Non è stata colpa mia!

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Ho un netto, chiarissimo e goliardico ricordo di quanto rideste quella notte, sapete?

Come tutti gli anni che s’apprestano a varcare la soglia delle innumerevoli “scorrerie” esperienziali, anch’io avrei desiderato imprimere una traccia relativamente positiva sui frammenti scaglionati delle vostre diapositive a colori, quelle che si sarebbero inevitabilmente succedute nel corso di ordinarie ed interminabili giornate dall’andamento altalenante.

Vent’anni addietro foste pervasi dall’analoga speranza di stravolgimento in positivo delle vostre vite.

Eravate in fibrillante attesa, proprio come accadde quattro mesi fa.

Chissà perché voi esseri umani siete in costante lotta con un’immotivata, irrazionale e quasi congenita insoddisfazione.

Mi pare d’avvertire ancora il frastuono di un’ incontenibile allegrezza, scaturente dalla ricerca di quei frammenti di serenità così tanto anelati e mai conquistati appieno : meno 10, 9, 8, 7, 6…

Benvenuto 2020!

I vostri calici imbevuti di troppa ingordigia, la frenesia d’accostamento al “nuovo” che incede con prepotenza, la beatitudine scaturente dall’essere ignari, l’inconsapevolezza che frantuma le catene di qualsiasi forma d’ansia.

Ed eccomi qui, a disattendere qualsivoglia aspettativa intrisa di positività.

Ma chi l’avrebbe mai detto!

Chi si sarebbe azzardato ad avanzare un’ipotesi dalle caratteristiche matrigne e terribilmente oscure.

Nessuno di voi sarebbe riuscito ad immaginare gli effetti sortiti dai graduali e fallaci passi, compiuti inconsapevolmente e con gli occhi perfettamente chiusi, incontro all’immane dramma e allo sfacelo imperante.

Nessuno!!!

Quanto eravate felici!

In che modo commovente mi invocaste a gran voce!

Com’è logorante la sensazione di impotenza che si erge sovrana innanzi alla mia definitiva incapacità di porre rimedio agli eventi nefasti.

Sono solo un anno, uno di quelli che ha imparato a fare gli acerrimi conti con i dettami del fato.

Sto mio malgrado e tristemente apprendendo , insieme con voi tutti, che esiste un volere più forte di qualunque capacità terrena di arginamento dell’indesiderato.

C’è chi maledice il mio avvento finanche mentre crolla in preda all’assopimento, c’è chi sperimenta sentimenti luttuosi nell’intimo della propria irrequietezza , c’è chi inneggia con ottimismo ad un periodo di ripresa sostanziale, potente e risolutiva, c’è chi non riesce persino più a dichiarare guerra alle sponde traditrici del proprio letto, stracolmo di inqualificabili e pericolose insidie.

E ci rimane dentro per giorni interi, finché non si riaddormenta sconfitto, a causa dello sfinimento.

Se ancora potete e volete, tentate di credermi sulla parola: non è stata colpa mia!

Sto assistendo con incontenibile angoscia alla debacle degli ufficiosi principi fondamentali che contribuiscono alla serenità di un uomo.

Ho compreso che avvertite una spasmodica esigenza di relazioni ravvicinate e confortevoli, di contatti fisici rassicuranti e pregni di caloroso affetto, di baci impertinenti sulle guance e sulla bocca, di strette di mano che vi frantumino le falangi.

Ed invece, in frantumi, sono andati i vostri legami.

Ma solo da un punto di vista meramente formale, non temete!

Alla fine di questo disequilibrio che vi incita a barcollare pericolosamente sui mesti fili dell’esistenza, ritroverete tutto quanto al proprio posto.

Il posto sarà quello giusto.

E se non ritroverete ciò per cui avete così tanto atteso, vorrà dire che non ebbe mai goduto di pienezza e di veridicità.

Maledetto 2020!

Già, quanti di voi hanno pronunciato questa frase incresciosa e mortificante, specie da quando quella ignobile palluzza stracolma di ventose vi costringe ad una solitudine alla quale non concederete giammai il beneficio di una momentanea e serena abitudine.

Non dovreste mai maledire me, bensì quel mostriciattolo “incoronato” immeritatamente e senza volto.

“Ma perché, direste con ostentata superbia, tu un volto ce l’hai?”

Sì, ce l’ho, ed è quello di ciascuno di voi.

È quello del panettiere che non s’arresta per sfamarvi, quello della cassiera di un supermercato di periferia, preso irresponsabilmente d’assalto come se fosse la Bastiglia , quello del medico che rischia quotidianamente il becero contagio, quello di un infermiere che vi cura pure l’anima.

