Il dovere della fiducia responsabile

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L’Opinione di

Vincenzo Fiore

Aperitivo gratis in Piazza S. Marco a Venezia, bagno di folla in un centro commerciale di Montesilvano  per Elettra Lamborghini, migliaia di giovani in piazza ad Andria in barba a tutti i consigli, tanta gente arrivata al Sud dal Nord, dalle zone gialle, senza comunicarlo alle autorità preposte, gente che continua a spostarsi in giro per l’ Italia senza che ne abbia effettiva necessità, una coppia di anziani  con sintomi influenzali si reca all’ospedale Le Molinette di Torino e omette di dichiarare che il figlio lavora a Lodi con le relative conseguenze: positivi al coronavirus, lui in rianimazione, l’intero reparto dove erano stati ricoverati chiuso, i trenta pazienti che vi si trovavano a rischio contagio, tutto il personale medico e infermieristico in quarantena!

E’ un presidio sanitario importantissimo in un momento di grande emergenza che rischia di dover chiudere e di essere veicolo di contagio per pazienti presenti e futuri.

“Il tutto frutto – sostiene giustamente Katia Catania su Facebook – di leggerezza, superficialità, delle nostre omissioni, del nostro minimizzare e sottovalutare, del nostro non attenerci alle regole, del nostro dire: non sono d’ accordo con le decisioni prese.

Diciamocelo pure, ci consideriamo intoccabili, infallibili, indistruttibili, pensiamo che le cose accadono sempre agli altri ma non a noi, crediamo che siano i medici, i giornali ed i politici ad esagerare, ad ingigantire, a soffiare sul fuoco, e che c’è un enorme complotto internazionale per farci tenere i figli a casa.

 Io non so come finirà tutto questo, non ho idea di cosa accadrà tra una settimana o un mese, se tutto si risolverà o se ne usciremo con le ossa rotte, ma di una cosa sono certa: alla fine di questa storia ognuno dovrà fare i conti con la propria coscienza, e qualcuno più di altri.

 E speriamo di poterci guardare tutti con serenità allo specchio e gli uni con gli altri, con la certezza di non aver fatto nulla per mettere a rischio un proprio familiare, un anziano fragile, un giovane ammalato, un’intera comunità”.

Ecco perché ora spetta a tutti dare il massimo contributo possibile per sostenere, a prescindere dalle idee politiche, con il massimo senso civico, le raccomandazioni, i consigli del Governo e del mondo della scienza e della medicina:

  • niente abbracci e strette di mano;
  • anziani evitino di uscire di casa;
  • stop a eventi pubblici e privati, inclusi teatri e cinema, eventi sportivi solo a porte chiuse;
  • sospensione delle attività didattiche nelle scuole.

 Ed è proprio il provvedimento della sospensione dell’attività scolastica che la dice lunga sulla serietà del momento e sulla ipotesi di un ulteriore colpo di coda del Covid19, che potrebbe far esplodere la carenza delle strutture sanitarie specie del nostro Sud e dare una ulteriore spinta in negativo alla nostra situazione economica.

Questo è il momento di alzare il più possibile il tasso del senso civico in quanto parte di una comunità e in stretta e netta correlazione con altri esseri umani in un rapporto di dipendenza, e non di solitudine.

Oggi più di ieri senso civico deve significare rispetto per gli altri, per la comunità di cui dobbiamo sentirci parte integrante e non cani sciolti.

Oggi più che mai il senso civico deve essere avvertito come un obbligo di vita, a costo di cambiare il nostro stile di vita, per poter collaborare alla sconfitta del coronavirus e di conseguenza allo sviluppo positivo del nostro Paese.

Di pari passo deve salire il senso di responsabilità e comprendere, prima che sia troppo tardi, l’importanza del rispetto delle regole sanitarie consigliate.

Oggi più che mai il senso civico è molto importante perché venendo a contatto, nella vita quotidiana, con altre persone bisogna comportare con atteggiamenti di attenzione, tutela e difesa dal coronavirus al fine anche di un cambiamento culturale e di crescita civile.

Sono regole che ognuno deve imporre a se stesso per rispetto e senso di fiducia nei confronti dell’altro.

È il momento in cui “il cuore italiano e la mente degli italiani” devono parlare all’unisono per riottenere la tanto “sana” convivenza e dare a tutti noi un senso di maggiore responsabilità che, come dice un comunicato della Società Sportiva Calcio Bari, “ci impone di avere alcuni accorgimenti che mai avremmo immaginato di dover adottare, dentro e fuori lo spogliatoio”.

Dentro e fuori casa, aggiungo io.

“Non sarà facile. Rinunciare alla normalità non lo è mai, ma il senso civico oggi viene prima del resto.

Però tranquilli: presto torneremo a farci i selfie insieme, ad abbracciarci e a darci il cinque prima degli allenamenti”.

 …e non servono gli sfottò dei francesi o i confini chiusi degli austriaci…i virus non ridono e non hanno passaporto!

Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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