L’attesa di Luisa

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La vecchia stazione era avvolta da un’atmosfera  decadente, con muri screpolati e segni del tempo.  È deserta, con solo qualche banco di legno vuoto, e un vecchio orologio che ticchetta molto lentamente.

Al centro della stazione c’è una donna anziana seduta su una panchina logora, con le mani nervosamente intrecciate sulle ginocchia. I suoi capelli bianchi sono raccolti in uno chignon disordinato e i suoi occhi stanchi guardano lontano, sperando di vedere finalmente il treno che porta il suo amato.

Indossa un cappotto logoro e un foulard sbiadito che le proteggono dal freddo che si infiltra dalle crepe delle finestre. Le sue mani rugose avvolgono un fazzoletto di pizzo sbiadito, simbolo del suo amore che non ha ancora fatto ritorno.

La donna aspettava con pazienza e speranza, il viso segnato dalle rughe che raccontano la sua lunga attesa. Il silenzio della stazione è rotto solo dal rumore dei propri pensieri e dalla dolce melodia di un vecchio grammofono che suona una canzone d’amore lontana.

Luisa con gli occhi tristi e il cuore in tumulto, aspettava. Aspettava il treno che avrebbe dovuto portare Pietro, l’amore della sua vita. Erano passati tanti anni da quando si erano separati, Pietro era partito per andare a lavorare in Belgio,ma Luisa non aveva mai smesso di sperare. La donna si trovava alla stazione, con il cuore ansioso e gli occhi fissi sui binari.

Non riusciva a toglierselo dalla testa, le tornava sempre alla mente come un dolce ricordo che a tratti, la faceva sorridere. Guardava l’ orologio ansiosa, contando ogni minuto che passava, sperando che il treno arrivasse presto per riportarle l’uomo che amava.

Le guance ormai arrossate dal freddo pungente e gli occhi fissi sull’orizzonte, cercava di scorgere la sagoma familiare di colui che le aveva fatto battere il cuore per tutta la vita, come nessun altro.

Ogni giorno, puntualmente, si recava alla stazione. Si sedeva sulla panchina di legno, guardando i binari che si perdevano all’orizzonte. Le stagioni cambiavano, ma il suo amore per Pietro restava immutato. Aveva scritto lettere, invano.

Aveva pregato, invano. Aveva aspettato, invano.

Gli abitanti del paese la osservavano con compassione. “Luisa, lascia perdere,” le dicevano. “Pietro non tornerà mai più.” Ma lei non voleva sentire ragioni. Aveva promesso a se stessa che avrebbe aspettato fino alla fine dei suoi giorni. Aveva passato pochi anni insieme al suo amato marito, ma quella mattina lo stava aspettando, come sempre da sola, ma stranamente consapevole, che lui non sarebbe più tornato.

Pietro era morto da diversi anni, lasciando un vuoto immenso nel cuore di Luisa, le era arrivata una lettera ma lei non ci aveva mai creduto e l’aveva stracciata. E ogni giorno, come un rituale doloroso, si recava alla stazione ferroviaria nel tentativo di convincersi che Pietro sarebbe tornato da lei.

Il personale della stazione la conosceva bene, la osservava con sguardo compassionevole mentre cercava lo sguardo di Pietro tra la folla di viaggiatori.

E i treni passavano uno dopo l’altro, portando con sé persone che partivano per nuove avventure o tornavano a casa. Ma per lei, il tempo sembrava essersi fermato a quel giorno in cui Pietro era partito per l’ultima volta, senza mai più tornare.

Ogni volta che vedeva avvicinarsi un treno, il suo cuore batteva forte nell’attesa di scorgere il volto del suo Pietro tra i passeggeri. In cuor suo sapeva che non sarebbe successo, ma la speranza e l’amore che nutriva per lui la inondavano di emozioni contrastanti.

Le persone del paese sapevano della sua abitudine, alcuni la deridevano per la sua ingenuità, altri la vedevano con tenerezza, compresi il suo dolore e la sua solitudine. Lei però, non si lasciava scuotere dalle opinioni degli altri, poiché nella sua mente e nel suo cuore Pietro era ancora vivo e la aspettava da qualche parte.

Quella giornata in particolare, Luisa si era preparata con cura, aveva messo il suo vestito migliore e si era pettinata con cura, come se volesse essere impeccabile nel momento in cui Pietro sarebbe tornato a casa. Ma il sole tramontò lentamente, il rumore del treno sfumò nel silenzio della notte e alla fine lei si alzò dalla panchina, con le lacrime agli occhi e il cuore spezzato.

Lentamente tornò a casa, portando con sé il peso dell’assenza di Pietro. Ma sapeva che anche se il suo corpo non sarebbe mai tornato, il suo spirito avrebbe continuato a vegliare su di lei, guidandola nel cammino della vita fino a quando si sarebbero riuniti una volta per sempre.

Le notti erano le peggiori. Luisa si svegliava di soprassalto, sperando di sentire il fischio del treno. Ma il silenzio era il suo unico compagno. Si immaginava il ritorno di Pietro, il momento in cui lo avrebbe rivisto. Ma era solo un sogno, un sogno che si infrangeva ogni mattina. E tutto ricominciava.

Un giorno, mentre  Luisa era seduta sulla solita panchina, un uomo anziano si avvicinò. Aveva gli occhi lucidi e il volto segnato dal tempo. “Luisa,” disse, “anch’io ho aspettato invano. Ma ho imparato che l’amore non è solo attesa. È anche coraggio. Coraggio di lasciar andare.”

Luisa lo guardò, confusa. “Cosa vuoi dire?”

L’uomo sorrise. “Vuol dire che forse Pietro non tornerà mai più. Ma tu puoi scegliere di vivere. Non lasciare che l’attesa ti consumi.”

Luisa rifletté sulle sue parole. Forse aveva ragione. Forse era arrivato il momento di lasciar andare. Si alzò dalla panchina, guardò una volta ancora i binari vuoti, e poi si diresse verso casa.

Da quel giorno, Luisa smise di aspettare. Iniziò a vivere. E aprì il suo cuore a nuove possibilità.

Angela Amendola

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