Tutto ha sempre inizio con il desiderio ancestrale di incontrarsi sulla soglia del bene profondo.

Gli umani lo chiamano “fare l’amore”.

Io, volendo far prevalere l’aspetto scientifico della questione, ti dico che senza la genetica non saremmo presenti, né io né te.

Non conosco i meccanismi esatti che mi hanno generato, né tanto meno i motivi che mi costringono a galoppare al buio pesto e all’ interno di uno spazio relativamente angusto.

So solamente che all’improvviso esistemmo entrambi, e da quel momento una vita nuova si impose con decisione sul palcoscenico dei giorni incerti.

In disaccordo da sempre, nemici mai.

Mi sto forse sbagliando?

Ehi, amico mio, sono il cuore, mi senti?

Ma certo che mi senti, sono quarant’anni che ti do il sacrosanto martirio.

Sai, mio caro cervello, ho scoperto che chiunque detenga il privilegio di vivere rimane costantemente in bilico.

I fiori, per fare un esempio, stanno in bilico tra la tenerezza dei campi ed il timore che qualcuno li colga.

Le farfalle, a loro volta, mantengono un fragile equilibrio tra le frivole margherite ed il cielo.

Gli esseri umani…

Beh, quelli poi!

Sono degli autentici acrobati allo sbaraglio, goffi, maldestri e bizzarri.

Hanno tutto quello che serve loro a portata di mano, ce l’hanno ad un passo,ce l’hanno da sempre.

Eppure si arrampicano caparbiamente e per tutta la vita, allo scopo di raggiungere quel filo sottile che si erge invitante e ad alta quota.

E quando l’hanno finalmente raggiunto lo calpestano con incoscienza, pur essendo consapevoli d’essere totalmente sprovvisti d’ali e di rete protettiva.

E se inciampano vi si aggrappano con forza, e se non vi si aggrappano crollano come degli emeriti stolti, e se finiscono per crollare a picco , mio caro ammasso di neuroni, pensano spesso che non valga più la pena vivere.

Ed ecco che subentra il concetto di perdita d’equilibrio, che tanto mi premeva comprendessi.

Il vero problema dell’uomo? La sua indole distratta ed inadatta alla felicità.

Avrebbe almeno un motivo al giorno per essere felice, anche più di uno.

Non se ne accorge.

Anche noi due viviamo in bilico, sai?

Eppure,se riuscissimo a collaborare, potremmo provare insieme a giungere all’altro capo del filo.

Basterebbe che tu mi aiutassi a ragionare ed io potrei tentare semplicemente di emozionati.

Tutto sommato, le belle cose affermano la loro presenza grazie all’ausilio di un battito sicuro: un battito d’ali, di ciglia, di mani.

E così la vita stessa, prima di tutte, abbraccia l’esistenza a partire da un sussulto di cuore.

Ci vuole coraggio a divincolarsi per i sentieri di questa esistenza.

Tuttavia non credere che il termine coraggio possa essere assimilabile al concetto di eroismo.

Pensa alle onde del mare: quanta spettacolarità in quell’impeto?

Quanto fascino risiede nelle sfaccettature di una tempesta in atto?

Com’è lieve la sensazione di aver destato ammirazione!

Tenta di rivolgere il pensiero, in un secondo momento, ad un sasso in fondo all’oceano : fermo, pesante,costretto a subire la frustrazione dell ‘immobilità decisa dalla natura.

Il coraggio è silente, è sopportazione, è intimo e discreto.

Il mare urla, il mare è narcisista, il mare si perde nell’autocelebrazione di sè.

Ci vuole più coraggio ad essere sasso.

Non credi, amico mio?

E poi, se desideriamo davvero affrontare l’argomento” coraggio”, non dimenticarti dei nostri eterni ed inevitabili dissidi, quelli che si palesano ogni qualvolta Patrizio avverte l’esigenza di assumere decisioni in merito alla sua tribolata relazione con Anna.

Tu non fai altro che tirare violentemente le redini sul tragitto a dir poco scosceso delle sue intenzioni.

Io seguito a redarguirti come un matto dal basso e Dio solo sa quanto vorrei ascendere sino al capo per mollati due belle sberle sonanti, infuriate e ben salde.

E questo accade perché, troppo spesso, tu chiedi a Patrizio di sopravvivere.

Eh no, cocciuto organo razionale!

Sopravvivere equivale a vegetare.

Te lo ricordi di quel violento litigio tra i due innamorati che pareva avesse sortito effetti irreversibili?

Quando entrambi facemmo i conti con il perdono ,tu, caro cervello, gli intimasti di tenere ben salda, tra le mani, la fune dell’orgoglio.

Io, di contro, consigliai lui di provare ad abbracciarla forte.

In fondo, nei meandri di un abbraccio donato a chi si è voluto un gran bene, sono racchiuse tutte le strategie in grado di sopprimere qualsiasi forma di resistenza.

Ma quel giorno vincesti tu ed egli lasciò che lei si allontanasse da sola nella nebbia,accompagnata dalle sue mani gelide nelle tasche e da quell’ingombrante collo di pelliccia scuro , che tuttavia non riuscì a riscaldarla abbastanza.

Sappi che io, però, non sono incline alla resa e che non esiste giorno in cui non auguri a Patrizio di non dover mai sopravvivere.

Cosa sarebbe accaduto se, dopo pochi giorni, non avesse deciso di andarsela a riprendere?

Te lo dico io:

sarebbe stato come se avesse dimenticato di guardare con attenzione il colore delle sfumature proiettate dal tramonto sul cielo.

Grave, molto grave.

Quel tramonto non gli avrebbe concesso seconde opportunità.

I tramonti ripropongono spettacoli per sommi capi, non concedono mai repliche.

