Ho avuto, nel corso del tempo, un assoluto bisogno di respirare fragranze consistenti e d’imprimere bellezza nella coscienza assopita, affinché si destasse dal torpore un sentimento d’orgoglio nei confronti di Palermo.

Perché l’ho sentita così lontana?

È estremamente imbarazzante.

Imbarazzante ed imperdonabile, perché diciotto anni fa lei mi accolse senza tentennamenti, come se io fossi stata la più preziosa delle sue figlie.

La mafia!

È sempre lei l’incontrastata colpevole, il particolare riluttante che affibbia demeriti a luoghi e a situazioni.

Ma Palermo non è responsabile.

Palermo è solo una vittima inerme, denigrata delle umane e scellerate nefandezze.

Ed io, accompagnata da tutta la testardaggine che mi rende una donna libera, non cessero’ mai di scrivere sul fenomeno cancerogeno.

In tanti mi dissero: ” Non partecipare, ti distruggeranno l’automobile”.

La mia automobile è intatta.

Successivamente mi ripeterono: ” Non parlare, appiccheranno il fuoco al tuo portone”.

Il mio portone non ha subito danni.

Infine seguitarono: ” Non scrivere, ti ammazzeranno”.

Sono viva.

La paura ” dell’ipotetico” inibisce le azioni.

L’inibizione delle azioni azzera i risultati.

L’azzeramento dei risultati condanna alle situazioni di stallo.

Che ciascuno, dunque, agisca seguendo coscienza e principi.

Un “illustrissimo” professionista mi accusò di essere inopportuna ed irriverente, poiché disprezzai pesantemente grossi esponenti di “cosa nostra”.

Dopo svariati giorni di polemiche invoco’ con convinzione , per costoro, la misericordia di Dio.

Dio ( forse) li perdonera’.

Io non sono Dio.

M’avessero detto che un giorno di Maggio,
un’auto, per strada, al triste passaggio,
sarebbe crollata sul lastrico muto
non so, se davvero, c’avrei mai creduto.

M’avessero detto che un Uomo di Stato
trovandosi, ahimè , nel posto sbagliato,
sarebbe caduto innanzi a un portone,
avrei già tremato per la previsione.

M’avessero detto con gran tono fermo
che un giovane in gamba, vicino Palermo,
chiamandola “merda” avrebbe pagato,
avrei preferito si fosse fermato.

Eh no, miei signori, chi crede combatte,
fermarsi equivale a mille disfatte,
l’ immane coraggio interessa gli eletti,
per questo motivo che sian benedetti.

Stringendola al petto la tiene e s’accascia,
il gran Generale, che vuoto che lascia!
La mafia è una stolta, non ha sale in zucca
e canta vittoria” attuppannu la vucca”!

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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