In tempo di Covid19, la quarantena che ci ha resi “prigionieri di lusso“, nelle nostre belle e comode case, ha fatto sì che i rapporti spesso frettolosi si riallacciassero e si ampliassero.

Vincendo il mio abituale riserbo, dopo una serata musicale di quartiere, d’un fiato chiedo a Roberto Scarpetti, che dalla sua veranda stava partecipando al flashmob, se fosse disponibile ad una mia intervista per ScreepMagazine.

Roberto ha gentilmente accettato ed io ho preparato subito cinque domande perché possiate conoscerlo.

A.A.1- Roberto Scarpetti chi sei? Presentati ai nostri lettori.

R.S.-Sono uno sceneggiatore e drammaturgo. In questi ultimi anni ho lavorato per il Teatro di Roma, per il Teatro dell’Elfo di Milano, mentre per il cinema ho collaborato spesso con un regista svizzero, Rolando Colla, e anche con Paolo Franchi per cui ho scritto il soggetto del suo ultimo film. Principalmente scrivo, ma per il teatro mi è anche capitato di dirigere testi scritti da me.

A.A.2- Pensi di aver raggiunto le tue mete?

R.S.-Sicuramente faccio il lavoro che ho scelto e che mi piace e questa è una grande fortuna, perché non è semplice in generale, e lo è ancora di meno nel mondo dello spettacolo. Poi non credo di avere delle mete specifiche da raggiungere. Spero di poter continuare a fare questo lavoro, non solo per le opportunità professionali che mi si porranno, ma anche nel mantenere uno sguardo lucido sulla realtà e sul nostro passato, perché credo che questa sia la base per poter raccontare qualsiasi cosa.

A.A.3- Quali libri leggi e quali sono gli autori che ami?

R.S.-Ho sempre letto preferibilmente letteratura angloamericana, sia prosa che poesia. Tra gli italiani contemporanei sono appassionato di Antonio Tabucchi, mentre in questi ultimi anni mi hanno colpito i libri di Roberto Bolaño, soprattutto 2666 e I detective selvaggi.

A.A.4- Film, commedie teatrali, spettacoli, musica, parlaci delle tue preferite.

R.S.-Beh, potrei quasi dire che per il teatro e il cinema mi piace un po’ tutto e non mi piace niente! Cioè, non ho preferenze di generi, se un film o uno spettacolo è ben fatto e stimolante e intelligente, non mi lascio condizionare dai generi. Però al tempo stesso, come dire, ho forse dei parametri di giudizio un po’ alti. Insomma sono uno spettatore esigente. Dal punto di vista del lavoro, invece, devo dire che soprattutto per il teatro mi trovo più a mio agio con il dramma. Ma bisogna considerare che una storia drammatica può sempre avere in sé momenti di leggerezza e ironia. La musica…beh, io ascolto musica tutto il giorno, scrivo ascoltando musica. E, come per la letteratura, sento preferibilmente musica rock/folk angloamericana.

A.A.5- Come vedi il tuo futuro? Pensi che il mondo artistico nel quale vivi e lavori avrà modo di potersi esprimere ancora?

R.S.-Senza dubbio il mondo dello spettacolo è stato tra i primi a essere colpiti dalle misure per l’emergenza Covid-19, e sarà probabilmente l’ultimo a uscirne. Per chi lavora nel cinema e nel teatro si prospettano tempi davvero difficili. Credo che al momento le soluzioni prospettate dal governo non siano ancora sufficienti, né per la sopravvivenza degli artisti, né nel cercare forme alternative di fruizione per il pubblico. Ma qualsiasi forma d’arte è indispensabile in ogni società, nel passato e ancora di più oggi, nel nostro presente dominato dalla tecnologia.

Ringraziando Roberto per la sua disponibilità, poche domande ma dirette che – spero – abbiano permesso di entrare nel suo lavoro e nelle sue preferenze artistiche e di vita.

Sperando che per tutti noi, artisti e non, il futuro ritorni “presto normale”.

VITA

È un palcoscenico la vita
ognuno ha il suo dramma.
Il suo copione
da portare avanti.

Così tra sorrisi e lacrime
tra giorni leggeri
e altri pesanti
sfioriamo la vita degli altri.

Per qualcuno siamo luce
per altri buio
per altri ancora aria liquida.

È un palcoscenico la vita
interpreti e comparse.

Antonella Ariosto

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