Il dubbio di Delfina

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Aurora si chiedeva come potesse aiutare la sorella, sia che tenesse il bambino, sia che abortisse.

Per un istante la sfiorò una strana idea, prendersi cura del bambino, nel caso Delfina decidesse di tenerlo. Lo avrebbe fatto, lei amava i bambini, anche se non aveva mai pensato ad uno tutto suo.

Chissà se Roberto voleva da lei un figlio, del resto il matrimonio è anche per questo, mettere al mondo dei figli.

Ma poi scrollò la testa e si disse: “Sei proprio scema“…

Sentì bussare alla porta, era Roberto che voleva dirle alcune cose prima di partire per Roma.
Aurora perché non vieni con me due giorni a Roma? Se non hai da fare approfittane, ho prenotato dei posti a teatro, vieni dai“.

Roberto lo sai che in questo momento non posso lasciare lo studio, ho appuntamenti prenotati da tanto, un sacco di lavoro da sbrigare. Ma ti prometto che verrò la prossima volta“.

Roberto la baciò sulla fronte e andò nella sua stanza.

Aurora indossò la sua camicia da notte azzurra, e si mise a letto, si sentiva stanca, decise che l’indomani avrebbe sentito il suo medico.

Quella notte domì sonni sereni, era da tanto che non succedeva.

L’indomani si alzò di buon ora, e si recò nel negozio di Antiquariato di Ludovica.

Moriva dalla voglia di sapere le ultime notizie sulla storia d’amore tra Ludovica e l’uomo misterioso.

Restò delusa nell’apprendere che Ludovica era partita per qualche giorno, in genere l’avvisava, la faceva partecipe di tutto, ed ora cosa stava succedendo?

Ludovica era una cara amica, solare ed estroversa, aveva un unico difetto, era molto ingenua, credulona. Per questo tante volte si era trovata in situazioni poco chiare, piacevoli,sia con amici che si approfittavano di lei grazie alla sua generosità, sia in amore.

Aveva sofferto più volte in amore, l’ultima sua relazione era durata tre anni.

Ludovica era molto espansiva, non si tirava mai indietro, sempre pronta ad aiutare il prossimo, chiunque ne avesse bisogno. Si conoscevano da decenni, erano cresciute insieme, le loro famiglie si conoscevano da sempre.

Il suo ultimo fidanzato era un tipo strano, si era rivelato un narcisista patologico che la mandò in psicanalisi per diversi mesi.

Lei uscì distrutta da questa relazione, e per diverso tempo aveva fatto ricorso a sostegni psicologici. E ora eccola lì, in viaggio con uno appena conosciuto.

Era troppo tardi per chiamarla al telefono un cliente la stava aspettando, si ripromise che lo avrebbe fatto nel pomeriggio.

Dopo un intensa giornata di lavoro, tornò a casa e chiamò la sua amica. Il telefono squillò diverse volte ma Ludovica non rispose, e le lasciò un messaggio in segreteria.

Era ancora presto per scendere a cena, e non c’era neanche Roberto per scambiare due parole. Si sdraiò sul letto. Si sentiva stanca, svuotata da ogni energia.

Osservò la sua camera da letto, era arredata con buon gusto. Le pareti erano dipinte di un azzurro molto tenue, le tende alle finestre erano anch’esse azzurre. Le tende alla finestra e al balcone avevano una tonalità di azzurro che dominava nella stampa del tessuto.

Lei amava il blu e l’azzurro, in tutte le sfumature.

Una delle sue vestaglie di satin era anch’essa di colore azzurro, persino le ciabatte da camera erano dello stesso colore, poste di fianco al letto sul tappeto blu e rosso.

Di fronte al letto, c’era una toelette con specchio, dove erano riposti i suoi gioielli e dove si sedeva per truccarsi. La stanza era molto ordinata, non era Aurora a sistemare tutto, ma la domestica che le si era tanto affezionata.

Voleva che tutto fosse in ordine per la sua signora. Aurora pensò a Delfina e decise di telefonarle.

Delfina dove sei? Ti va di passare da qui e ti fermi a cena?“…

Ciao sorellona, va bene, fra un’oretta sarò lì“.

Erano le venti, quando arrivò Delfina.

