla fine della cena, Aurora era molto irrequieta perché aveva timore nel raccontare a Roberto ciò che le stava succedendo da tempo. Ma guardandolo negli occhi trovò il coraggio e iniziò a parlare. Lui era incredulo, un pó sorpreso e ascoltandola fece due ipotesi, la prima che Aurora stesse cadendo nel vortice di un esaurimento nervoso e la seconda era invece misteriosa. Secondo lui ciò che Aurora credeva di ricordare non erano sogni, ma sprazzi di momenti di vita vissuta. La rassicuró dicendole che le sarebbe stato accanto in questa strana avventura. Tornarono a casa e come ogni notte, ognuno si chiuse nella propria stanza, avevano fatto la scelta di dormire separati ma con le camere comunicanti, addirittura ne avevano parlato prima del matrimonio….Nonostante ciò che era accaduto ad Aurora nei mesi precedenti e dopo la perdita di Lorenzo, qualcosa in lei era mutata nei confronti del marito. Si stava affezionando a lui, erano anche affiatati ma si rendeva conto che mancava sempre un dettaglio, una piccola cosa affinché tutto fosse perfetto. Da poche settimane Aurora aveva ripreso la sua professione, era uno dei più affermati architetti della città. Fu difficile per lei riprendere in mano i suoi progetti, disegni, ad alcuni aveva lavorato mentre Lorenzo la guardava seduto sulla poltrona posta davanti al suo tavolo da lavoro. Ricorda ancora il giorno in cui, insieme, progettarono il villino in cui avrebbero voluto vivere, in un posto fuori città. Avevano tanti sogni e progetti da realizzare ma il destino li spazzó via in un istante durante quel maledetto volo. La loro storia d’amore era contrastata dalla famiglia di Aurora che non accettava l’idea che la giovane si fosse innamorata di un giovane senza titoli o ricchezze. Si vedevano di nascosto, si sentivano poco ma ogni minuto passato insieme, dava loro felicità. A loro bastava poco, anelavano i momenti in cui si sarebbero trovati uno nelle braccia dell’altro. Lo squillo insistente del citofono, sorprese Aurora con le lacrime agli occhi. Le succedeva ogni volta che pensava a Lorenzo. Quel pomeriggio in studio aspettava un cliente con cui aveva parlato solo al telefono. L’uomo che si trovó davanti la fece sobbalzare, aveva un che di familiare, aveva già visto quel viso, quegli occhi neri e quel sorriso un pó imbarazzato. Aurora rimase molto colpita dallo sguardo dell’uomo, le leggeva dentro, si sentiva messa a nudo da quegli occhi. Avvertì una sensazione indefinita allo stomaco, e no, non erano le solite farfalle, era una sensazione di calma, di serenità come quando ti accorgi di essere arrivato alla fine di un viaggio. Specchiarsi in quegli occhi la faceva sentire a casa. Il cliente era Fabrizio, che aveva avuto dai colleghi il numero di Aurora. L’aveva cercata perché voleva che le attuasse delle modifiche ad un vecchio appartamento acquistato anni prima, un pó mal ridotto, fuori moda e quindi da restaurare. Il pomeriggio passó velocemente tra progetti e disegni. Si salutarono dandosi appuntamento alla settimana successiva. E non solo Aurora aveva avvertito una strana sensazione ma anche Fabrizio era rimasto colpito dalla donna che aveva appena conosciuto. Aurora quella notte non riuscì a dormire, si girava e rigirava nel letto della sua stanza , comunicante con quella del marito. Per rilassarsi prese un libro dallo scaffale della libreria che aveva nel piccolo salottino adiacente alla sua camera. Era un romanzo trovato in soffitta della casa dove aveva vissuto gli anni più belli, accanto alla sua famiglia. Il libro era in uno scatolone dove c’erano tanti libri che erano della nonna scomparsa diversi anni prima. Era un tipo di narrativa che a lei piaceva, perché la faceva sognare e rilassare. Romanzi d’amore che tanto le facevano bene al cuore, perché poteva continuare a sognare come un adolescente. La mattina dopo Aurora si alzò di buon ora, aveva un importante appuntamento di lavoro a metà giornata e voleva riguardare e modificare alcuni disegni fatti. Stava lavorando a più progetti contemporaneamente, un progetto per uno dei teatri più importanti della città, e un paio erano per dei clienti che volevano ristrutturare i loro appartamenti. Indossó un vestito di seta azzurro, corto e vaporoso, abbinandolo a dei sandali blu. Si guardó allo specchio, e l ‘immagine che vide riflessa le piacque. La forma del viso era ovale e perfetta, i suoi occhi tra il verde e l’azzurro, erano frammenti di cielo. La sua figura era slanciata, le gambe lunghe erano valorizzate dal vestito indossato.
Le labbra sorridevano mentre si guardava, e quel sorriso la rendeva incantevole. Era veramente bella, ed Aurora lo sapeva, era sempre stata vanitosa fin da piccola. Ricorda ancora i pomeriggi passati con le amiche a truccarsi, a provare vestiti della mamma, tra risate e tazze di tè. Ma, un velo di tristezza le sfioró il viso, per un attimo aveva ripensato al suo Lorenzo, che la prendeva sempre in giro dicendole che aveva le orecchie un pó sporgenti, ma non era per niente vero. Si guardó ancora una volta sistemandosi i capelli, spruzzó qualche goccia del suo profumo preferito addosso e scese a fare colazione. Roberto era già uscito, era partito in aereo quella mattina, ma sarebbe rientrato in tarda serata. Fece colazione da sola, non lesse nemmeno i giornali che trovò come ogni mattina sul tavolo. Preferì giocare un pó coi suoi cani che festosi accorsero.
Prima di uscire di casa e salire in macchina, salutó la domestica, avvisandola che non sarebbe tornata all’ora di pranzo. C’era molto traffico quella mattina ma lei non aveva nessuna fretta, i clienti sarebbero arrivati in tarda mattinata. Mentre era ferma ad un semaforo, la sua attenzione fu catturata da una coppia su una moto. Vedeva solo gli occhi perché indossavano il casco, ma guardandoli rabbrividì e non capiva il perché. Arrivò nel suo studio in tempo per il primo appuntamento.

