“Mister Volare” e quel “Blu dipinto di blu”

105571

Due giorni addietro, l’indimenticabile Domenico Modugno avrebbe compiuto 92 anni.

Egli è considerato uno dei grandi padri della Canzone Italiana, nonché un prolifico ed eclettico “artista a tutto tondo”.

Il susseguirsi delle generazioni è stato scandito da quel “motivetto”, tanto noto ed apparentemente leggero quanto ingombrante e pregno di intensità , soprattutto per l’importanza dei significati sottesi.

Ci riferiamo, senza dubbi di sorta, ad una delle canzoni italiane più famose e di successo, apprezzata in tutto il mondo, ad un brano che rappresenta un fatto rivoluzionario nella storia della musica nostrana.

Una vera e propria “perla melodica” appartenente ad un artista immenso che, a 26 anni dalla sua morte, continua a rappresentare un saldo punto di riferimento per chi ambisce a fare del canto il proprio mestiere.

“Nel blu, dipinto di blu”, ribattezzata a furor di popolo “Volare”, fu ascoltata per la prima volta al Festival di Sanremo del 1958.

E vinse!

Fu interpretata da Domenico Modugno, che ne è stato anche l’autore insieme con Franco Migliacci, e da Johnny Dorelli.

Da quel momento in poi ha subito un’ascesa inarrestabile: si classifico’ al terzo posto all’Eurovision Song Contest del 1958, ha letteralmente dominato la classifica dei singoli più venduti in America per ben 5 settimane e nel 1959 spopolò ai Grammy Awards, trionfando come Canzone e Disco dell’anno.

Ad oggi continua a essere uno dei brani più innovativi e ricchi di significato della canzone italiana.

“Nel blu, dipinto di blu” fu scritta a Roma nell’estate del 1957 da Domenico Modugno e da Franco Migliacci.

Si conoscono diversi aneddoti sulla nascita della hit.

Modugno confessò che l’idea era venuta in mente all’amico paroliere, nel corso dell’osservazione del quadro “Le coq rouge dans la nuit”, di Marc Chagall.

Lo stesso Migliacci ha poi rivelato che in realtà il brano è la risultante di un incubo, messa nero su bianco in uno dei giorni più tristi della sua vita.

Modugno e Migliacci si incontrarono una sera a Piazza del Popolo e cominciarono a scrivere le parole del testo.

Non riuscirono immediatamente, però, a pensare ad un ritornello che fosse d’impatto.

Quel “Volare oh oh”, che è la parte maggiormente nota e riconoscibile del brano, è nato assolutamente per caso.

Nella fattispecie, Modugno stava osservando il cielo azzurro dalla sua finestra con la moglie Franca, dalla sua casa di piazza Consalvo, nella Capitale.

Ne venne fuori un capolavoro.

Quando fu presentata al Festival di Sanremo del 1958, fu lampante il fatto che rappresentasse un’autentica rivoluzione rispetto allo stile dei cosiddetti “urlatori” che spopolava a quel tempo.

L’ interpretazione e l’arrangiamento erano ben lontani da una consuetudine che si era ampiamente affermata e la loro originalità spiccava come non mai.

E pensare che, nel momento in cui fu proposta ad altri interpreti dell’epoca, nessuno accettò di cantarla.

Per cui, alla fine, fu il genio di Polignano a Mare a scegliere di “calpestare” personalmente il palco dell’Ariston.

Da allora il suo successo è stato inarrestabile: Modugno, che fu ribattezzato negli Stati Uniti come “Mister Volare” , incise la hit in ben 13 lingue e furono più di 22 i milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

Ancora oggi si tratta probabilmente della canzone italiana più conosciuta e reinterpretata della storia moderna.

“Nel blu, dipinto di blu” è dunque la storia di un sogno, come hanno confermato gli stessi autori.

D’altronde, le parole specifiche che aprono il brano , sono oltremodo chiare in tal senso : “Penso che un sogno così non ritorni mai più”.

Questa formula introduttiva è l’espressione della visione onirica di un uomo che entra in simbiosi con il colore del cielo e degli occhi della donna amata, fino a spiccare il suo volo di libertà, verso l’immenso.

È molto difficile credere che l’ispirazione di questo testo sia il frutto , a detta di Franco Migliacci, di un incubo avuto in un momento molto triste della sua vita, quando fu cioè vittima di alcune pene sentimentali.

È stato ipotizzato, a tal proposito, che proprio quel volo immaginario non fosse altro che una inconscia volontà, da parte del coautore, di farla finita.

Migliacci affermò :

«Capii subito che avevo scritto qualcosa di importante […] quando si scrive una canzone, specialmente una canzone d’amore, questa riesce più bella, ha più sapore, se l’autore soffre d’amore

Oltre alla grandezza del significato del testo , però, non possiamo affatto trascurare  la straordinaria interpretazione di Modugno il quale, sul palco del Teatro Ariston, nel corso della sua esibizione al Festival di Sanremo, azzardò un movimento ampio delle braccia, proprio nel momento in cui intonava il famoso ritornello, come se la sua intenzione fosse quella di sottolineare il gesto del volo, mentre lo stava raccontando.

Il tutto generò un pubblico entusiasta, visibilmente colto da grande emozione, che tirò fuori dei fazzoletti bianchi e li agito’, come espressione meravigliosa di un senso di liberazione collettiva.

È da questo momento che nasce il mito di “Mister Volare”, alla cui rivoluzione si accosteranno altri cantanti, proprio a partire da quegli anni cinquanta.

Spalancare le braccia :

Un atteggiamento talmente plateale ed importante nell’immaginario collettivo, ed allo stesso tempo così rivoluzionario rispetto all’immobilità dei cantanti dell’epoca, che è stato immortalato in una statua di bronzo alta 3 metri, a Polignano a Mare, dallo scultore argentino Hermann Mejer.

E sovviene sempre il ricordo di te, cara nonna, e di quella tua richiesta fattami di consueto:

Cristinedda, mi la canti da’ canzuna di Modugnu?”

“Qual è, nonna? Nel blu dipinto di blu?”

“Nooooo, sangu me, quannu mai!

Vogghiu chi mi canti ” Volare”…

Maria Cristina Adragna

Previous articleDolce e Gabbana
Next articleIn ricordo di Fabrizio De André …
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here