Alcuni storici consigliano di stare molto attenti quando, come fonti per ricostruire la storia di un certo periodo, si fa riferimento a testi letterari.
Se si considerano, per esempio, i Promessi sposi di Alessandro Manzoni, scritti nell’Ottocento ma ambientati nel ‘600 durante la dominazione spagnola in Lombardia, si noterà che la vicenda centrale è quella di Renzo e Lucia che intendono sposarsi perché si amano.
L’amore, appunto. Nel Seicento lombardo le fonti storiche accreditate sostengono che l’amore non solo non fosse richiesto per il matrimonio ma fosse addirittura sconsigliato a favore di elementi “più solidi”.
Il primo aspetto per un matrimonio “sensato” è il buon rapporto che si dovrà creare tra le famiglie, non solo con il nucleo stretto costituito da genitori e fratelli ma anche con tutta la parentela che dovrà manifestare favore nei confronti degli sposi.
Un altro aspetto riguarda l’onore della donna senza il quale il matrimonio sarebbe impensabile e in ultimo, ma non ultimo, è il valore economico; il matrimonio deve infatti, mediante una buona dote, migliorare la condizione economica degli sposi.
Questo esempio ha la sua importanza, tuttavia da quando si è sviluppata in Francia l’Ecole des Annales (1929) che pubblica la rivista Annales, la storia non è stata solo politica e diplomatica ma si è arricchita di molti apporti provenienti da altri ambiti.
Duby, J. Le Goffe, F. Braudel sono i più importanti esponenti della scuola che hanno fatto entrare, nello studio della storia, la antropologia, la linguistica, la cultura e la mentalità dei periodi studiati.
Personalmente credo che negli scritti letterari si possano trovare pagine utili per la conoscenza storica o che perlomeno favoriscano il desiderio di informarsi meglio, di più. Naturalmente l’autore deve voler trasmettere informazioni perché importanti per lui che li vive in quei momenti e li vuole far conoscere agli altri.
Mi è capitato spesso, poiché amo e scelgo questo tipo di lettura, di incontrare vicende storiche, anche del passato ma così ben descritte e così ben documentate e approfondite da custodirle nella memoria accanto alle conoscenze storiche vere e proprie.
Ricordo benissimo in Guerra e Pace di Lev Tolstoj il racconto della campagna di Russia di Napoleone Bonaparte e come l’autore sia riuscito in descrizione mirabili a presentare il generale russo Mikhail Kutuzov non solo come ottimo stratega ma anche come uomo che riflette e si dibatte nello sforzo di contrastare Napoleone, fino a che con un gesto disperato beffa il Bonaparte e salva la Russia.

La forma romanzata della storia restituisce i personaggi, anche di Napoleone c’è nel libro un quadro indimenticabile, nella loro umanità; non sono più i generali freddi di un libro di storia, uno che sembra un guerrafondaio e l’altro tale che diventerà un vago ricordo, diventano persone reali nei loro dubbi, nei timori, nei gesti.
Ancora un’altra scrittrice, Antonia Arslan, di origine armena, ha ricostruito in alcuni romanzi la storia del genocidio degli armeni in cui parte della sua famiglia fu sterminata crudelmente. La scrittrice vuole contribuire a far conoscere l’amaro destino del suo popolo.

Del genocidio si può leggere in un libro di storia, ci sono anche interessanti monografie dedicate a questa vicenda ma sentire la voce di chi questa storia l’ha vissuta dà alla storia stessa un diverso valore.
Il libro di storia è oggettivo, asettico, fa un elenco freddo di numeri, leggendo il libro della Arslan i numeri diventano persone, ci sono bambini tra i protagonisti, costretti a indicibili sofferenze; le parole finali che chiudono il libro danno il senso chiaro di ciò che è successo:
<< Nessuno, paziente lettore, è più tornato nella piccola città>> Arslan, La masseria delle allodole, 2004
Un altro libro che mi torna in mente è anch’esso scritto da una donna, la cinese Jung Chang che ha, pubblicato in Italia, nel 2005, Cigni selvatici. Tre figli della Cina. Nel libro autobiografico, l’autrice racconta un arco di tempo che va dall’inizio del Novecento fino alla morte di Mao Tse- tung nel 1976. In questo periodo vivono le tre donne di cui parla: lei stessa, la madre, la nonna.
Negli anni in cui è ambientato il libro, la Cina aveva conosciuto politicamente cambiamenti radicali, nel 1900 la rivolta dei boxer, nazionalisti, aveva manifestato odio nei confronti delle potenze europee occupanti il territorio. Dopo pochi anni ci fu la caduta del millenario Impero cinese e l’inizio di una lunga guerra civile tra opposti partiti che durò fino al 1949, anno in cui i comunisti di Mao Tse – tung entrarono a Pechino e il primo ottobre 1949 proclamarono la nascita della Repubblica popolare cinese.
In questi anni di transizione, nonostante i tentativi di modernizzazione della società, questa rimase sostanzialmente tradizionalista, come si legge nel bel libro di Jung Chang, soprattutto nei confronti delle donne sempre in posizione subordinata. La storia delle tre donne si intreccia con la storia della Cina, interessante e avventurosa soprattutto la vita della nonna che, appartenente ad una famiglia di poveri contadini, fu data come concubina di un uomo che ne aveva già un buon numero. Finita la cerimonia, l’uomo scomparve per sei anni, lei rimase con i servitori che la controllavano perché non fuggisse o tenesse un comportamento sconveniente.
E’ la storia della nonna la parte più tormentata e più dura anche perché da bambina aveva subito la barbarie, dal mio punto di vista, della fasciatura dei piedi che per tutta la vita le avrebbe provocato dolori lancinanti ad ogni passo.