Voi, probabilmente, non ve ne state rendendo conto, ma siete indistintamente ed un’animamente avvinghiati a me.

Ed io vi sorreggo saldamente, non mollo di certo la presa, e vi ammanto con un tricolore che non dovreste mai obliare.

Va bene, d’accordo, sono un maledetto!

Ma cercate di fare ritorno con la vostra salda memoria, per un istante solo, a quel 31 dicembre che vi faceva brillare con lustrini di ogni tipologia.

Focalizzate i vostri pensieri sulle ardite speranze che avete sommessamente serbato nella segretezza di quella notte.

Siete gli unici che possano contribuire a sovvertire le amare sorti di questi accadimenti inattesi e privi di una ragione plausibile.

Io, purtroppo, sarò in eterno ricordato come l’anno del Covid-19.

Voi, di contro, farete certamente la storia di chi, il Covid-19, è riuscito a metterlo in ginocchio in maniera definitiva.

Ho accolto in un angolo e con fare dimesso, i tanti pensieri di una miriade di persone letteralmente esauste e stremate dall’isolamento forzato le quali, con non poco astio e con parecchio disincanto, non fanno che ribadire la propria vergogna derivante dall’essete Italiani.

E quando cerco di capire quale siano le ragioni che determinano una tale acredine, mi rendo conto che il vero problema risiede nella scelta delle personalità che tentano di governarvi ogni giorno alla meno peggio e dalle quali non vi sentite minimamente rappresentati.

Cercate di far vostra la convinzione che non è questo il momento di alimentare fratture.

È il tempo della reazione.

Io ho una visione sui generis della problematica : non siete figli degli ultimi arrivati e i vostri veri “genitori” vissero secoli or sono.

È come se conduceste, a dispetto di ogni volontà, le esistenze individuali in un’epoca per niente gloriosa e foste rimasti incastrati nella morsa di un pezzo di vita che non vi appartiene.

Ma le vostre vere origini risiedono altrove: siete le creature di una Roma antica ,immortale e libera dalle costrizioni temporari, di Leonardo, di Michelangelo, di Dante Alighieri, di Leopardi, di D’annunzio, di Montale.

Siete detentori di un patrimonio genetico formidabile!

Siete figli della migliore arte concepibile ed esistente , di una romantica e languida Venezia, di una Firenze capace di togliere il fiato persino a chi ha un macigno al posto del cuore, di una cultura variegata ed immensa che lascia tracce indelebili praticamente ovunque, a partire da una martoriata Palermo, fino a giungere ad una Milano fredda e sperduta in mezzo al fumo delle fabbriche .

Siete figli dell’Inno Nazionale più bello del mondo, di un canto che trasuda valori di unità, di sacrificio e di totale abnegazione e se oggi chi tenta come può di rappresentarvi è dissimile, relativamente a qualsiasi aspetto, da ciò che determinò un passato profondamente differente, non significa che ciascuno debba nascondersi al di là di una maschera di vergogna.

Si vergogni chi distrusse vostra “Madre” giorno dopo giorno, chi non la ama alla follia e chi non ne fa, di conseguenza, il bene incondizionato.

Cercate di essere degli italiani innamorati perdutamente di questo lembo di terra adagiato su un mare impetuoso ed aggrappato disperatamente ad altra terra straniera.

Vi rialzerete anche, e non in ultima istanza, grazie al potere terapeutico dell’amore e del sentimento di unità.

E allora, in bocca al lupo, cara Italia!

E che il lupo magnanimo abbia incessante cura di leccare le vostre madide ferite.

Dopotutto e nonostante tutto…

Cosa mai sarà un anno?

Un anno è un breve lasso,
un lampo a ciel sereno,
il tempo di un sorpasso,
un vuoto mezzo pieno.

Un anno è come il mare
che alterna rombo a quiete,
è tutto un dire e un fare,
un cumulo di mete.

Un anno assembla giorni,
infiamma desideri,
scenario di ritorni,
tumulto di pensieri.

Un anno conta i passi
compiuti per la strada,
a volte scosta i sassi…
Lo fa, se ciò gli aggrada.

Un anno lancia stelle
all’improvviso giù ad agosto,
settembre, per i borghi,
sparge sempre odor di mosto.

Svaniscon tutti gli anni
dall’essenza dolce e amara,
marchiati dagli inganni
di una sorte troppo avara.

E un anno, col suo incanto,
s’allontana solo e muto,
al posto di un rimpianto
sempre meglio è aver vissuto…

Maria Cristina Adragna

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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