Il capitano

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Quello che voglio proporvi non è il solito articolo di circostanza, bensì un tributo al bel capitano, Nazzareno Cremona. Figlio di Francesco e Marianna Scalamandrè, nacque a Monteleone in un bel giorno estivo, il 19 agosto 1893.

Di due anni più piccolo il fratello Luigi Michele, nato sempre a Monteleone il 20 febbraio 1894.

I due fratelli crebbero in armonia e il padre, insegnante liceale, non privò mai i figli degli stimoli culturali accrescendone le doti di uomini e di ufficiali coraggiosi.

Abitavano in una bella casa, sita nell’attuale Vibo Valentia in via del Milite Ignoto.

Ancora c’è il balcone dove soleva affacciarsi la famiglia Cremona.

Nel 1911 Nazzareno conseguì la licenza liceale e dopo volle intraprendere la carriera militare e a Modena, ricevette la nomina a sottotenente in data 27 marzo 1913.

Subito fu destinato al Reparto Brescia con sede in Catanzaro.

All’entrata in guerra dell’Italia partì per il fronte e con lui, il cappellano Don Carmine Cortese, originario di Tropea.

Il 18 maggio 1915 la guerra li portò verso l’Isonzo.

Don Carmine era un punto di riferimento in mezzo alla crudeltà della guerra, portando conforto ai feriti e scrivendo alle famiglie dei caduti, per i quali celebrava spesso la S. Messa.

Ma torniamo al nostro Capitano, il quale si distinse ben presto per il suo coraggio e venne promosso Aiutante Maggiore in 1.a.

Nel corso di un attacco condotto dal 2° Battaglione del 19° verso Lokvica che portò alla conquista di posizioni nemiche e alla cattura di molti prigionieri, il nostro cap. Cremona rimase ferito alla testa e ad una mano ma non in maniera grave e la lettera che scrisse ai genitori in ansia, dimostra chiaramente quale fosse la sua tempra: quella di uomo forte e coraggioso!
‘’Adesso che sono passati, posso dirvi che abbiamo trascorso giorni assai difficili; …me la sono cavata con qualche contusione e due leggere ferite, una alla mano sinistra ed una sulla fronte: non ho voluto grandi cure ed ho preferito rimanere al mio posto”.

In questa occasione gli fu assegnata la seconda medaglia d’argento!

Fra le tante lettere che il Capitano scrisse alla famiglia voglio segnalarne una in particolare, perché fu l’ultima che scrisse prima di morire, un mese più tardi.

23 Luglio 1917

Questa mia giungerà forse in tempo a portare a voi, mamma mia adorata, l’espressione dell’anima mia nel vostro giorno onomastico. E’ il terzo che passo in guerra, tanto lontano da voi! In questo lungo periodo, se il mio animo è diventato rude, per necessità di cose, è pur sempre sensibile forse più di prima. Se le dure tremende prove hanno temprato il mio essere, facendomi diventare, si può dire, precocemente un uomo, se non un vecchio, non sono però riuscite a far sì che io mi senta un ragazzo in certe circostanze! Come un ragazzo, infatti, io, che pure ho dato prova di animo virile e non debole, sento oggi, come negli altri giorni, cari agli affetti domestici, il bisogno di piangere perchè lontano, perchè non mi è dato porgervi i miei e ricevere i vostri baci! Il conforto dobbiamo trarlo dalla speranza che la buona stella continuerà a darci forza e ci serberà giorni più belli”.

Il 27 agosto 1917 cadde ad Okroglo a soli 24 anni. Gli fu assegnata la medaglia di bronzo ’’al Valor Militare’’, ma la sorte fu inclemente con quella famiglia che aveva già perso un valoroso figlio, dopo solo una settimana, esattamente il 3 settembre morì anche il giovane fratello, Luigi Michele, il quale si trovava a Monteleone per una brutta malattia contratta in zona di guerra, dove aveva fatto parte della 11.a compagnia di Sanità di Bari.

Il 4 Settembre Don Carmine Cortese scrisse “Incontro il Cap Lori, aiutante maggiore del deposito; tra l’altro mi dice che ha saputo che l’aiutante maggiore Cap. Cremona, del 19° Fanteria è morto ultimamente. Quanta pena ha fatto al mio animo questa nuova, non posso esprimerla e da non poterla credere vera. Povero Cremona, era un ultimo avanzo glorioso di quella pleiade d’ufficiali entrati in guerra con il 19°, 27 mesi orsono. Da tante e varie sciagure, lui provvidenzialmente era avanzato. Era come un miracolo quando si pensava…tanti suoi compagni erano caduti; tanti erano rimasti feriti; vari i prigionieri. Lui era rimasto ancora. Ma il tempo della guerra ci ha inghiottito anche questa fiorentissima giovinezza. Come era buono, docile, affabile. Quando ritornerò al Reggimento scriverò al suo Cappellano. E questo pensiero mi accompagna per tutta le sera e parte della notte. Dio mio, come si presenta più tempestosa la guerra, in questi giorni che ho agio di pensare al passato”.

Qualche mese più tardi, il papà dei due valorosi militari, Francesco Cremona, ricevette una lettera:
Mio Signore, ho da chiedere alla sua bontà un favore e mi duole. Il mio “Porto Sepolto”, con altre cose mie pubblicate unitamente in riviste e in un’antologia della poesia nuova, uscirà in edizioni per il pubblico forse presto. Ho amato con tutta devozione e con tutt’ammirazione quella figura di alta gentilezza che ora è entrata nel silenzio, lasciandomi nell’ anima la più atroce nostalgia; ho amato veramente a prim’anima il Capitano Cremona e vorrei che il mio libro portasse un segno di quest’affetto schiantato. Mi autorizza? Il mio libro di desolazione, nato nella guerra, quasi sotto gli occhi di lui, i suoi chiari occhi avrà così anche una visione di speranza. La visione di una vita sempre più pura di questa nostra civiltà per la quale muoiono docili gli uomini che, come lui, attraevano con un sorriso al dovere. Creda ai miei sentimenti
Il suo Giuseppe Ungaretti
19° Fanteria
zona di guerra
il 17 Dicembre 1917.

La poesia “Il Capitano” fu scritta a Santa Maria La Longa il 26 Gennaio 1917, luogo di altre memorie dolorose. “Era un giovane biondo-ricorda il poeta-, bellissimo, alto quasi due metri, faceva parte del mio reggimento e morì schiantato sul Carso”.

Mai più guerre!

Clilla il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Le marocchinate

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