<< Gigli dorati, di otto centimetri >>, così erano chiamati i suoi piedini che, quando aveva due anni, erano stati spezzati a metà con una pietra, poi ripiegate le dita, eccetto l’alluce, verso il tallone e legati stretti perché non crescessero. “Gigli” perché davano alla donna, che su di essi tentava di camminare, un andamento << come un tenero virgulto di salice alla brezza primaverile >>.
La donna vacillante sui piedi pare avesse un effetto erotico (!) sugli uomini mentre le donne che non erano state sottoposte a questa pratica venivano respinte e considerate disonorate. Era questa un’antica tradizione che veniva ancora mantenuta.
Di queste assurdità nei libri di storia non c’è traccia, si dirà: perché sono assurdità. Sulla pelle e sulla sofferenza delle donne è passata tanta storia, di cui la storia tace, ma questa pratica mi sembra proprio disumana.
La presunta inferiorità femminile viene messa in evidenza in questo e in altri romanzi in ogni epoca della storia, la donna ora santa, ora strega, ora prostituta, ora disonorata, ora seviziata, è sempre ad inseguire un sogno chiamato libertà, libertà che non è contro l’uomo che pure le ha negato tanto, nel corso del tempo, ma è libertà di esistere come soggetto e non come mezzo per raggiungere un fine.
Concludo, ritornando al punto da cui sono partita. La storia per essere credibile ha bisogno di fonti e documenti che ne attestino il valore, altre forme espressive possono aggiungere elementi, non sostituire, il metodo storico tradizionale. F. Braudel scrive:
<< Quando vogliamo spiegare una cosa, dobbiamo diffidare ad ogni istante della eccessiva semplicità delle nostre suddivisioni. Non dimentichiamo che la vita è un tutto unico, che anche la storia deve esserlo e che non bisogna perdere di vista in nessuna occasione, neppure per un’attimo, l’intrecciarsi infinito delle cause e delle conseguenze >>
Gabriella Colistra
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Pregiatissima Professoressa Gabriella, ho seguito il Suo insolito invito di leggere anche l’articolo precedente; mi sono tornati alla mente – in particolare – due pubblicazioni, di cui Le indico almeno il primo, subito, l’altro lo rimando al Suo riscontro: sulla rivista Le Scienze numero 506 dell’ottobre 2010 (edizione italiana di Scientific American) “LA FINE DI TUTTO / Dai singoli individui all’intero universo” di Chris Impey.
Fine di tutta la baracca?
A parte l’humor,
” La fine di tutto ” fa luce su molte questioni, dall’ambiziosa idea umana di trascendere la vita biologica fino a sfidare la morte alla corsa agli armamenti evolutiva tra microrganismi e animali, fino all’inevitabile, lento spegnersi della luce del Sole e all’ultima increspatura dello spazio-tempo.
I progressi della conoscenza scientifica nei settori più disparati ci stanno rivelando quale potrebbe essere il destino della vita sulla Terra.
Aneddoti, riflessioni filosofiche e intuizioni psicologiche in un solo libro, ch’ è – al tempo stesso – un thriller scientifico e una sfida intellettuale.
Lei di già conosce la mia propensione verso Aurelio Agostino, vescovo d’Ippona: sebbene il suo traducianesimo è ripudiato dalla Chiesa cattolica, il possente pensiero dell’Africano mi ha sempre affascinato!
Il Suo excursus è, come sempre, brillante; tornerò, con calma, ai singoli argomenti dei molti autori passati in rassegna.
Grazie per le preziose riflessioni che periodicamente ci offre.
La ossequio devotamente, Michele dr. DI GIUSEPPE
Gentile Michele, la ringrazio per il consiglio di lettura che spero di poter fare. Anche a me piace sant’Agostino e credo che la sua riflessione, oltre ad essere la prima riflessione sulla storia, contenga le idee più interessanti con le quali confrontarsi. Aspetto le sue osservazioni, la ringrazio ancora.
La saluto con stima e cordialità, Gabriella Colistra