“Inventing Anna”, la serie Netflix firmata Shonda Rhimes

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Sbarcata su Netflix da qualche tempo Inventing Anna il nuovo serial tv firmato Shonda Rhimes ha subito conquistato le posizioni più alte nella classifica dei titoli più visti sulla piattaforma.

Risultato dovuto sicuramente a più fattori.

Prima di tutto il nome stesso dell’autrice del serial: Shonda Rhimes. Come non farci influenzare dal fatto che parliamo della fautrice di serial di enorme successo come Grey’s Anatomy o del recente fenomeno Bridgerton?

La Rhimes ha fatto sua la sfida di trasformare questa volta un fatto reale in prodotto di successo romanzandone aspetti e personaggi per renderli più ‘appetibili’ ad un largo pubblico,

Ad ispirare la Rhimes per questo terzo titolo è stato un articolo diventato virale a metà 2018, scritto per il New York Magazine da Jessica Pressler: “How Anna Delvey Tricked New York’s Party People“.

Il pezzo  su cui si basa la mini serie racconta l’ascesa e la caduta di Anna Delvey – Anna Sorokin, un’artista della truffa che è stata in grado di ingannare  banche, uomini d’affari ed amici dell’élite di New York City. In poco tempo Anna  ha truffato svariate persone, banche e hotel usando carte di credito non valide e falsificando estratti conto per far credere alle persone che incontrava di essere una ricca ereditiera.

La truffatrice ha persino inaugurato una fondazione a proprio nome, la Fondazione Anna Delvey, affinché ricchi donatori promuovessero la sua “causa”.  Si è stimato che la donna, nel corso di pochi anni, sia riuscita a rubare più di 275mila dollari.

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Ad ottobre 2018 è stata scoperta e accusata di una serie di reati.

A inizio 2019 è stata giudicata colpevole e al momento si trova ancora in prigione.

Ma di cosa parla lo show?

La trama della mini serie Netlfix  ruota attorno alle indagini di una giornalista di nome Vivian, completamente affascinata e incuriosita dalla storia di Anna e dal mistero che la circonda.

Mentre Anna attende di affrontare il processo e Vivian lotta contro il tempo per rispondere alla domanda che la maggior parte di NYC si sta ponendo, ovvero chi sia davvero Anna Delvey, tra le due si instaura un legame di amore-odio.

Nel corso delle puntate assistiamo all’incredibile e stupefacente ascesa di Anna ( interpretata da una brava Julia Garner) negli ambienti più in del jet set newyorkese e non solo. Tra storie sentimentali, nuove amicizie, viaggi e soggiorni in hotel extra lussuosi veniamo catapultati nella dimensione ‘social’ della ragazza che , fra un post su instagram, una sfilata a Parigi e un soggiorno a Marocco, compie una sorta di allucinato viaggio psichedelico contornato da lustrini, carte di credito, conti stratosferici e tanto , tanto glam ostentato, osannato quanto criticato aspramente.

Rimaniamo affascinati da lei e la detestiamo allo stesso tempo, irritati dalla sua frivolezza e dalla sua morbosità social,  incuriositi dal suo background socio-culturale (qualunque esso sia) e restiamo sorpresi di accusarla continuamente con la stessa velocità con cui la difendiamo allo stesso tempo per la sua determinazione e intelligenza.

Aldilà della vicenda di Anna, del suo passato misterioso, della sua avventura al limite del verosimile e delle conseguenti vicende già note, a fare da contraltare c’è la storia di Vivian, la parte “normale” della vicenda.

Alter ego (solo in parte) dell’autrice originaria del celebre articolo, il personaggio di Vivian (interpretato da Anna Clumsky) piace e irrita forse in egual  misura. Proprio come per Anna simpatizziamo per la sua condizione di futura mamma  alla ricerca di un riscatto personale sul lavoro. e ci fa sorridere anche il suo non essere la classica mammina tutta attesa e sorrisi, entusiasta di sentir scalciare o muovere un bambino che sembra in parte non essere tanto certa di voler far nascere.

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Vivian è l’altra faccia della rappresentazione femminile voluta da Shonda Rhimes. di una società dove, se da un lato le donne vengono mostrate in tutto il “loro splendore mediatico“, ossessionate da trucco, abiti e ambienti alla moda e dipendenti dai social media, dall’altra viene sottolineata la componente ambiziosa dell’essere femminile e di come, con abiti casual o meno, porti avanti la sua lotta per emergere in un mondo prettamente maschile al potere.

Il mobbing in ufficio, la “scriberia” a cui Vivian  è relegata, (costellata di adorabili personaggi in verità) è il limbo che la donna dovrà attraversare e superare per riacquistare la fiducia in se stessa e il rispetto professionale degli altri, mettendo però spesso in secondo piano famiglia e affetti.

Solo in apparenza però.

Nell’arco di questo lungo percorso di costruzione dell’articolo che darà fama a lei e ad Anna Delvey, Vivian, cosi come Todd (avvocato di Anna) scoprirà di essersi legata a quella strana creatura glaciale e di averne compreso il desiderio di rivalsa pur non condividendolo.

Alla fine della ‘baraonda di post, messaggi in chat, viaggi in jet privato, aule di tribunale trasformate in “passerelle di moda”, se pur trascinata per un numero eccessivo di episodi, la visone del serial lascai un messaggio potente: la beffa.

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Beffa al potere, ad un circoscritto ambiente di élite, alla ingenua voglia di credere  a tutto quello a cui “decidiamo” di voler credere e beffa soprattutto ad un potente sistema di amicizie, favori, privilegi esclusivi riservati . Un sistema sradicato da una ragazzina di 25 anni innamorata di Vanity Fair e dell’arte.

Truffatrice, ladra, bugiarda, Anna Delvey ha quasi realizzato davvero l’impresa di costruire dal nulla la sua Anna Delvey Foundation, al centro di New York, tra gli scintillanti palazzi di cristallo delle Banche più importanti del mondo, al centro del Potere.

Tutto verità?

Qualche particolare romanzato?

Non lo sapremo mai. In fondo come recita il curioso disclaimer all’inizio:

Tutta questa storia è completamente vera. Tranne che per le parti assolutamente inventate…

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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