La leggenda di Leprecauno

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Leprecauno…
c’era una volta in Irlanda…

Si narra che un giorno due fratelli si trovarono a passeggiare nel bosco.

Calò la sera e si trovarono vicino ad un Biancospino, albero molto amato da fate e folletti, quando iniziarono a sentire una musica allegra.

Incuriositi rimasero fermi a guardare e ben presto la radura si popolò di piccoli esseri fatati, che danzavano felici al chiarore della luna.

Un piccolo ometto vestito di verde e dalla barba rossa si accorse di loro, e li invitò ad unirsi ai festeggiamenti, offrendo loro una buona bottiglia di whisky e un pezzo di carbone, raccomandando che lo tenessero in tasca e non lo tirassero fuori sino all’indomani mattina.

I due fratelli erano assai scettici, ma non se la sentirono di contraddire un Leprecauno: non si sa mai che scherzetti possa combinare per ripicca!

Così si unirono alle danze e si divertirono come matti per tutta la notte, finendo poi per addormentarsi sull’erba fresca.

Al mattino, presi dalla curiosità, frugarono nelle tasche alla ricerca del carbone ma al suo posto trovarono una manciata di monete d’oro.

Sbalorditi si interrogarono sul da farsi.

Il maggior dei due fratelli esclamò pieno di meraviglia “Che fortuna! Se riusciremo a farci amico il Leprecauno potremmo guadagnare un sacco di soldi senza più aver bisogno di lavorare!” ma l’altro dissentì scuotendo il capo: “No, fratello, non bisogna mai abusare della gentilezza del piccolo popolo. Godiamoci questo dono e torniamo a casa.” – “Torna pure a casa tu se vuoi, codardo! Io resterò qui sino a sera ed aspetterò che torni il leprecauno.”…

Sbuffò il fratello maggiore, e così fece.

Lasciato solo sulla collina, aspettò la sera.

Nuovamente, puntuali, tornarono i folletti e il Leprecauno, che lo invitarono a ballare ancora insieme a loro.

Il Leprecauno lasciò al ragazzo un altro pezzettino di carbone con le stesse raccomandazioni della notte precedente.

Al mattino il ragazzo mise le mani in tasca tutto speranzoso di trovarci una gran fortuna, ma, ahimè, si ritrovò solo con una manciata di carbone.

Anche le monete ottenute la prima sera erano scomparse.

L’Oro del Leprecauno…

Sconsolato e con la coda tra le gambe tornò a casa e raccontò il fatto al fratello, che lo ammonì: “Te l’avevo detto, non devi mai mostrarti irrispettoso verso la generosità dei folletti. Sei stato troppo avaro e sei stato punito!”.

Ma poi il suo sguardo si addolcì: “Tieni, prendi un po’ del mio oro, dividiamolo come da buoni fratelli!”.

E da allora i giovani non ebbero più problemi economici (chissà che qualche Leprecauno non ci abbia messo lo zampino..?) e il maggiore di loro imparò che dall’avarizia non si può ottenere altro che una manciata di carbone.

Tra i folletti più famosi d’Irlanda c’è sicuramente il Leprecauno, il calzolaio delle fate, un piccolo ometto dai capelli e barba rossi, il vestito verde e una tuba in testa. Il Leprecauno è il più ricco, e il più taccagno, di tutti gli abitanti del Piccolo Popolo, in quanto, confezionando le sue scarpe magiche, è riuscito a guadagnarsi una grande fortuna che tiene in una pentola d’oro nascosta alla base dell’arcobaleno. Nessuno, nemmeno gli altri esseri fatati, sa come raggiungerne il nascondiglio segreto!

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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