La guerra degli illusi

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C’avete dapprima illusi…
che la lontananza poteva essere valicata da rinchiusi,
che i social la potevano sopperire con i suoi tanti usi,
c’avete perfino illusi
d’un malanno orfano de madre, che c’ha reclusi.

C’avete fatto respirà una cappa de schifezza, col cielo cosparso de strisce
mentre ci manipolavate come serpi, come bisce.
Avvelenati ci avete, coll vostro sordito potere che in voi marcisce
facendo in modo che il debole perisse.

C’avete studiati tramite una connessione
e, proseguendo con la programmazione,
dato che ci volete insegnà bene la lezione,
sapete sempre dove siamo, con la localizzazione.

Sapete perfino quanti soldi abbiamo,
obbligandoci a passar dai soldi alle carte, a un codice, che noi digitiamo.
Ci avete simulato una sorta di dittatura,
una mondiale umana cattura,
con la scusa di proteggerci dalla malattia, che merito vostro, ancora dura.

Ci avete illusi perfino che l’aria era gratuita e respirabile
che almeno, pe noi poracci era abbordabile.
Ma col vostro fare maligno e abile
ve siete messi a nudo con fare finto de gente affabile,
visto che il mondo lo avete fatto diventar addestrabile.

C’avete invece tolto del tutto la libertà di respirare,
co na mascherina ci obbligate ad uscire
e come se foste Dio in cielo c’avete pure vietato di poterci abbracciare.

Ci state togliendo la dignità che il lavoro ci dà.
L’affetto protetto d’un tocco, col ricatto della morte che dietro ce po sta.
Sacrificato gente d’una certa età
per risparmiarvi un po’ di pensioni, e chissà co sti soldi che ce volete fa.

Sacrificando gente d’ogni età,
avete dimostrato che è pe sazià la vostra foga di crudeltà,
una lussuriosa avidità,
che la frustrazione de non esse immortali pure voi, intesta ve stà a dà.

E per tenerci ancora nella paura
avete sacrificato anche il piacere d’un viaggio, la scoperta dell’avventura.
C’avete imprigionati alla meglio credendoci tutti Na manica de fessacchiotti
che stimate poco più, d’un branco de gatti.

Ma questo non è solo colpa dei grandi capoccioni,
è colpa d’un popolo compreso anch’esso de gran coglioni
che scambiando una connessione per un gioco da bambini.
Un confronto virtuale c’ha dato scempio di quanto, da un punto in poi, se po’ perde de vista le ragioni
per cui ce tengono dentro come embrioni.

C’hanno dato modo de da alito pure ai pidocchi,
e come vollesi dimostrare delle campane or ascoltiamo della morte i rintocchi.

Abbiamo dato sfogo a tutta l’ignoranza stupida che prima s’ignorava
ma almeno prima da dentro casa ce proteggeva
perché non se poteva sbandierà tutto quello che se pensava,
quello che se diceva
e più de tutto, quello che se faceva.

Or piangiamo morti e miserie,
come una guerra che miete invisibili macerie
che c’ha messi in ginocchio di fronte alla cattiveria,
che del potere è la materia.

Questa si, è Na guerra
la guerra degli illusi che or afferra
la prospettiva della salvezza co du gocce, che pe ce controllà meglio a tradimento e con l’inganno c’è sferra.

E lo dovevate di palese,
sti infami nascosti sopra a se poltrone, da dove la vostra mente è un’arnese
sopra al cucuzzolone dei ricconi, da dove dominate ogni paese,
che sta guerra l’avete voluta solo voi e non il popolo borghese.

C’avete illusi, mentre ci uccidevate e uccidete per mera follia
rinchiudendoci in casa per non veder cosa accadeva su ogni via
e per non farci vedere quanta vita ci stavate portando via.

Or che d’altri colori ci volete vestire,
dopo il giallo, l’arancio e il rosso in verde ci volete tutti definire,
per coprire sempre il vostro misero agire.

Ce ricattate
co quattro stronzate…
Per farcene fa altre a noi, belle incartate.

Ricordate che chi ha sete di imprigionar qualcuno
per Dio non è Nessuno,
e lo fate perché ve siete legati a un demonio chiamato denaro, che fregate in tasca a ognuno.

Non sarò nessuno
ma su sto mondo io ce cammino,
e se permettete non me bevo le vostre scommesse come fosse nettare o vino.

Avete manipolato perfino il tempo,
c’avete avvelenato l’orto, il campo.
Eppure Dio … aveva fatto un capolavoro
pensando che ce aveva fatto un regalo d’oro.

Ditemi pure che son pazza,
ma è solo che non appartengo alla vostra razza,
quella razza che pe fa i comodi suoi, i fratelli suoi ammazza.

Umberta Di Stefano
(22.5.2021)

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Mi chiamo Umberta Di Stefano e sono nata e cresciuta a Ceccano (FR), dove vivo. Sposata, mamma di tre ragazzi (Andrea, Chiara e Valeria), grande lavoratrice fino a qualche anno fa. Oggi mi dedico alla mia famiglia, alla lettura, alla scrittura e collaboro con molte associazioni nazionali e locali. Scrivo dal 2013, dalla data della mia prima opera “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice”, ma in cuor mio l’ho sempre fatto. Data la mia pessima “grammatica giovanile”, ciò che realmente la vita aveva in serbo per me, s’è quindi rivelato in tarda età. Sono in varie raccolte di poesie delle “Edizioni il Viandante”, Casa Editrice che mi ha tenuta a battesimo e ciò non si può dimenticare. Con loro ho pubblicato nel 2018 “Un Angelo senza Memorie”. Oggi sono una donna ancora più determinata ad imparare tutto ciò che mi manca per poter raccontare le tante verità, dal mio punto di vista, secondo la maturità che ho raggiunto in questi anni e che spesso il mondo fa finta di non vedere. Dio ci benedica tutti!

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