I Simpson: fenomeno sociale

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Sono passati più di 30 anni dal primo episodio della serie animata creata da Matt Groening nel 1989 : un successo ancora inesauribile e un marchio di identità unico e riconoscibile.

I Simpson fanno parte della storia della televisione americana come la sit-com più longeva mai trasmessa nonché tra le serie televisive più apprezzate da pubblico e critica allo stesso tempo.

Il perché di tanti traguardi non è un mistero: i personaggi “politically incorrect” , vero e proprio punto di forza del cartone, sono profondamente credibili e mostrano uno specchio fedele di parte della  società medio-borghese americana provinciale e non.

Homer in primo luogo, è sicuramente il punto di forza  del cartone e, nonostante sia un capofamiglia non propriamente convenzionale, è un assemblaggio di caratteristiche negative (seppur enfatizzate) che ne fanno un vero irresistibile anti-eroe: indolente, spesso scurrile, ingordo, manipolatore con poca intelligenza, ma molto sentimentale.

L’Universo di Homer è sicuramente un microcosmo cerebrale che vive di vita propria.

Accanto a lui segue per popolarità il primogenito, Burt, anche lui un personaggio molto sopra le righe: pre-adolescente ribelle e affatto studioso, indolente alle regole, combina guai ma dotato di eccezionale arguzia; poi c’è Lisa, genio in erba e infaticabile studentessa, ordinata e ubbidiente e allo stesso tempo dotata di un lato negativo visibile a tratti in modo esilarante; Marge, la madre, è sicuramente il punto fermo della famiglia, colei che riporta tutto all’ordine, fedele al marito e paziente al limite inverosimile, coscienza e spalla a cui sostenersi sia per Homer che per i suoi bambini; ultima ma non meno importante, la piccola Lisa, che, col suo inseparabile “ciucciare” osserva il “mondo simpsoniano” dal lato della sua apparente  incoscienza e rappresenta l’anello di congiunzione tra il lato buono della famiglia (il mondo “femminile”) e il lato “selvaggio” e poco trasparente  (quello maschile).

Il tutto condito da dialoghi eccezionali e mai retorici, da personaggi comprimari ugualmente strepitosi e surreali al punto giusto e da ambientazioni realistiche e tematiche sempre attuali.

Nella cittadina di Springfield dove vivono i Simpson può capitare di incontrare il Presidente degli stati Uniti, qualche campione sportivo o star del cinema e della musica,  assistendo contemporaneamente alla corruzione della polizia o dei politici del luogo, fino alle ipocrisie religiose del Parroco di zona e all’insensibile opportunismo del miliardario del posto: dal bullismo e le discriminazioni al macchiettismo nazionalistico.

Naturalmente ogni cosa ha il suo giusto peso e viene ridimensionato e alleggerito da sonore risate, situazioni paradossali e happy end risolutori, ma il messaggio della satira giunge ben chiaro: i Simpson sono uno specchio fedele e impietoso di una società che ironizza su stessa ma riflette allo stesso tempo sulle proprie miserie.

E attorno ruota il nucleo della famiglia, una famiglia che, seppur imperfetta, rappresenta l’ultimo e eterno baluardo di difesa e il porto sicuro a cui approdare.

Sandra Orlando

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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