Nonostante il periodo complesso che stava vivendo, sorrideva e gli occhi erano sereni.

Si abbracciarono e per un po’ stettero in silenzio. Fu Aurora che parlò per prima.
Piccoletta hai già deciso di interrompere la gravidanza? Pensaci, io e la mamma ti saremo vicine qualunque cosa accada“.

No, non so cosa deciderò, per ora giovedì mi recherò in clinica, poi vedrò che fare“.

La serata passò in modo lieto, ricordarono i viaggi fatti insieme loro due da sole.

Si promisero appena possibile di andare in Scozia, non avevano mai visitato quel Paese sebbene fossero state diverse volte in Inghilterra.

Quasi quasi decisero che avrebbero esteso l’invito alla loro mamma, che da anni non faceva un viaggio.

La loro mamma, era una donna meravigliosa. Dopo i primi mesi della morte del papà, si era fatta forza e aveva preso in mano le redini di tutto. Aveva cresciuto, con l’aiuto dei nonni, le bambine, aveva preso il posto del coniuge al lavoro, senza mai una lacrima o un lamento.

Meritava un po’ di felicità, le figlie avrebbero voluto vederla al fianco di un uomo che la rendesse felice, era ancora giovane e molto bella.

Ma lei di questo non voleva parlarne, anzi come si accorgeva dell’interesse di un uomo lo allontanava.

Delfina andò via e Aurora rimase da sola in quella grande casa.

Non voleva far soffrire Roberto, lo rispettava e gli voleva bene, ma a volte aveva la tentazione di scappare via il più lontano possibile da lì.

Questo stato d’animo si era accentuato, dopo essersi specchiata negli occhi di Fabrizio Corsi.

Era strano ciò che provava quando lo vedeva.

Le suonò il telefonino, era Roberto che da Roma la cercava. Alla fine della telefonata, andò in bagno e prese dal mobiletto una pasticca di sonnifero.

Non sa perché prese il sonnifero, erano anni che non li prendeva per dormire. Era arrivata al limite. Chiedeva tanto a se stessa ma non era fatta di acciaio e iniziò a cedere alle pressioni del mondo intorno a lei.

Sdraiata nel letto, cominciò a pianificare una partenza senza ritorno, sognava il mare, un’isola caraibica dove rilassarsi. Forse, se avesse finito tutto il lavoro, in un paio di mesi poteva farcela e partire per qualche giorno.

Si addormentò con questo pensiero e un sorriso sulle labbra. La mattina trovò Roberto già pronto per uscire.

Lo guardò e non poté fare a meno di pensare e confrontarlo con il suo primo amore, Lorenzo. Certo Roberto usciva vincitore da questo confronto, era un uomo affascinante, colto, di successo e ricco. Lorenzo però restava l’unico ad averle fatto compiere pazzie, e ad averle fatto battere il cuore.

Roberto era molto affascinante quella mattina, sorrideva e agli angoli gli si formavano due fossette, come ai bambini. Aveva uno sguardo misterioso mentre la guardava, un sorriso quasi sornione.
Roby hai un’aria strana, c’è qualcosa che io non so? A Roma hai rivisto la tua ex?“…

Ma no, dai non dire sciocchezze. Trovo strano vederti con la camicetta al contrario, non te ne sei accorta?” dove hai la testa?“…

Aurora si pose davanti il grande specchio dell’ingresso e scoppiò a ridere.

Era vero, aveva la camicia al contrario, con le cuciture esterne. Roberto le si avvicinò e le schioccò un bacio sulla fronte tra i capelli della frangia, e andò via.

La salutò ricordandole la cena di quella sera. Si sarebbero recati a cena all’ambasciata francese, doveva concludere dei grossi affari. Lei rimasta sola, salì in camera e si cambiò d’abito.

Non più la camicia e i pantaloni ma indossò un vestito da giorno, comprato nella boutique vicino lo studio.

Le stava bene, slanciava ancora di più la sua figura armoniosa. C’erano dei momenti in cui si chiedeva cosa ci fosse di sbagliato in lei, perché non sentisse il trasporto che dovrebbe, verso Roberto. Ma la risposta non tardò ad arrivare, era innamorata di un altro…

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La ciorba della nonnina Azize di Terra amara

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