Passarono le ore, saltó il pranzo ma non rinunciò al suo caffè, che usava prendere al solito bar all’angolo dell’ufficio. Appena entrò vide che c’erano molte persone sedute si tavolini, ma ne vide in fondo uno libero e vi si recò. Arrivó subito la ragazza per prendere la sua ordinazione, scelse al posto del caffè un gelato perché faceva ancora caldo. Era una goduria immergere il cucchiaino in quella coppa e mangiare il gelato. Era molto golosa, nonostante il fisico perfetto non rinunciava ai dolci. Tornò a casa e dopo essersi mesa in libertà si sedette sul divano posto davanti la porta finestra. Aprì il balcone e respiró a pieni polmoni, l’aria iniziava a rinfrescarsi, il sole stava tramontano e dal giardino arrivano i profumi dei magnifici fiori curati dal giardiniere che si occupava del parco ogni giorno. Seduta a guardare fuori, iniziò a perdersi nei suoi pensieri. E sì, la sua vita era proprio cambiata da quasi un anno, lei stava cercando di dimenticare, di girare pagina ma alla fine tornava al punto di prima. C’era sempre qualcosa che la riportava al passato, un dettaglio che ancora le faceva male. Chiamò Ludovica al telefono, non la sentiva da tanto. Chiacchieró con lei un pó, si diedero appuntamento per il giorno dopo. Ludovica voleva mostrarle un appartamento che le piaceva, voleva comprarlo e voleva un consiglio da lei. Arrivò l’ora di cena, si cambió e decise di scendere giù in sala. Roberto era già arrivato, aveva sentito il rombo della sua auto. A tavola parlarono del viaggio fatto da Roberto, ma Aurora era pensierosa…

Angela Amendola

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