Pagine di vita di Israele: Eshkol Nevo e Zeruya Shalev

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Il veliero della lettura ci porta a lambire una terra lontana e piena di contraddizioni, Israele, attraverso due scrittori che lasciano il segno per la capacità con cui riescono a mettere a nudo la complessità delle relazioni umane.

Eshkol Nevo: Tre Piani

“Tre Piani “il 3 è il numero predominanti: è un romanzo diviso in tre parti, narrato da tre voci diverse e racconta tre storie differenti. I protagonisti abitano tutti nella stessa palazzina, a tre piani, nei pressi di Telaviv; si conoscono superficialmente tra loro, ma sono completamente disinteressati gli uni agli altri. Conosceremo però il finale delle prime due storie soltanto nella terza storia.

I tre piani e le storie raccontate al loro interno hanno anche un valore simbolico, freudiano. Al primo piano il protagonista incarna le pulsioni dell’ES: è un uomo che ama sua moglie, adora sua figlia ma è inquieto, è angosciato dei pericoli a cui potrebbe andare incontro la sua bambina e proietta le sue paure fino a vedere in un mite vecchietto un pedofilo, salvo poi trasformarsi lui stesso nel sedotto/seduttore della nipote quindicenne dell’anziano signore.

Al secondo piano la protagonista è alla ricerca dell’equilibrio del suo IO: vive una vita infelice ad un marito egoista, sempre in viaggio per lavoro; la sua solitudine e la sua tristezza è così evidente che i vicini la chiamano “La vedova”. Un giorno improvvisamente nella sua casa si presenta suo cognato che le chiede di nasconderlo perché inseguito dai creditori e dalla polizia. Lei lo accoglie, pur sapendo che il marito non lo avrebbe fatto perché non parla più al fratello da anni. La sua presenza la conforta: lui è così diverso da suo marito, le presta attenzione, passa molto tempo con i bambini e lei si sente finalmente felice. Il cognato andrà via ma lei ritroverà se stessa.

L’inquilina del terzo piano è un’integerrima giudice in pensione (il Super Io),  rimasta vedova di recente, che non vede e non parla da anni al suo unico e giovane figlio. Sola e smarrita, sotto una corazza di donna forte, trova ancora la forza per recarsi a manifestare per i diritti dei lavoratori (gesto che rappresenterà il Deus Ex Machina della storia).

Il destino ha in serbo per lei, come nei migliori romanzi, un non scontato lieto fine.

La modalità narrativa, che prende il lettore e lo fa sentire tutt’uno con la voce narrante, è quella di svelare le storie dei personaggi tramite le parole che ”confidano” ad un interlocutore silenzioso: un amico che ascolta il racconto delle paure e dei desideri del giovane padre, una lettera lunghissima spedita alla più cara amica d’infanzia della giovane moglie infelice, i messaggi alla vecchia segreteria telefonica del marito defunto della giudice in pensione.

Non sono storie straordinarie, sono pagine di vita quotidiana, che potrebbero essere accadute in una qualsiasi parte della terra. Eppure Eshkol Nevo ci fa emozionare perché racconta la storia dell’estrema solitudine, dell’importanza di parlare con qualcuno (anche se si tratta della voce registrata della Segreteria Telefonica), di aprire il proprio cuore per trovare la forza per andare avanti e forse ritrovare se stessi.

Zeruya Shalev  “Dolore”

Iris, la protagonista e voce narrante del romanzo, ha perso il padre amatissimo, caduto nella guerra del Kippur, a soli quattro anni; è stata abbandonata giovanissima dal suo primo amore, un ragazzo con cui viveva in simbiosi come Filemone e Bauci e per questo si era quasi lasciata morire; a trentacinque anni mentre accompagnava i figli a scuola è stata vittima di un attentato di cui ancora porta i segni nel corpo e nell’anima. “Dolore”, direte voi, è proprio un titolo appropriato per questo romanzo.

Eppure Iris, si rialza ogni volta: aiuta la madre a crescere i due gemelli nati dopo la morte del padre (era convinta che la madre li avesse concepiti battendo sul suo ventre perché così aveva fatto per tutta la notte alla notizia della morte del marito); si sposa con un uomo che forse non ama ma con il quale costruisce la famiglia che tanto desiderava con due amatissimi figli; dopo l’attentato e la lunga convalescenza, ricostruisce la sua vita professionale diventando la Preside di una scuola che contribuisce a far diventare una delle più prestigiose di Gerusalemme.

Questo dolore che sembra imperterrito protagonista della sua vita, in realtà si trasforma sempre in amore, un amore totalizzante, passionale, travolgente: Iris ama profondamente i suoi figli, ama il suo lavoro e i suoi alunni, che aspetta tutte le mattine all’entrata dell’Istituto, continua disperatamente ad amare Ethan, il suo primo amore, che ha ritrovato casualmente dopo quasi trent’anni e con il quale si abbandona ad una relazione travolgente, con un ardore ed una sensualità così intensa da farle paura.

Arriva così ad un bivio importante della sua vita: può ricostruirsi una vita con il suo primo amore?

Può lasciare a se stessi i suoi figli anche se ormai giovani adulti

Insomma anche questa è una storia come tante ma che attraverso una scrittura avvolgente come un drappo di seta, attraverso parole “piene” di significati, “odori” e “sapori”, ci parla della storia delle storie, delle complicate relazioni umane, delle incomprensioni, dell’incomunicabilità all’interno delle famiglie, delle parole non dette, della forza e del coraggio delle donne, combattive e audaci di fronte alle avversità, insomma di pagine di vita.

Maria Fiorenza Virgallito

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Sono Maria Fiorenza Virgallito, professoressa di italiano e storia in un istituto tecnico. Sono nata a Matera, cresciuta a Torino, vivo da più di trent'anni a Roma: insomma, radici meridionali, rigida impostazione piemontese stemperata da un pizzico di allegra romanità. Convinta di fare il lavoro più bello del mondo, “sempre in trincea” per cercare di far appassionare i ragazzi alla lettura, al cinema e al teatro. Sono una lettrice onnivora e scrittrice sporadica. In realtà sognavo davvero di fare la scrittrice ma poi, come la mia eroina Jo March di "Piccole Donne", ho lasciato il mio sogno nel cassetto e sono diventata per scelta e non per ripiego un'insegnante. Con ScrepMagazine posso far sì che il mio sogno esca finalmente dal cassetto per volare tra le pagine di un giornale di qualità che fa cultura sul web. In fondo il mio motto è "La cultura è il mondo".

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