Nonostante tutto è Domenica.
Il suono delle campane mi ricorda che è il giorno più importante della settimana.
Inconfondibile richiamo, simbolo ancestrale di un momento che non ha età.
Nonostante tutto è Domenica nell’aria tersa del mattino.
I prati verdi del parco bagnati di brina mi rimandano a lontani giorni di spensierata giovinezza.
I fiori gialli, gli alberi di ulivo , i sentieri sassosi che portano alla strada, i tramezzini caldi mangiati coi compagni di scuola mentre la maestra ci faceva raccogliere la cicoria selvaggia.

Era la nostra gita settimanale, semplice, poco pretenziosa, con l’odore della mortadella e dei succhi di frutta custoditi nelle cartelle di scuola.
Ci sedevamo sotto gli alberi, sulla sabbia umida e ascoltavamo i racconti di storie passate, vissute lontane da noi.
La voce rauca della maestra Giovanna sapeva di tradizione, di poesie in rima, di torte fatte in casa e di pane sfornato. La sua maniera di essere insegnante ci conduceva per mano alla scoperta dei libri, ai problemi sul piccolo quaderno a quadri, ai giochi in cortile.
Ritorno al muretto di mattoni grigi che circonda il parco.
Ritorno a questa nuova domenica, all’oggi che non ha più quella lontana spensieratezza e che ci tiene prigionieri di una paura difficile da dimenticare.
Un giorno ci lasceremo tutto questo alle spalle?
Saremo di nuovo liberi di respirare il vento e l’aria senza timore?
Torneremo ad abbracciarci per strada e ad inciampare l’uno nell’altro sorridendo? Ritroveremo quel calore di una Domenica tra i banchi di una chiesa gremita e profumata di incenso?
Guardo il sole che riappare dietro una nuvola minacciosa di pioggia e raccolgo un fiore per ritrovare quel tempo, quella semplicità di un mondo normale.
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