Nel tempo post pandemia da coronavirus, le vacanze estive sarà meglio passarle in Italia, magari scoprendo luoghi poco noti ma che ci arricchiscono spiritualmente.

Ci siamo tutti abituati a stare da soli ascoltando il silenzio delle nostre città nelle dure settimane di quarantena ed ora con l’apertura, avvenuta proprio oggi delle regioni, possiamo tornare alle nostre sane abitudini come i viaggi culturali e spirituali.

E c’è un posto nascosto al mondo, che solo ultimamente ha raggiunto un poco di visibilità e che in realtà meriterebbe moltissimo. Non si tratta di un luogo pubblico, ma di una proprietà privata che l’attuale proprietario Marco Solari, nipote del celebre architetto Buzzi, apre ai visitatori interessati ad entrare in un luogo fuori dal comune, surreale, a fare un viaggio tra il sogno e la realtà. Il convento La Scarzuola e la Città Ideale di Buzzi, è un luogo di intensa spiritualità, basato sulla storia. Un luogo fantastico, pieno di mistero, la sua bellezza va ricercata oltre che nella sua architettura e nell’ambiente in cui si trova, nell’idea visionaria di Buzzi di creare una città di teatri, coperta di simboli esoterici.

Questo posto magico, si trova in Umbria, in provincia di Terni, per la precisione ai piedi del paese di Montegiove che, come quasi la totalità dei paesi in Umbria, sorge sulla cima di una collina.

Il posto è la Scarzuola.

Come narra la tradizione proprio qui, nel 1218 San Francesco fece miracolosamente sgorgare una fonte d’acqua da un cespuglio di rose e scarza (da qui il nome Scarzuola). Qui, sempre con le foglie di scarza, si costruì un riparo e in poco tempo eresse una chiesa e poi il convento, dove trovarono alloggio i Frati Minori che portarono avanti il luogo fino al Settecento. Il convento venne poi acquisito da una famiglia nobile della zona fino a quando non venne poi abbandonato, data la posizione isolata. Negli anni del dopoguerra fu acquistata dall’architetto e designer milanese Tomaso Buzzi, che restaurò in modo sorprendente il convento e che scelse la campagna sottostante per erigere il suo monumento alla follia teatrale, che da vita ad un giardino molto fantasioso.

Nelle radure nascoste troviamo statue dal corpo umano e testa d’animale, guardiani del giardino, simboli massonici e creature indefinite. La visita comincia al cospetto della Fontana del Tempo, vegliata dalla statua di un leone, simbolo di forza e, di fronte, tre porte poco individuabili nella fitta vegetazione, proprio accanto alla sorgente dell’acqua di San Francesco. La prima da sinistra è la porta denominata Gloria Dei, un cammino che riporta al convento, ad una vita spirituale e di rinuncia. A destra invece è la Gloria Mundi, il sentiero che porta all’accumulo di ricchezze di beni materiali che termina in un vicolo cieco, proprio per significare che appunto questa scelta di vita non porta da nessuna parte.

Al centro di queste due porte la strada dell’infinito, la strada dell’amore che se lo vorremo ci porterà alla scoperta di noi stessi e che ci conduce ad una fontana. L’acqua è l’elemento che in questo luogo indica la vita.

Ma andando avanti, finalmente si apre un meraviglioso teatro surrealista.

Sette sono i teatri realizzati, ognuno con il proprio palcoscenico e il proprio significato.

Dopotutto la vita altro non è che un gigantesco teatro, dove ognuno di noi, a seconda delle esigenze, del luogo e del momento, interpreta un ruolo diverso. Protagonisti della nostra vita sempre, nel bene e nel male.

Il palcoscenico principale è un’enorme nave su cui si erge l’acropoli del giardino, si riconoscono facilmente le riproduzioni del Colosseo, del Partenone, dell’Arco di Trionfo.

Ancora troviamo come scenografie, scale, api incastonate nelle pareti che splendono come gioielli, obelischi, soli, lune, labirinti, il terzo occhio in cui si riflette il mostro che richiama le creature del Bosco Sacro di Bomarzo, di cui scriverò la prossima settimana.

Il materiale utilizzato da Buzzi è il tufo che si trasforma, col quale si plasma e poi si distrugge, per poi essere utilizzato per creare qualcos’altro e così all’infinito.

Vale la pena di scoprire questi luoghi così particolari e quindi approfittiamone.

Angela Amendola 

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