“Il riscatto dell’Uva” di Cristina Pipoli

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Solo quando le carte vennero scoperte, l’Uva poté con coraggio riprendersi la rivincita nei confronti della furba volpe.
Passarono molti secoli, ma quando il grappolo d’Uva si svegliò dal lungo sonno scoprì tante cose che fino a quel momento le furono tenute nascoste.
L’Uva potè quindi osservare con i suoi occhi che la causa del suo dormire era il veleno gettato dalla volpe con astuzia e avidità.
La volpe era furba, lei gettava di nascosto il veleno nel luogo in cui l’Uva voleva crescere sana e gustosa, la fatica per l’Uva era immensa.
Nel riaprire gli occhi, l’Uva si accorse che accanto a lei, nel frattempo, erano maturati tanti altri grappoli, che a loro volta avevano dormito per colpa di quel veleno.
Anche loro come lei avevano patito le stesse medesime situazioni.
Così finalmente arrivò il giorno in l’Uva guardò negli occhi la furba volpe e si riprese il suo riscatto dicendogli :
<< Se ero acerba, era perché tu seminavi nel mio ambiente la tossicità della tua avidità, quindi la terra dalla quale mi nutrivo, non permetteva di farmi crescere sana e bella>>.
Passarono secoli fino al momento in cui potè dall’alto sfidare con sguardo vittorioso la furbizia della volpe e in cui la stessa, con la coda tra le gambe per la bassezza della sua anima e del suo marciume, iniziò a ripulire se stessa.
Favola breve rivolta soprattutto ad adulti ma anche ad adolescenti.

Cristina Pipoli

Educatrice salentina

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