Potessi rinsavire
da questa incapacità
di dimenticarti,
che come bolo consistente
non oltrepassa
il confine dell’epiglottide,
che non ossigena
più il sangue,
rendendo inoperosa
ogni efficienza cerebrale,
che insinua il dubbio
nella fortezza impenetrabile
della mia solidità,
non essendo
mai riuscita
a disinnescare
tutti gli ordigni
che hai disseminato
lungo le vene.
Potessi rinsavire
da questa incapacità
di dimenticarti.
Ma io…
Io non voglio essere
condannata all’assoluzione.
Voglio sostare
in una prigione diversa
ad ogni peccato commesso,
purché sia tu,
indistintamente,
mio tentatore
e carceriere.
Maria Cristina Adragna






