Il treno 8917

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Quando decidiamo di metterci in viaggio, dovremmo anche fare i conti con il destino.

In un passato non proprio remoto, molti nobili, prima di mettersi in viaggio, addirittura facevano testamento.

Le diligenze non erano mezzi così sicuri, dovevano fare i conti con strade non proprio perfette, con gli eventi atmosferici, con i briganti.

Per fortuna, le varie stazioni di posta, alleggerivano le pene di un viaggio insicuro. Quando poi, il treno fece capolino alla stazione di Portici, i contadini dissero che avrebbe portato solo guai.

Avrebbe fatto cagliare il latte, ucciso le galline o avrebbero perso la possibilità di deporre le uova, rendendole sterili.

Il grano non sarebbe maturato. In realtà, anche se ci sono sempre stati i “Bastian Contrario”, il progresso non si può fermare, anche se non sempre ci propone cose giuste, dobbiamo prenderne atto e farcene una ragione.

Il progresso è stato utile in pace, come in guerra. Anzi, spesso, è stata proprio la guerra a dare agli inventori, la capacità di creare cose nuove. La guerra crea, la guerra distrugge.

Il 2 marzo del 1944, il treno speciale 8017, il cui compito era quello di trasportare merci, con un carico di legname da utilizzare per la ricostruzione dei ponti, distrutti dai bombardamenti bellici, partì dalla stazione di Napoli per raggiungere quella di Potenza.

Il convoglio era molto lungo, contava ben 47 vagoni e pesava circa 520 tonnellate.

La locomotiva elettrica fu sostituita, nella stazione di Salerno, da due macchine a vapore, per poter percorrere il tratto dopo Battipaglia, che non era elettrificato.

L’elettrificazione di quel tratto, arrivò dopo l’anno 1994.

Mentre il treno era fermo a Battipaglia, sul treno salirono circa 500 passeggeri clandestini, il cui peso incise negativamente, portando il convoglio a superare le 600 tonnellate. Qualcuno fu costretto a scendere alla stazione di Eboli ma mentre ne scendevano, altrettanti ne salivano.

Alla fine i passeggeri clandestini diventarono circa 600.

Era la mezzanotte quando il treno, con circa 37 minuti di ritardo, si fermò alla stazione di Balvano-Ricigliano.

Alle ore 0,50 del 3 marzo, ripartì percorrendo un tratto di notevole pendenza, attraversando molte gallerie strette e poco areate.

Il tempo di arrivo alla stazione successiva era stimato in circa 20 minuti ma la stazione di Bella-Muro Lucano, alle ore 2,40 non ne aveva ancora segnalato l’arrivo.

Cosa successe?

Nella galleria situata tra le due stazioni, quella di Balvano e di Bella, lunga 1.692 mt, il treno si fermò lasciando fuori solo gli ultimi due vagoni. Il tentativo di rimettere in marcia il convoglio, altro non fece che sviluppare grandi quantità di monossido di carbonio.

I primi a perdere i sensi furono i macchinisti che si trovavano in testa al treno, nel punto più carico dei gas di scarico.

La maggior parte dei passeggeri, essendo notte inoltrata, dormiva e la morte, li colse nel sonno.

Solo in pochi riuscirono a salvarsi, forse erano svegli e rendendosi conto di ciò che stava accadendo, imboccarono un piccolo condotto di areazione e uscirono dalla galleria.

Queste notizie furono dichiarate dall’unico fuochista, Luigi Ronga che per un caso fortuito, riuscì a non respirare i gas tossici.

Tra il personale di bordo, non si salvò solo il fuochista ma anche Giuseppe De Venuto, il frenatore del carro di coda.

Come detto prima, gli ultimi due carri erano rimasti fuori dalla galleria ed egli, camminando lungo i binari, riuscì ad avvisare il capostazione di Balvano raccontando ciò che era accaduto e che all’interno del treno, vi erano numerosi cadaveri.

Il bilancio della tragedia, ancora oggi è impossibile da accertare.

La versione ufficiale parla di 501 passeggeri, 8 militari e 7 ferrovieri morti.

Ma altre ipotesi, contano fino a 600 vittime.

Molti dei morti non furono mai riconosciuti. I cadaveri furono allineati sulla banchina della stazione di Balvano e poi sepolti nel piccolo cimitero in una fossa comune. Il personale invece, fu sepolto nel cimitero di Salerno.

Tra le cause della tragedia, oltre ai passeggeri clandestini che avevano aumentato il peso, c’era la foschia che aveva reso i binari scivolosi e il mancato controllo che avrebbe dovuto impedire la presenza a bordo di passeggeri clandestini.

Inoltre, se le due locomotive fossero state poste ai due margini anziché tutte e due in testa, avrebbero aiutato ad evitare la tragedia.

Il Ministero del Tesoro, onde evitare una vertenza, sancì l’emissione di un risarcimento, trattando l’accaduto come incidente di guerra.

Alcune fonti indicano che alcuni passeggeri viaggiavano con un regolare biglietto e quindi, non potevano essere catalogati come clandestini.

La questione però, ancora non risulta chiarita in modo definitivo.

Dopo ben 80 anni, il disastro del treno 8017, resta la più grande tragedia ferroviaria…e in quella galleria anche i treni ad alta veloicità oggi, fanno fatica …

 

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