La lampada rosa

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Mancavano poche settimane al parto e Delfina non aveva ancora scelto il nome della bambina, aveva però preparato insieme alla mamma il corredino. Avevano comprato di tutto, tutine, pigiamini, tutto quello che sarebbe servito dopo il parto per la bambina e per la mamma. Era molto ansiosa, dormiva poco e male, si sentiva pesante, goffa, brutta anche se non aveva messo molto peso, solo 9 kg. Il ginecologo nell’ultimo controlla le aveva detto che la bambina era grande, ma di stare tranquilla che non si presentavano problemi per il parto. Delfina era molto giovane, stava bene, avrebbe partorito in modo naturale. Le doglie sopraggiunsero qualche giorno prima del tempo stabilito dal dottore, Delfina quando le si ruppero le acque era in casa da sola con la servitù che accorsero prontamente alle sue urla, Delfina aveva paura e piangeva. In clinica l’accompagnarono la mamma ed Aurora. Il parto non fu facile, il travaglio durò tante ore. Tanto che ad un certo punto si bloccarono le doglie e la dilatazione e dovettero intervenire con un parto pilotato. E cosi dopo meno di due ore nacque Jole. Delfina aveva deciso di darle il nome della nonna che aveva amato tanto. La piccola era una bellezza in miniatura, una bambolina, aveva i capelli neri e gli occhi verdi. Era la neonata più bella del reparto. Aurora non stava più nella pelle, era entusiasta, felicissima. Lo era un pó meno Delfina, che fino alla fine aveva sperato di vedere in clinica il suo ex…

Aurora telefonò al nonno dandogli la bella notizia e a Roberto appena rientrato da Roma. La camera della clinica si riempì di fiori, peluche, bambole e tanti fiocchi rosa. La bimba era uno spettacolo, tanto che venivano a vederla le altre mamme prossime a partorire. Tre giorni dopo Delfina e la piccola tornarono a casa. La camera di Delfina era pronta ad accogliere la piccola…

La stanza preparata per Jole era comunicante con quella della mamma. Era una stanza adatta ad una principessa, il colore alle pareti era di un rosa chiaro, le lampade e i mobili erano di una tonalità più scura. Ma quella camera per la piccola, l’avrebbero usata fra qualche mese, ora la culla era nella stanza della mamma. Rimasta da sola in camera, Delfina si mise a piangere.

Angela Amendola

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