Oppure si sarebbe erroneamente convinto del fatto che, dopo aver perduto parecchi voli, per pigrizia o per dimenticanza, non sarebbe stato poi così terrificante commettere l’errore madornale di non ripresentarsi più in aeroporto.

Che lasci la mediocrità esistenziale nelle mani delle masse informi!

Lui, al contrario, non dovrà mai dimenticare di definire minuziosamente le scie dei suoi contorni, soprattutto quelli emozionali.

Poi, sarebbe bene che attribuisse a ciascuna emozione il nome di uno specifico sentimento.

Se sta ad esempio tremando di fronte a quel paio d’occhi scuri e penetranti, appartenenti alla sua adorata Anna, che si domandasse se sia il caso di definire “amore” quell’accozzaglia di sensazioni confuse e decisamente primordiali poichè, se invece riuscisse a metterle in ordine dentro di sé con cura,conferirebbe un chiaro senso a tutto quello che prova.

L’abbandono ai sentimenti autentici è l’atto che, più di ogni altro,si rivela in grado di mostrare la strada che conduce al bene individuale.

Si muore troppo spesso a causa dei rimpianti.

Desidero invece che lui scelga di morire di felicità.

Vorrei che comprendesse, abbastanza presto, che non esiste differenza alcuna tra stare in apnea e trovarsi lei di fronte: in entrambi i casi ,infatti, avvertirà per la prima volta che l’aria comincerà a mancargli.

Così, per ogni respiro perduto, esisterà sempre un’emozione viscerale e prepotente ,capace di restituirgli con garbo ossigeno ed impeto vitale.

Ed inaspettatamente lo ha capito bene, lo sai?

Ama Anna più di se stesso.

Ed io comincio spontaneamente a galoppare con maggiore intensità.

Parecchie volte le mie pulsazioni si fanno insistenti, ma ultimamente mi sento stremato.

Lo avevo pregato spesso di ascoltarmi e, da quando fu cosciente di provare emozioni, avevo fatto in modo che seguisse i percorsi dell’amore.

Eppure, da qualche tempo a questa parte , non se ne presenta più alcun bisogno.

Ha generato naturalmente un sentimento di adorazione estremo verso il soggetto della sua idolatria ,disarmato e disarmante, quasi come se, amare alla follia fosse stato per lui semplice come deglutire un bicchiere d’acqua fresca.

Pare che reciti il suo nome , le sfiora spesso le mani, bacia con affetto i suoi piedi.

Ed è in questi precisi istanti che mi rendo conto che,a dispetto dell’autenticità delle mie origini,ho lasciato andare un pezzo di me nel petto di qualcun altro.

Quei ragazzi si arricchirono reciprocamente, con grande tenerezza e profondo altruismo: lui le insegna che non tutte le lacrime sono generate necessariamente dal dolore e lei,di contro,gli confida che non sempre si sorride a causa della contentezza.

Eppure, se solo potessi, gli direi che di soli sogni non si vive affatto,che i sogni non pagano per niente.

I sogni consolano a stento.

E tenterei di fargli capire che dopo aver disperatamente sognato, dopo essersi recato altrove col pensiero ed aver sognato nuovamente, continuerà di sicuro a subire lo stesso gli effetti dei morsi della fame allo stomaco.

Si, è così.

Ma gli direi anche che, se dopo tutto questo inutile spreco di risorse sarà riuscito a sognare un’altra volta, si accorgerà che è la sua anima a non soffrire più a causa della fame.

Caro amico, per essere “cervello” non devi far altro che applicare le tue regole.

Ciò si rivela possibile a partire dalla fedeltà ai dettami che ti furono imposti per natura.

Di contro, per essere “cuore”, o meglio,per essere un buon “cuore”, risulta paradossalmente necessario possedere due “cervelli”: uno che ti consenta di remare controcorrente, l’altro che sia in grado di comprendere quando non è più il caso di farlo.

La tua mera indole razionale ti induce a continuare a parlare di casualità, di fato.

Ed io mi domando qual è il senso del termine “destino”,cercando di captare parole, indizi, significati.

Sono giunto autonomamente ad una conclusione accettabile: il destino è un dittatore invisibile che governa silenziosamente l’andazzo degli eventi.

Gli esseri umani si ostinano a volerne trovare una traccia nelle linee delle mani.

Cosa pretendono di leggere su un palmo schiuso?

Che cercassero di approfondire le ricerche, addentrandosi nei meandri del loro cuore.

Lì troveranno interi manuali che parlano di loro stessi .

Il cuore sa cosa faranno.

Il cuore lo sa.

Però devo confessarti che spesso sono anche un cattivo maestro.

Le regole convenzionali trovano fondamento nell’assenza di peccato.

Ma se c’è una cosa che insegnerò a Patrizio finchè la vita deciderà di esser sua complice, è che non esiste peccato più grande della rinuncia a peccare,proprio quando tutte le porte sono spalancate sull’infinito e l’uomo non ha che da scegliere quale di esse varcare e di che piacere morire.

<<Mio caro Cervello, a cosa stai pensando? >>

<<Non so risponderti, ho l’impressione che sto per accogliere di buon grado l’accettazione della fine della mia volontà di predominio>>

<<Cos’è la fine? >>

<< La fine è un lasso di tempo senza tempo,l’assenza ,l’essenza,il punto… e basta >>

<< Hai sempre saputo molte più cose di me>>

<< Le ho percepite diversamente>>

<< Sai cosa rimprovero a me stesso?>>

<< Forse, ti rammarichi per aver tentato troppo spesso di fare a botte con me?>>

<<Non esattamente. Mi pento solo d’aver fatto goffamente finta di essere stato in disaccordo con te ,pur sapendo tutte le volte che, anche tu, avessi perfettamente ragione>> .

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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